Eluana, la clava di Berlusconi
La penosa strumentalizzazione del caso-Englaro non punta solo a scardinare gli assetti istituzionali. E’ anche funzionale a nascondere gli effetti della crisi economica. Un articolo per ‘Tu Inviato’
Leggo con attenzione e interesse gli articoli pubblicati su “InviatoSpeciale” a proposito del drammatico caso di Eluana Englaro e delle vergognose speculazioni cui sono stati sottoposti quel povero corpo umano e chi lo ha assistito per quasi vent’anni.
So di dire una banalità affermando che questo Paese, con i suoi cittadini trattati da sudditi, non si sia meritato di assistere alla penosa strumentalizzazione di un caso privatissimo (peraltro interessato da una sentenza della corte di Cassazione), per una settimana agitato come una clava per demolire gli assetti istituzionali del nostro Paese.
Eppure, siccome tanto cinismo appartiene nientemeno che al premier, i mass media hanno offerto adeguata cassa di risonanza alla sequela di dichiarazioni raccapriccianti utili tra l’altro a rinsaldare l’unità di intenti della maggioranza di governo con buona parte della gerarchia vaticana e a mettere in secondo piano gli effetti drammatici della crisi economica sulla vita dei cittadini.
Eugenio Scalfari, sulle pagine di “Repubblica” di ieri (domenica, ndr), riassumeva molto bene che cosa stia accadendo in Italia. Il caso Englaro ha offerto a Berlusconi “l’occasione che cercava. Un’occasione perfetta per una politica che poggia sul populismo, sul carisma, sull’appello alle pulsioni elementari e all’emotività plebiscitaria. Qui c’è la difesa di una vita, la commozione, il pianto delle suore, l’anatema dei vescovi e dei cardinali, i disabili portati in processione, le grida delle madri. Da una parte. E dall’altra i ‘volontari della morte’, i medici disumani che staccano il sondino, gli atei che applaudono, i giudici che si trincerano dietro gli articoli del codice e il presidente della Repubblica che rifiuta la propria firma per difendere quel pezzo di carta che si chiama Costituzione. Quale migliore occasione di questa per dare la spallata all’odiato Stato di diritto e alla divisione dei poteri così inutilmente ingombrante?”.
Già, quale migliore occasione? Berlusconi, ha osservato Scalfari, “non ha esitato davanti a nulla e non ha lesinato le parole di primo attore di questa messa in scena. Ha detto che Eluana era ancora talmente vitale che avrebbe potuto financo partorire se fosse stata inseminata. Ha detto che la famiglia potrebbe restituirla alle suore di Lecco se non vuole sottoporsi alle spese necessarie per tenerla in vita. Ha detto che i suoi sentimenti di padre venivano prima degli articoli della Costituzione. E infine la frase più oscena: se Napolitano avesse rifiutato la firma al decreto Eluana sarebbe morta”.
Questo è lo spettacolo dinanzi a noi, “uno spettacolo che è soltanto il principio e che ci riporta ad antichi fantasmi che speravamo di non incontrare mai più sulla nostra strada”. Uno spettacolo indegno, aggiungo, proseguito anche stasera (ieri, ndr) grazie alle squallide dichiarazioni di Berlusconi che, appresa la notizia della morte di Eluana, ha proclamato la vittoria “della cultura della morte su quella della vita”.
Ma a proposito di “fantasmi”, ce n’è anche qualcuno che turba i sonni del premier, se è vero che da palazzo Chigi cerca in tutti i modi di non fare i conti col tracollo economico, quando non sostiene addirittura che le difficoltà dipendono dalle cattive abitudini dei cittadini-consumatori.
Stamattina (ieri, ndr) la casa automobilistica Nissan ha annunciato nel mondo 20mila licenziamenti, mentre gli economisti della “voce.info” (non proprio dei bolscevichi…) hanno ricordato che alla fine del 2008 sono scaduti in Italia 300 mila contratti a termine e solo poco più di un terzo dei nuovi disoccupati ha ottenuto un sostegno al reddito.
La verità, dunque, è che il governo non sa che pesci prendere. Abbandona i cittadini al loro destino e fa di tutto per parlare d’altro.
La tragica occasione fornita dal caso-Englaro ha consentito a Berlusconi di chiudere pericolosamente il cerchio, con la sua gravissima offensiva che mira ad incrinare gli equilibri istituzionali. Perciò è il momento di tenere la guardia molto alta, a difesa della Costituzione repubblicana e dell’impianto di diritti che ha reso civile questo Paese.
Ben sapendo che i drammi rimasti nell’ombra in questi giorni – vale a dire le traversie quotidiane dei lavoratori che non arrivano alla fine del mese – riaffioreranno implacabilmente.
Gianni Pagliarini
Responsabile Lavoro Pdci, Presidente della Commissione Lavoro della Camera nella scorsa legislatura


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