I gay (per ora) ignorano Povia
Festival di Sanremo, la canzone dello scandalo racconta la storia di un ragazzo che “guarisce” dopo l’incontro con una donna. Proteste annunciate davanti all’Ariston, ma rimandate a sabato
E’ diventato un personaggio: i giornali gli dedicano profili un po’ come quelli riservati a Walter Veltroni. Lui si chiama Povia, è conosciuto al pubblico del Festival di Sanremo perché vinse l’edizione del 2006 e si era recentemente meritato, per così dire, parecchie critiche preventive per via del titolo della sua canzone, “Luca era gay”. Mai verbo fu più galeotto. O, quantomeno, ‘politically incorrect’.
“Era”. Dunque si “è” redento facendo felice Santa Madre Chiesa e chi, insieme ad essa, considera l’omosessualità alla stregua di una malattia.
Ad ogni modo, Povia ha passato indenne la prima serata del festival: qualche breve ululato, gli sguardi sinistri di Franco Grillini, incrociato nei pressi dell’ascensore, e niente più.
Bonolis lo ha difeso, dandogli la parola a margine della prestazione canora e lasciando intendere che in questo Paese tutto è esagerato: in fondo Sanremo serve ad unire il Paese, a rallegrarlo (pur tra le polemiche) per sei giorni, in un clima di ritrovata unità nazionale.
Eppure Povia è uomo di mondo e sa che il movimento omosessuale ce l’ha sul gozzo. Così ha rilanciato: “Mi piacerebbe incontrare Grillini ad ‘Anno Zero’ per un confronto democratico”.
Non è necessario ricorrere addirittura al talk show per i ragazzotti della Fgci (l’organizzazione giovanile del Pdci) che non hanno aspettato l’arrivo a Sanremo dell’Arcigay, previsto sabato, per protestare.
Nella piazzetta antistante l’Ariston hanno inalberato cartelli non propriamente affettuosi, che ammoniscono: “L’unico malato sei tu”. Di solidarietà tra colleghi, poi, manco a parlarne: “Siamo contro la sua canzone, non ne condividiamo la tematica. Non si giudicano le persone dalle loro preferenze sessuali», hanno detto i Gemelli DiVersi.
Anche qui, l’interessato ha provato a rilanciare: “Mi criticano? – ha spiegato – lo fanno perché sono comunisti chic. Fuori campo siamo amici. In campo avversari”. Comunque, ha aggiunto, tutta colpa dei “pennivendoli di regime” che se la son presa con un brano senza averlo nemmeno ascoltato.
Il sipario, per ora, si è chiuso. Anche se Bonolis, Del Noce e tutti gli altri vorrebbero far di tutto per tenerlo alzato: come è noto, l’ossessione dello share ci accompagnerà fino a domenica.


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