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Il ministro Raffaele Fitto rinviato a giudizio, a Bari

Autore: . Data: mercoledì, 4 febbraio 2009Commenti (0)

Concorso in turbativa d’asta e interesse privato del curatore nella procedura di amministrazione straordinaria: per questo è stato rinviato a giudizio il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, assieme ad altre 5 persone.

raffaele-fitto-alle-spalle-di-silvio-berlusconiIl processo a Fitto, all’epoca dei fatti presidente della Regione Puglia, comincerà il 12 maggio. Una decisione che il ministro contesta: “Prendo atto che purtroppo – dice – l’udienza preliminare è stata solo un passaggio inutile”. Per questo annuncia “una opportuna iniziativa giudiziaria presso le sedi competenti” a proposito di un rinvio a giudizio, che a suo dire, poteva essere evitato per le risultanze emerse durante l’udienza preliminare.

Secondo l’accusa, Fitto ha compiuto i reati nel corso delle procedure di vendita del complesso aziendale ‘Cedis’ (rete di 23 supermercati e singoli punti vendita) a un contraente predeterminato: la società Sviluppo Alimentare di Brizio Montinari, ritenuto vicino all’allora presidente della Regione.

La vendita avvenne ad un prezzo di sette milioni di euro, a fronte di un valore stimato di 15,5 milioni e di una offerta delle società Disal e Megamark di 19,2 milioni. Oltre che per il ministro, il gup Marco Guida ha disposto il rinvio a giudizio per due dei tre commissari straordinari della Cedis: Antonio De Feo e Giuseppe Rochira.

Il terzo commissario, Franco Cesare Lopasso, sarà invece giudicato con rito abbreviato dal 16 giugno 2009.

Saranno processati con rito ordinario anche il consulente contabile della procedura, Stefano Montanari, l’allora direttore generale del settore sviluppo produttivo del ministero delle attività produttive, Massimo Goti, e l’imprenditore Brizio Montinari.

Secondo la procura, alcuni imputati, per compiacere Fitto, scoraggiarono proposte di affitto dell’azienda e ignorarono quelle di acquisto. La presunta rete di complicità avrebbe riguardato anche altri imputati, compreso il dg del ministero delle attività produttive.

Nel processo, Fitto è ritenuto concorrente ‘extraneus’ del reato proprio (commesso dal curatore): cioè avrebbe agito sapendo della qualifica giuridica che avevano i pubblici ufficiali a cui si era rivolto e in qualità di “referente politico locale”.

Rinviando a giudizio gli imputati, il giudice ha commesso un errore materiale perchè ha fissato il processo dinanzi al giudice monocratico, anzichè davanti a quello collegiale. Un errore che sarà sanato, così come prevede la legge, dallo stesso giudice monocratico che rileverà la propria incompetenza (alcuni imputati rispondono infatti anche di falso) e invierà gli atti al collegio.

Ma per Fitto l’errore “è grossolano, inaccettabile e indicativo dell’approccio dedicato all’intera vicenda, evidentemente superficiale e non intonato a garantire una giustizia giusta”. Il ministro ne approfitta anche per rilevare che il giudice Guida è stato il candidato di Magistratura democratica (la corrente di sinistra delle toghe) alla presidenza della giunta dell’Anm di Bari, andata a Unicost.

Immancabili le dichiarazioni di solidarietà del Pdl. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, esprime “affetto e solidarietà all’amico e ministro” dicendosi “certo che saprà dimostrare la sua assoluta estraneità alle vicende giudiziarie”.

Per il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, “l’errore tecnico commesso dal magistrato ha un significato molto inquietante. Su tutto quello che è avvenuto è forte il segno di un uso politico della giustizia”.

Per Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori Pdl, Fitto per dimostrare ora l’infondatezza delle accuse “dovrà aspettare anche che si ponga rimedio al madornale errore del gup di Bari”.


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