Disagi e paure delle coppie infertili
La legge 40 sulla fecondazione assistita? Un ostacolo talvolta insormontabile. Una ricerca indaga sulle gravi difficoltà di chi non riesce ad avere figli
Le tecniche di procreazione assistita esistono, ma chi vi può accedere? E a quali costi? Con quale contributo giuridico ed etico da parte dello Stato?
Di tutto questo si è occupata una ricerca, presentata ieri a Roma, promossa dal Censis insieme alla Fondazione Serono.
Innanzitutto è emerso che la legge 40, la quale regolamenta la materia da cinque anni, è identificata come un ostacolo per la maggior parte delle coppie che cercano di avere un figlio, oltre che per chi deve già affrontare difficoltà economiche ed è più in difficoltà sotto il profilo degli strumenti culturali.
Ma vediamo nel dettaglio. Il rapporto – intitolato “Il desiderio di diventare genitori, problemi e speranze di chi combatte l’infertilità” e basato sulle risposte di 606 coppie contattate nei centri di fecondazione assistita – evidenzia il fastidio suscitato dall’attuale norma: per il 77,4% delle coppie intervistate la legge 40 riduce le possibilità di diventare genitori perché “si preoccupa troppo degli aspetti etici”.
E se l’infertilità è un problema che riguarda in Italia 1 coppia su 5 in età fertile”, di fronte alle difficoltà legali molti sono disposti a “emigrare” per avere un figlio (il 55,5%). Più bassa ma comunque consistente (32,5%), la percentuale di chi dice di non avere problemi a sottoporsi a fecondazione eterologa (ovvero con seme o ovuli di donatori e donatrici), una tecnica vietata nel nostro Paese.
Il 77,4% del campione è convinto che le famiglie con minori possibilità economiche siano le prime vittime della legge. In effetti, i dati mostrano che il tempo che intercorre tra la presa di coscienza del problema e le prime terapie lievita per le coppie meno abbienti e con basso livello di scolarizzazione: in questi casi si arriva a 20,1 mesi, contro gli 8,5 impiegati da persone con un livello culturale più alto.
Ha confermato il dato Concetta Vaccaro, responsabile del settore welfare del Censis: “Il percorso è tendenzialmente più facile per chi ha un livello culturale e socioeconomico più elevato. Queste coppie individuano prima il problema e riescono in tempi brevi ad avviare gli interventi più appropriati, senza perdersi nei meandri di un sistema frammentato e pieno di ostacoli”.
Il settore della fecondazione assistita è delegato spesso e volentieri alle strutture private (il 55% del totale), specialmente al Centro e al Sud. Il primo medico a cui le coppie fanno riferimento (nel 74,8% dei casi) è il ginecologo, che nella maggioranza dei casi avvia il percorso diagnostico (50% circa dei casi), ma a volte invita alla pazienza (il 23,4% delle coppie ha ricevuto questa indicazione dal primo medico cui si sono rivolte), rallentando quindi il ricorso a terapie specialistiche.
Il rapporto rivela inoltre che gli italiani soffrono molto, a livello psicologico, la difficoltà a procreare: una coppia su tre non ha confidato a nessuno di soffrire del problema, né di essere in cura; il 20% circa non si sente compreso da amici e parenti; quasi il 30% lamenta un peggioramento della qualità della vita sessuale.
La genitorialità mancata complica parecchio il normale scorrere della vita: l’87,3% vive questa condizione come un disagio, quasi la metà, il 44,5%, soffre per il sentimento di “diversità”.
Resta pur sempre la speranza: il 65% delle coppie afferma che, se la terapia che sta seguendo non avrà successo, ci riproverà e il 70% è convinto che, prima o poi, riuscirà ad avere un bambino.


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