La Chiesa punisce il vescovo negazionista
L’ondata di reazioni internazionali ha indotto persino gli oltranzisti lefebvriani a prendere le distanze da Richard Williamson, il presule che negò la Shoah
Richard Williamson, il vescovo lefebvriano da settimane al centro di feroci polemiche per aver negato l’Olocausto, è stato sostituito alla guida del seminario che dirige dal 2003 a La Reja, una cinquantina di chilometri dal centro di Buenos Aires.
A Williamson e ad altri tre vescovi iperconservatori era stata revocata la scomunica da Benedetto XVI, ma la decisione assunta dal papa aveva scatenato un’ondata di proteste sia nelle comunità ebraiche sia nel mondo teologico progressista.
Persino la cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto “chiarimenti” a più riprese, evidentemente esterrefatta in seguito alle prime giustificazioni fornite dalla Santa Sede dopo le veementi proteste internazionali.
Infatti, in prima battuta, la Chiesa cattolica respinse ogni rilievo, sostenendo semplicemente che papa Ratzinger non ha mai negato l’Olocausto e, anzi, lo ha considerato (e lo considera) un’atrocità.
Solo successivamente, dopo l’intervento della Cancelliera, il Vaticano ha chiesto una pubblica retromarcia di Williamson, aggiungendo che Benedetto XVI non era stato messo al corrente delle opinioni del prelato in merito alla Shoah.
Ieri il definitivo dietro front, che si è concretizzato però nell’emisfero sud del pianeta con l’allontanamento del vescovo dal suo ruolo di reggente del seminario a La Reja. Infatti, a rendere nota la notizia, è stato padre Christian Bouchacourt, responsabile per l’America Latina della Fraternità San Pio X (quella cui appartengono i lefebvriani).
Un vescovo cattolico, ha affermato don Bouchacourt in una nota, può parlare “con autorità ecclesiastica” solo su materie riguardanti “la fede e la morale”, precisando che le affermazioni di Williamson “non riflettono in modo alcuno la posizione” della congregazione. Bouchacourt ha poi cercato di difendere i lefebvriani, respingendo “con tristezza” le accuse mosse in queste settimane “al fine di screditarli”.
E dire che Williamson, fino all’ultimo, ha cercato di non demordere e di dare prova di relativa forza. Al punto che sul suo blog aveva tenuto a far sapere che “non è morto, non sta morendo” e che non sta nemmeno “per andare in pensione”.
Va detto che la Chiesa argentina (che mostra al suo interno un’ampia rappresentanza di ultraconservatori) aveva recentemente fatto terra bruciata intorno ai tradizionalisti, sollecitata con ogni probabilità da Roma. Al punto che la locale Conferenza episcopale ha ripetutamente puntualizzato negli ultimi giorni di “non avere alcun contatto o vincolo” con i lefebvriani residenti a Buenos Aires.


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