Il razzismo italiano esiste
Come hanno riportato con ampio risalto i media nazionali sono in corso le indagini per trovare i responsabili dell’aggressione a un immigrato indiano, picchiato e bruciato ieri nella stazione di Nettuno, in provincia di Roma.
I responsabili dell’aggressione sarebbero tre giovani. Secondo i primi riscontri, i ragazzi avrebbero assalito l’immigrato alla fine di una serata, ma il vero obiettivo avrebbe dovuto essere un clochard.
I tre sospetti potrebero essere tutti molto giovani, forse anche minorenni. Oltre a cospargere di benzina la vittima, gli autori del gesto gli hanno dipinto il volto e il collo di vernice grigia. Una circostanza, secondo i sanitari che ha reso le ustioni più gravi.
I motivi dell’aggressione, secondo gli inquirenti, avrebbero una matrice xenofoba e razzista, per altro premeditata, perchè gli autori del picchiaggio avevano portato con se il carburante necessario per dar fuoco alla vittima.
Ieri il vicepresidente della giunta regionale del Lazio, Esterino Montino, ha sentito telefonicamente il primario del centro ustioni del Sant’Eugenio di Roma, Paolo Palombo, dove è ricoverato l’indiano aggredito, che non sarebbe in pericolo di vita. “Il paziente è stato ricoverato questa mattina, proveniente dall’ospedale di Nettuno, con ustioni di terzo grado agli arti inferiori, alle mani, a parte dell’addome e al collo. Ora è in prognosi riservata, ma non è in pericolo di vita”. L’equipe medica, ha aggiunto Montino, “sta prestando il massimo impegno per assicurare al paziente le migliori cure contro le ustioni ricevute rese ancora più gravi dal fatto che gli aggressori per rendere più infiammabile il corpo dell’uomo lo hanno cosparso di vernice grigia sul volto. Nel colloquio telefonico abbiamo valutato che per la giornata di oggi è meglio che il paziente sia tenuto al riparo da ulteriori stress ed affaticamenti fisici ed emozionali. Per questo motivo – ha concluso Montino – abbiamo concordato di aspettare domani per andargli a fare visita”.
La campagna contro gli stranieri sta sempre più allargando un razzismo strisciante. L’informazione diffusa nelle ultime giornate ha rilanciato notizie relative a violenze sessuali per le quali sono sospettati cittadini rumeni.
Però, altri casi sono quasi ignorati. Un italiano, residente a Bolsena, in provincia di Viterbo, è stato arrestato dai carabinieri per violenza sessuale e lesioni. La donna che ha subito lo stupro è un immigrata cilena. La vittima della violenza era stata ricoverata nell’ospedale di Acquapendente con ferite al volto, al torace e agli arti inferiori.
L’uomo è la momento rinchiuso nel carcere di Mammagialla. L’uomo è diviso dalla moglie e padre di tre figli.
La domanda sul perchè avvenimenti che coinvolgono italiani non trovino spazio equale a quello dedicato a straneri è poco chiaro.
Sulle polemiche seguite alla concessione degli arresti domicialiari a due dei sospettati per a violenza di Guidonia, in un colloquio con il ‘Corriere della Sera’ Anton Barbu, uno dei due romeni accusati di favoreggiamento, ha detto: ”Quei quattro quella sera erano completamente ubriachi, quando in caserma ho saputo quello che avevano combinato ho dato un calcio in bocca a uno di loro, anche Mugurel davanti al giudice ha dato uno schiaffo a un altro, i carabinieri ci hanno dovuto separare”.
Mugurel Goia, il secondo dei due, ha aggiunto: ”Io non le stupro, le donne, perchè non ne ho bisogno. Alla mia fidanzata col sesso gli faccio di tutto”.
Barbu insistendo nel proclamarsi innocente ha sostenuto: “Al giudice l’ho detto, io con lo stupro non c’entro, fatemi la macchina della verità e vedrete che è vero. Mirel è l’unico dei quattro che avevo conosciuto, perchè viveva a Tivoli, a casa della zia di Mugurel. Ci aveva detto di aver trovato un lavoro a Padova in un cantiere, per questo aveva chiesto un passaggio in macchina. La benzina la pagava lui e in più mi doveva dare 100 euro. Cosi’ ci siamo accordati per quella sera. Nei giorni precedenti era sembrato tranquillo, senza niente da nascondere”.
Goia protesta anche su come i media hanno diffuso le notizie: ”I giornali hanno scritto tante cose sbagliate, hanno scritto che ho 22 anni e invece ne ho 31, vivo in Italia da sei e ho fatto un sacco di lavori, anche a Viterbo, il muratore, il commesso in un supermercato. Ho fatto dei lavoretti pure a casa del maresciallo di Castel Madama, lui ve lo può confermare.
Anton Barbu invece aggiunge dei particolari sulla propria vita: “Io in Romania ho una figlia di 5 anni, Irina, che ha bisogno di cure, per questo tre mesi fa sono venuto in Italia, a Rimini, perchè i salari in Romania erano bassi. Quando Mirel ha raccontato che doveva andare a Padova per un cantiere io ci ho creduto: quella notte abbiamo caricato il portabagagli con i trapani, i frollini, altri attrezzi da lavoro. Lunedi’ notte al casello di Tivoli, quando ho visto i carabinieri, non sono fuggito. Ho preso il biglietto dell’autostrada e sono ripartito con la Bmw. Poi loro mi hanno chiuso e io ho aperto lo sportello per scendere, capito?, non ho mica reagito. Perchè non avevo niente da nascondere”.


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