Il Pd ha un dubbio. Sulla laicità dello Stato
Rutelli e Dorina Bianchi non hanno firmato l’emendamento proposto da Anna Finocchiaro. Proprio all’indomani del giuramento di Franceschini sulla Costituzione
C’era una volta un partito politico che ha immolato il proprio segretario nazionale (dimissionario al termine di una riunione piuttosto drammatica) dopo una scoppola elettorale (in Sardegna), che faceva seguito ad una grave sconfitta risalente a pochi mesi prima (in Abruzzo), arrivata sei mesi dopo la cocente batosta alla elezioni politiche.
Vari analisti e commentatori (compresi molti di quelli interni al partito in questione) hanno fatto risalire l’emorragia di consensi e di voti alla genericità dell’azione politica del partito, all’incapacità di schierarsi a fianco ai sindacati tradizionalmente più vicini alla formazione stessa, alla sottovalutazione del tema-laicità (drammaticamente tornato all’attenzione con il caso della povera Eluana Englaro) e alla debolezza dell’azione di contrasto al governo in carica.
Coerentemente con questa analisi, il nuovo segretario-reggente – pur venendo da tradizioni e comportamenti non proprio rivoluzionari – si è presentato con un’altra marcia: attaccando l’Esecutivo e giurando in piazza (letteralmente) sulla Costituzione.
I lettori avranno ovviamente capito che stiamo parlando del Pd e di Dario Franceschini. Atteso – ventiquattr’ore dopo la cerimonia con in mano il Testo solenne – dal confronto sul disegno di legge sul testamento biologico depositato in Parlamento.
Sarebbe stato, dunque, lecito immaginare una durissima presa di posizione del Pd a difesa della laicità dello Stato contro le intromissioni ecclesiastiche e le conseguenze normative del penoso teatrino portato in televisione da Berlusconi durante il calvario di Eluana.
Non è andata proprio così. I dispacci di agenzia di ieri hanno resocontato che il Partito guidato ora da Franceschini “non ha ancora trovato un punto di incontro sull’alimentazione e l’idratazione artificiale, tema cardine del ddl sul testamento biologico”.
Dorina Bianchi, neocapogruppo in commissione sanità del Senato per il Pd al posto di Ignazio Marino, “non ha firmato nessuno degli emendamenti presentati dai democratici. Né quello a prima firma di Anna Finocchiaro, che ammette la sospensione della nutrizione e che esprime la linea del gruppo, né quello presentato da Francesco Rutelli. ‘Punto a una mediazione – ha affermato la senatrice – visto che in materia il Pd è ancora diviso’”.
Ovviamente neanche lo stesso Rutelli ha firmato l’emendamento “Finocchiaro”. L’ex leader Dl, insieme ad altri senatori “teodem”, ha presentato altri quattro emendamenti che affidano la soluzione del problema al confronto tra medico curante e fiduciario. Rimandiamo i lettori ad altro articolo per i dettagli.
A riassumere la vicenda, ecco la stilettata di Massimo D’Alema, che definisce “non da Paese civile” l’obbligo di alimentazione e idratazione previsto nel testo della maggioranza e che trova – come abbiamo visto – sostenitori anche nelle file del Pd, in nome della “libertà di coscienza”. Toccherà dunque a Franceschini, svestiti frettolosamente gli abiti del barricadero, fare i salti mortali per renderla compatibile con le istanze di laicità.


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