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Il nuovo mondo del Forum di Belém

Autore: . Data: mercoledì, 4 febbraio 2009Commenti (0)

Nella città brasiliana si è svolto il World Social Forum: 80mila delegati, da 150 paesi del mondo, provenienti da più di 4000 movimenti hanno parlato di futuro.

BRAZIL-WSF-SOCIAL-FORUMLa crisi che sta devastando il mercato finanziario del mondo interviene sulla vita di miliardi di cittadini, incidendo profondamente sulla qualità della vita. Nei giorni scorsi il Forum sociale mondiale di Belém ha cercato di indicare strade nuove.

Al Forum c’erano presidente brasiliano Luiz Inacio da Silva, Hugo Chavez (Venezuela), Evo Morales (Bolivia), Rafael Correa (Ecuador) e Fernando Lugo (Paraguay). Da Silva ha detto: “Il Dio mercato è ormai morto. I paesi ricchi, che si sentivano infallibili e giudicavano i paesi più poveri incompetenti, hanno provocato la crisi e oggi non hanno più lezioni da dare a nessuno. La gente diceva che un altro mondo era possibile. Oggi diciamo che un altro mondo non solo è possibile, ma che è necessario e imprescindibile”.

Non era demagogia, ma una verità scomoda, che sarebbe il caso di accettare.

Oscar Ugarteche, un professore peruviano pensa che il sistema finanziario attuale è morto e con lui il ‘neoliberalismo’. Frei Betto, un esponente del movimento altermondialista, ha sostenuto: “Anche se è vero che nel sistema capitalista la crisi è ciclica, questa volta la situazione è ben diversa, poiché la logica da qualche anno si è invertita, ossia da quando la speculazione ha sovrastato la produzione”. “Il mondo ha vissuto in una bolla di ricchezza virtuale che è esplosa. E le prime vittime di questa esplosione saranno evidentemente i più poveri”

Il dibattito sul resente del mondo non è stato ideologico, non ci s fermati ad una condanna del cosidetto mondo capitalistico. Antonio Martins, giornalista e cofondatore del Forum ha epresso con chiarezza un parere: “Trasformare dei valori in progetti concreti”.

Un’idea proposta è stata quella di varare una tassa internazionale sulle transazioni finanziarie, una versione migliorata della Tobin Tax, i cui proventi potrebbero essere utilizzati per finanziare il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio dell’ONU.

Il presidente del Tax Justice Network (TJN),  una rete che combatte i paradisi fiscali, Bruno Gurtner, ha sostenuto la necessità di instaurare standard internazionali per una maggiore trasparenza nella contabilità delle filiali delle multinazionali, “affinché non possano più spostare gli utili verso un paese dove si pagano meno tasse”.

Il nodo della crisi attuale è nella totale impossibilità di controllo delle speculazioni della finanza. Gurtner non crede possibile inventare sistemi per limitare le scorribande nei mercati e Jersen Christensen, direttore di TJN, ha agginto: “I meccanismi finanziari sono ormai così oscuri che anche gli specialisti non capiscono più nulla”.

In Molt a Belém hanno chiesto di rifondare il sistema economico sui principi di bene pubblico, di sostenibilità e di inclusione dei più deboli.

Antonio Martins ha affermato:”Il modello secondo cui tutte le decisioni di produzione e consumazione sono adottate a livello individuale non è più idoneo, poiché porta alla distruzione del pianeta”.

Ed il roblema degli siti di vita e dei consumi ha trovato nelle parole di Frei Betto una sintesi interesante, perchè se tutta la popolazione mondialesi comportasse come gli statunitensi ci vorrebbero almeno cinque pianeti per soddisfare i cittadini.

Così questa crisi potrebbe diventare un’opportunità. Le risposte sono tante: investire nelle centrali eoliche, come pensa il presidente statunitense Barack Obama, “si potrebbe sostenere l’economia e nello stesso tempo contenere la crisi climatica ed energetica”, ha indicato Oscar Ugarteche.

E Martins ha aggiunto:”I nostri governi hanno speso miliardi per salvare il sistema finanziario. Non abbiamo nulla in contrario, ma ciò dimostra anche che l’idea che gli Stati non potevano creare soldi è falsa. Quante volte si è sentito ripetere ‘no, è una misura inflazionista’ quando si chiedeva di aumentare un po’ l’assistenza sociale?”.

Martins propone che per ogni euro versato per le banche, un altro venga speso per i servizi pubblici, per la ferrovia, per l’energia solare o per l’accesso gratuito ad internet e un terzo per la redistribuzione diretta delle rendite, come il salario minimo di reinserimento che esiste in Europa o la ‘bolsa familia’ (aiuto ai più poveri) in Brasile ed ha concluso: “Sono misure non solo indispensabili, ma che hanno anche un impatto positivo sull’impiego”.

Difficile pernsare che i politici nazionali sappiano cogliere alcune delle indicazioni di Belém, oltre la propaganda di Veltroni sulla “rivoluzione verde”, dedotta dalle scelte del presidente Usa, Obama, ma senza poi precisi obiettivi definiti e realizzabili in Italia. Tuttavia nel mondo qualcuno ha cominciato a comprendere come in questa fase sia necessario un voltar di pagina definitivo, altrimenti l’uscita dal tunnel sarà impossibile.

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