Difendere la Costituzione, ma non in internet
Si apre una settimana decisiva per la democrazia italiana. In rete si dibatte e discute, ma sapranno i navigatori uscire dal virtuale e tornare ad essere cittadini in carne ed ossa?
In queste ore si sta consumando la fine della seconda Repubblica, con un’attacco alle istituzioni che non ha precedenti. Il presidente del Consiglio è arrivato al penultimo capitolo della sua operazione d trasformazione dell’Italia in una specie di Spa della quale si sente già l’amministratore delegato.
In mancanza di una reale opposizione parlamentare il bersaglio, l’ultimo prima di poter dimostrare che il Parlamento è solo un organo di ratifica delle decisioni dell’esecutivo, c’è stata la presidenza della Repubblica.
Solo un ingenuo può pensare che il caso di Eluana Englaro, il dibattito tra una presunta vita ed una morte avvenuta diciasette anni fa, sia un episodio circoscritto ai grandi temi delle questioni etiche, alle posizioni di una parte minoriataria del mondo cattolico, ma di certo più ‘ufficiale’ ed ascoltata dai media.
Fin dal suo insediamento il governo di centro-destra ha alimentato tematiche reazionarie, dal razzismo all’esclusione sociale, lavorato per dividere i sindacati ed isolare la Cgil, favorito una trasformazione profonda delle relazioni industriali, colpendo la contrattazione collettiva per rafforzare gli interessi dei poteri forti.
Una operazione politica e culturale. L’esercito per le strade (in realtà pochi militari spaesati), ma sufficienti per far capire che la regola della non ingerenza delle Forze armate in questioni di ordine pubblico era superata. La schedatura di cittadini stranieri e bambini (per il loro bene) così da suggerire la possibilità di compilare elenchi di ‘categorie’ sociali, l’impunibilità delle più alte cariche dello Stato, tra le quali il presidente del Consiglio, per mostrare la trasformazione della repubblica in una specie di monarchia.
E cento altri piccoli e grandi provvedenti, quasi tutti riconducibili alla richiesta fiducia in Parlamento, per evitare che il cuore del sistema democratico italiano potesse anche solo immaginare di aver voce e discutere.
Un golpe strisciante, lento e paziente, nel quale in pochi mesi si è devastato il lungo cammino democratico che ha accompagnato l’Italia dalla Costituente ad oggi.
Era chiaro per un miope, non lo è stato per i veri corresponsabili di quello che oggi sta avvenendo: Walter Veltroni e il gruppo dirigente del Pd al completo.
Non comprendere la natura dell’avversario, non coglierne le intenzioni, non costruire nelle Camere e nel Paese una linea invalicabile, oltre la quale non fosse possibile andare, difendere le posizioni della Cgil era il compito che questi signori avevano. Non l’hanno svolto, anzi più di una volta hanno assecondato la strategia de Berlusconi.
La teoria della ‘demonizzazione’ del Cavaliere, che produrrebbe per l’uomo di Arcore ancora maggiori consensi, è un’altra delle ‘sviste’ dell’opposizione. Il premier ha fondato e fonda il suo consenso su un imponente apparato comunicativo-culturale, in attività da almeno venticinque anni. Modelli, valori e sistemi di comportamento superficiali e spesso invasivi, indirizzati verso la solidificazione di un corpo sociale distaccato e privo di coscienza collettiva. Non per avviare un corso, come ha scritto qualcuno, “bonapartista”, ma piuttosto per affermare un nuovo modello di regime digitale, dove il ‘capo’ dialoga direttamente coi singoli ‘sudditi’, nutriti a dovere con informazioni parziali, annunci roboanti e vere e proprie favole. Si sono smantellati codici e strutture dei partiti. E’ nato il club virtuale, fondato sul sondaggio, che di volta in volta asseconda umori diffusi e li riorganizza su un progetto ‘gradevole’, con corolario di giretti in tv, spot e comparsate sui social forum.
I Tg da anni sono imbottiti di cronaca nera e gossip, i probemi del lavoro, le questioni giovanili, le tematiche legate all’integrazione sono sparite. Alla fine il quadro fosco di un Paese in guerra, con stupri ed omicidi (ma con poca camorra, ‘ndrangheta e mafia) e le rassicuranti banalità sui flirt di qualche letterina hanno permesso di arrivare alla paura, all’emergenza ‘crimine’, ad una voglia di ‘esclusione’ per i ‘diversi’ e al beato sogno di poter andare in un reality e ‘svoltare’.
Oggi siamo alla fine. Il ritornello del comunismo è ripartito. La Costituzione, secondo Berlusconi, è “filosovietica, fatta sotto l’influsso di una dittatura”, mentre la vicenda di Eluana Englaro, sempre secondo il presidente del Consiglio, mostra “due culture che si confrontano: da un lato la cultura della verità e della vita, dall’altro quella della cultura dello statalismo e della morte e noi siamo per la cultura della vita e della libertà ”.
Da oggi con una celerità inconsueta si penserà a far aprovare una legge ‘ad personam’, l’ennesima. E non per salvare la vita ad Eluana Englaro, che da anni ed anni l’ha persa, ma per dare al premier un potere a questo punto incontrollabile ed enorme.
Il Pd porta la responsabilità dell’accaduto, al pari dell’Idv e della stessa sinistra che è fuori dal Parlamento.
Nella giornata di sabato, di fronte a quello che alcuni tra i quali il segretario del Prc, Paolo Ferrero ha defnito “il golpismo strisciante del governo Berlusconi” radicali, verdi, sinistra ed anche qualcuno del Pd hanno manifestato a Roma sotto Palazzo Chgi.
Ci si poteva aspettare una folla enorme, perchè la difesa della Costituzione non è come chiedere un provvedimento a favore dei pinguini. Invece c’erano poche centianaia di persone.
Ed ecco allora l’ultima e drammatica riflessione. Sebbene la maggior parte dei cittadini italiani siano contrari alla posizione del governo (secondo un sondaggio di Ipr Marketing) appare chiaro che la capacità di raccogliere fiducia da parte delle forze laiche e democratiche non c’è più.
Nelle prossime ore si giocherà una partita importantissima e solo la pressione popolare potrà indurre il Palazzo a riflettere sui pericoli per la libertà . La rete, ancora una volta, sarà uno dei veicoli principali per far sentire la voce di chi non intende vivere in un’Italia Spa. Ma dovendo compiere un miracolo, trasferire lo spazio virtuale di internet in quello reale delle strade, ovunque sia possibile mostrare dissenso. Sapranno gli internauti uscire dal mondo di Facebook e caplestare i marciapiede?


Speriamo TUTTI scendano per strada, senza colori distintivi, ma armati del buonsenso, ricordi del passato e rispettosi di chi ha dato la vita per la libertà , per chi ha dato la vita affinché si potesse scrivere la Costituzione. Incominciamo ad applicarla bene, cambiarla non serve, è un pretesto per arrogarsi più potere, il bene comune in quanto tale non è nemmeno lontanamente nel cervello di taluni personaggi…tutti in strada bisogna andare…
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