Caro Povia, “Luca” al massimo è bisex
Archiviato il Festival, resta un quesito: perché mettere in relazione fragilità e identità sessuale? L’Oms fin dal 1993 ha chiarito che l’omosessualità “è una variante naturale non patologica del comportamento sessuale”. Un articolo per “Tu Inviato”
Adesso che il Festival di Sanremo si è concluso vorrei esprimere qualche considerazione per condannare fermamente lo show televisivo – peraltro di discutibile gusto – ad opera di Povia-Bonolis-Laurenti.
Lo scambio di baci in bocca tra Bonolis e Laurenti, i cartelli issati da Povia ad ogni fine brano musicale intitolato “Luca era gay”, inneggianti messaggi quali “meglio la serenità piuttosto che la felicità”, non hanno offeso solo l’opinione pubblica, ma anche milioni di persone omosessuali e le loro famiglie che ogni giorno fanno i conti con svariate discriminazioni nei luoghi di lavoro, a scuola e più in generale nella vita quotidiana.
Stento ancora a credere come la dirigenza Rai abbia potuto permettere tutto questo. E mentre “Milk” è vincitore di due premi oscar, in Italia Bonolis, Laurenti e Povia oltre a schernire l’Oms, hanno usato un servizio pubblico Rai per offrire uno spettacolo indecente, pagato profumatamente con l’abbonamento anche degli omosessuali.
Ognuno ha il diritto di cantare, ma quando una canzone offende o cita erroneamente anni e anni di studi per definire sul piano scientifico l’omosessualità, allora si ha lo stesso diritto di replicare e di chiedere all’autore di rettificare quanto affermato nelle parole di “Luca era gay”.
No, caro Povia: Luca al massimo era e resta bisessuale. E se poi Luca decide di sposarsi, a pagare le conseguenze sarà quella poveretta che lo ha preso così. Non è in discussione la drammatica vicenda personale vissuta da un ragazzo di nome Luca, circa i giudizi negativi espressi da sua madre e riguardo all’assenza del padre. Condizioni che hanno prodotto in lui una forte sofferenza psicologica e un calo dell’autostima.
Non è nemmeno in discussione la triste storia cantata, che peraltro non ha nulla a che vedere con l’omosessualità. Sono invece in discussione le accuse rivolte alla madre di Luca, colpevolizzata per l’omosessualità del figlio. E, conseguentemente, le offese rivolte alle tante donne che da sole e con grande fatica allevano i propri figli.
Un’altra sottile, quanto discriminatoria e grave offesa viene poi lanciata anche al movimento omosessuale: Povia sappia che l’Oms già dal 1993 chiarì che l’omosessualità “è una variante naturale non patologica del comportamento sessuale”.
E se al mondo esistono tante persone con svariati vizi e desideri anche sessuali, mi domando cosa centri la “fragilità” messa in relazione con l’identità omosessuale. Se io ho dentro di me sensazioni e preferenze sessuali durature nel tempo e solo con persone del mio stesso sesso, sono semplicemente omosessuale!
Non altro. Omosessuale. Se andassi invece un po’ con uomini e un po’ con donne allora significherebbe che non sono affatto omosessuale ma che pratico la bisessualità.
Per esistere, per ritrovare se stessi, non è necessario ci sia un’altra persona a determinare la propria autostima, ma semmai bisognerebbe trovare il coraggio di recarsi da uno psicoterapeuta.
Povia dunque non perda tempo e chieda scusa a tutti quei genitori colpevolizzati, con questa canzonetta che addebita loro l’omosessualità dei figli, e a quanti nella loro identità sessuale sono stati offesi per mezzo di una favola di pessimo gusto. Al contrario, il coraggio di guardarsi dentro è un atto di pace necessario e fondamentale per dare agli altri un sé autentico.
Giuseppe Lo Presti
Consigliere comunale Vimodrone (Mi)
(con incarico alle politiche per la pace e la cooperazione internazionale)


la canzonetta di povia è simbolo di ignoranza e leggerezza culturale, tipica di questo tempo storico purtroppo. E’ più che evidente che non si sia nemmeno documentato, forse bastava un amico gay, gli avrebbe spiegato un po’ di cose…ho pena per lui e la sua limitatezza umana.
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