Carceri piene e nessuna strategia
Il Sappe, sindacato autonomo di polizia penitenziaria è preoccupato per lo stato di affollamento delle carceri italiane.
Donato Capece, segretario generale, fa sapere:”Sono settimane, mesi, anni che denunciamo come la mancanza di una strategia d’intervento sul sistema penitenziario nazionale avrebbe riportato in poco tempo le carceri italiane a livello allarmanti di affollamento. Con la costante media di circa 1.000 ingressi al mese, tra poche settimane avremo nei nostri penitenziari 60mila detenuti e organici del Corpo di Polizia Penitenziaria carenti ben oltre le 5mila unità ”.
Secondo il Sappe “il Governo vorrebbe risolvere il sovraffollamento penitenziario costruendo nuove carceri, ma questi vuole dire necessariamente assumere nuovo Personale, di Polizia e del Comparto Ministeri (oggi entrambi nettamente sotto organico). Vuol dire stanziare fondi e risorse. Se le attuali dotazioni organiche sono già  insufficienti per gestire l’esistente, chi metteranno a lavorare nelle nuove strutture penitenziarie?”.
Per Capece le misure da prendere sarebbero molte e, comunque, il Sappe chiede che si rendano “stabili le detenzioni dei soggetti pericolosi e si affidino a misure alternative al carcere la punibilità dei fatti che non manifestano pericolosità sociale, potenziando quindi l’area penale esterna e prevedendo per coloro che hanno pene brevi da scontare l’impiego in lavori socialmente utili all’esterno del carcere con l’introduzione del sistema di controllo del braccialetto elettronico in dotazione al Corpo di Polizia penitenziaria”
Per il sindacato della poliza penistenziaria è indispensabile ”una nuova politica della pena, che preveda un ‘ripensamento’ organico del carcere e dell’Istituzione penitenziaria con al centro un nuovo ruolo professionale ed operativo della Polizia penitenziaria, adottando eventualmente anche procedure di controllo mediante dispositivi tecnici come il braccialetto elettronico, e’ necessaria e indifferibile. Ed e’ assolutamente urgente viste le ormai quasi 60mila presenze nei nostri penitenziari”.
Nelle tredici carceri dell’Emilia Romagna, secondo i dati ministeriali diffusi dallo stesso sindacato, al 31 gennaio scorso si trovavano reclusi 4.178, di cui 4.048 uomini e 130 donne, contro una capienza regolamentare di 2.274, cioè quasi l’85% in più del consentito. Il carcere più affollato risulta quello della Dozza di Bologna, dove ci sono 1.055 detenuti (di cui 986 uomini) contro una capienza regolamentare di 483 unità .


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