Fortissima tensione tra governo e Csm
Dal Csm è arriva una bocciatura alla legge sulle intercettazioni. Per l’organo di autogoverno dei magistrati i troppi limiti previsti produrranno ”un grave pregiudizio per le attività di indagine anche in settori particolarmente delicati e sensibili”.
A esprimere il ”no” al provvedimento è stata la Sesta Commissione di Palazzo dei marescialli con un parere approvato, con cinque voti a favore e l’astensione del laico dell’Udc Ugo Bergamo. Il testo è stato presentato con procedura d’urgenza al plenum e sarà discusso e votato dall’assemblea la prossima settimana.
I consiglieri hanno spiegato con un esempio concreto perchè la norma che autorizza le intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza e non di reato, come accade oggi, renderà impossibile utilizzare questo strumento ”per scoprire gli autori di omicidi, violenze sessuali e altri reati gravi”.
Per i magistrati “il ritrovamento di un cadavere e l’evidenza che si tratta di una persona uccisa non sarebbero più sufficienti per autorizzare le intercettazioni per avviare le indagini, essendo necessario anche aver già individuato il possibile autore ed aver già raggiunto nei suoi confronti un livello del quadro indiziario specifico e congruo”. La modifica che non tiene conto del fatto che ”nella gran parte delle indagini relative a reati di criminalità comune, ma di grande allarme sociale, le intercettazioni vengono oggi eseguite proficuamente in presenza di gravi indizi di reato, proprio per acquisire gli spunti necessari a individuare gli indagabili”.
E non è tutto: anche la fissazione di termini temporali ”così limitati” per le intercettazioni (30 giorni prorogabili per altri 30 ma in presenza di particolari requisiti), rischia di ”vanificare gli sforzi investigativi delle forze dell’ordine e di indagine degli uffici di procura”, creando un’ ”evidente difficoltà ”.
Intanto il ddl sulle intercettazioni è stato presentato dal governo in Parlamento. Il testo di base (il disegno di legge 1415 della Camera in discussione alla Commissione Giustizia) è stato integrato da una serie di emendamenti del governo. Domani scadrà il termine per la presentazione degli emendamenti da parte di tutti i gruppi.
Quelli del governo sono otto: non viene più rivista la legge attuale e quindi si possono sempre intercettare tutti i reati con pene superiori ai cinque anni, più altri quali pornografia minorile, contrabbando, delitti contro la pubblica amministrazione e i reati relativi a traffico di stupefacenti e armi. Intercettabili anche i reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività . finanziaria, molestia o disturbo delle persone con il mezzo del telefono. Per autorizzare l’intercettazione, però, occorre che ci siano ‘gravi indizi di colpevolezza’.
In ogni caso la durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni,quando è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini e sussistono specifiche e inderogabili esigenze relative ai fatti per i quali si procede, in ogni caso fino al termine di durata massima delle indagini preliminari Viene poi eliminato il carcere per i giornalisti che divulgano senza autorizzazione il contenuto di intercettazioni oggetto d’indagine.
Conflitto tra potere politico e giudiziario anche sul caso Englaro. Una parte dei consiglieri del Csm ha condanna senza appello le parole pronunciate dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, secondo cui ”Eluana Englaro è morta di sentenza”.
Dichiarazioni ”barbare” e ”inaccettabili” che ”indignano” e ”preoccupano” hanno detto i membri del Csm. Le critiche più dure arrivano dai laici di sinistra. Mauro Volpi (Prc) ha detto: ”Sul caso di Eluana c’è stata una corsa da parte degli uomini politici a dichiarazioni barbare. Un fatto molto grave, che diventa ancora più grave se a parlare è il ministro della Giustizia”.
Vincenzo Siniscalchi (Pd) ha aggiunto: ”Sorprende che il ministro attribuisca a un provvedimento giurisdizionale emesso nel rispetto dell’ordinamento addirittura il carattere di una condanna a morte. E’ una valutazione inaccettabile che non ha nessun fondamento giuridico”.
Voci anche dal fronte dei consiglieri togati. ”Quella di Alfano è un’affermazione preoccupante – ha detto Fabio Roia (Unicost) – proprio perchè proviene dal ministro della Giustizia e in una situazione in cui i magistrati sono chiamati a verificare alla luce dei principi costituzionali nuovi diritti che il legislatore non sempre è in grado di normare prima dell’intervento dei giudici. Nel caso di Eluana i giudici hanno interpretato la normativa con grande sofferenza, in assenza di una precisa disposizione del legislatore. Ma questo e’ il loro compito”.
Livio Pepino ha commentato: ”Le dichiarazioni del ministro si commentano da sè. E’ assolutamente improprio parlare nel caso di Eluana di eutanasia e tanto più di omicidio. Il problema è, invece, se è lecita nei casi di coma vegetativo una costrizione inumana e crudele, un accanimento puro e semplice fine a se stesso”.


…Bisogna chiamare il dottor house? Qui ci vuole una terapia appropriata ed efficace…altrimenti si rischia il collasso totale…
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