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Europee, sbarramenti e falsa coscienza

Autore: . Data: venerdì, 20 febbraio 2009Commenti (0)

Il Senato ha dato il via libera alla soglia elettorale del 4%, sotto la quale un partito non potrà arrivare al Parlamento di Strasburgo. Ma chi raggiungerà il 2% accederà ai rimborsi

votantonioL’assemblea del Senato ha approvato, nell’ambito della legge sull’“election day” (che accorpa le elezioni amministrative a quelle europee, che si svolgeranno il 6-7 giugno), un emendamento presentato dai senatori del Pd Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi che prevede l’abbassamento al 2% della soglia dei voti validi per ottenere contributi a titolo di rimborso delle spese per la campagna elettorale.

Il provvedimento è passato in prima lettura con 252 voti a favore e due astensioni. L’intera riforma della legge elettorale per le Europee ha invece ottenuto 230 voti a favore, 15 contro e 11 astensioni.

La modifica era molto attesa dai partiti che non sono certi di riuscire a raggiungere il quorum del 4%, necessario per ottenere seggi nell’Europarlamento ed era stata caldeggiata, in queste settimane, da quei settori del Pd meno propensi ad inseguire il sogno del bipolarismo “perfetto”.

Va ricordato che l’accordo Pd-Pdl sullo sbarramento al 4% per l’elezione dei deputati italiani al Parlamento europeo aveva sollevato moltissime polemiche, peraltro resocontate con dovizia di particolari da InviatoSpeciale: l’accordo in questione aveva indotto i critici ad interrogarsi sulle possibili contropartite offerte dall’allora segretario del Pd Veltroni al premier Berlusconi per ottenere il via libera sull’ennesima norma “ammazzapiccoli”, certamente funzionale ad un Partito Democratico in grande crisi oltrechè preoccupato di doversi “coprire” a sinistra.

Infatti, il Cavaliere aveva mostrato una certa resistenza ad una soglia di sbarramento dal suo punto di vista insignificante, troppo bassa al fine di indurre a più miti consigli l’ex alleato (e pericoloso concorrente) Pierferdinando Casini. Inoltre, Berlusconi avrebbe voluto l’abolizione delle preferenze contestualmente al quorum, sul modello del sistema elettorale per le Politiche, definito “porcellum”.

Dunque, il fatto che si sia arrivati ad un accordo su queste basi di confronto ha suscitato reazioni pesantissime da parte della frammentata sinistra cosiddetta “radicale”, ma anche di alcuni osservatori meno schierati.

Assodato il “vulnus” democratico, qualcuno ha lavorato per mettere una “pezza”, in grado di permettere la sopravvivenza a chi non riuscirà ad eleggere eurodeputati. Così, i palazzi della politica hanno partorito l’ennesima soluzione all’italiana, che lascia trasparire la falsa coscienza di chi ha preteso di precludere l’accesso ad alcune forze (già escluse da Camera e Senato) pur senza il coraggio di andare fino in fondo.

I “piccoli” tirano comunque un comprensibile sospiro si sollievo e, in fondo, chi ancora crede in una democrazia compiuta può avere la percezione che siano stati limitati i danni. Eppure rimane un retrogusto amaro in tutta questa vicenda: la politica italiana, un’altra volta ancora, ha dato pessima prova di sé. Confermando uno dei capisaldi del nostro sistema legislativo: fatta la legge, trovato l’inganno.

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