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Appello per la libertà e la democrazia

Autore: . Data: mercoledì, 18 febbraio 2009Commenti (0)

Lorenza Carlassare, Andrea Camilleri, Furio Colombo, Umberto Eco, Paolo Flores D’Arcais, Margherita Hack, Pancho Pardi e Stefano Rodotà hanno firmato un un appello sul tema del ‘testamento biologico’ e chiamano i cittadini ad una manifestazione e Roma, sabato 21 febbraio alle 15, a piazza Farnese.
liberta2Nel documento si legge: “La vita di ciascuno non appartiene al governo e non appartiene alla Chiesa. La vita appartiene solo a chi la vive. Il decreto legge di Berlusconi, trasformato in disegno di legge dopo che il presidente Napolitano, da custode della Costituzione, ha rifiutato di firmarlo, vuole sottrarre al cittadino il diritto sulla propria vita e consegnarlo alla volontà totalitaria dello Stato e della Chiesa. Rendendo coatta l’alimentazione e l’idratazione anche contro la volontà del paziente, impone per legge la tortura ad ogni malato terminale”.

I promotori della manifestazione però non si limitano ad osservare l’atteggiamento del governo solo nell’abito del diritto del cittadino a scelgiere se farsi sottoporre o meno a terapie invasive, ma valutano nel complesso lìazione del centro-destra: “Al governo Berlusconi che ha ormai dichiarato guerra alla Costituzione repubblicana, è dovere democratico di ogni cittadino opporre un fermo “ora basta!”.

I primi firmatari insistono: “Per dire sì alla vita e no alla tortura, per dire sì alla Costituzione e no al progetto di dittatura oscurantista, per dire sì al Presidente che sostiene la Costituzione contro chi la viola, la svilisce, la insulta, chiediamo a tutti i democratici di auto-organizzarsi per una grande e pacifica manifestazione, senza bandiere di partito, solo con la passione e l’impegno civile di liberi cittadini. Passa parola, la democrazia dipende anche da te”.

Intanto un gruppo di professori di diritto civile hanno contestato la proposta di legge governativa.

Nella loro analisi si legge: “Nelle ultime concitate settimane si sono verificate attorno al caso Englaro forzature istituzionali molto preoccupanti in sé e per sé, ma assolutamente inaccettabili quando si controverte di valori fondamentali della persona come il significato del diritto alla vita, la dignità dell’uomo, l’habeas corpus, il diritto all’autodeterminazione: temi che per rispetto delle radici stesse della convivenza civile in una società pluralistica richiedono di essere affrontati, in sede normativa, sulla base di approfondite e documentate conoscenze, di mediazione ed ascolto delle diverse posizioni etiche, e con procedure adatte a consentire la discussione, il confronto, la ricerca di un attento bilanciamento”.

I docenti dopo aver valutato lo stato delle cose hanno ritenuto di richiamare alcuni capisaldi giuridici in materia: “La Convenzione di Oviedo, che l’Italia ha sottoscritto e di cui è stata approvata la legge di ratifica, dispone all’art 5, che “Un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato consenso libero e informato. Questa persona riceve innanzitutto una informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell’intervento e sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, liberamente ritirare il proprio consenso”. La previsione non riguarda solo le terapie in senso stretto, ma ogni “intervento nel campo della salute”, espressione più ampia che può corrispondere a quella di “atto medico”, vale a dire qualsiasi atto che, anche a fine non terapeutico, determini un’invasione della sfera corporea. All’art 9 si prevede che “I desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione”, ove se da un lato non si qualificano i “desideri” come vincolanti, dall’altro è evidente che il rispetto va dato non soltanto alle “dichiarazioni di volontà” (men che meno alle sole dichiarazioni solenni come l’atto pubblico) ma ad ogni espressione di preferenze comunque manifestata”.

Richmandosi alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, i professori di dirtto fanno notare che il documento “protegge il diritto alla vita (art.2) e il diritto all’integrità della persona (art.3) nel titolo dedicato alla Dignità, che è anche il primo, fondamentale diritto della persona (art.1). All’integrità della persona, in ragione della dignità, è consustanziale il principio di autodeterminazione stabilito nel secondo comma dell’art. 2, secondo il quale “Nell’ambito della medicina e della biologia devono essere in particolare rispettati: il consenso libero e informato della persona interessata, secondo le modalità definite dalla legge, ecc.” Ancora una volta il principio non è limitato ai trattamenti terapeutici, ma riguarda la libera determinazione nel campo medico-biologico”.

Osservando la Costituzione italiana i docenti hanno aggiunto che la Carta “tutela l’autodeterminazione all’art. 13, configura all’art. 32 il principio del consenso come elemento coessenziale al diritto alla salute, e prevede che anche nei casi in cui il legislatore si avvalga del potere di imporre un trattamento sanitario, “in nessun caso possa violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Tale dignità non può essere intesa solo in un senso affidato a criteri oggettivi, ma implica il rispetto dell’identità senza la quale cade la ragion d’essere della dignità dell’uomo”.

Sulla questione legata alla definizione del consenso individuale alla terapia gli stensori del documento rilecano: “Il principio che consente il rifiuto di atti medici anche benefici è un’acquisizione consolidata della giurisprudenza europea, a valle di una evoluzione che risale alla fine dell’800; e più volte si è confermato che anche di fronte allo stato di necessità il libero, consapevole, lucido dissenso dev’essere rispettato. Un tale diritto di rifiutare le terapie, anche di sostegno vitale, non ha nulla a che fare con l’eutanasia, che consiste invece in una condotta direttamente intesa a procurare la morte”.

E sul tema delicatissimo dell’eutanasia, inserito in modo strumentale da alcuni all’interno del dibattito sulle terapie invasive i docenti hanno concluso che si tratta di elemento estraneo, perchè “il principio condiviso in bioetica e in biodiritto per cui l’interruzione delle cure, anche senza volontà espressa del paziente divenuto incapace, debba essere praticata non solo quando le cure sono sproporzionate (c.d. accanimento terapeutico) ma anche quando esse siano inutili o abbiano il solo effetto del mantenimento in vita artificiale (cfr. l’art. L 1110-5, 2° comma, del Code de la santé publique, modificato dalla L. n. 2005-370 del 22 aprile 2005 “Relativa ai diritti del malato ed alla fine della vita”, e l’art. R 4127-37 del Code de la santé publique, modificato dal decreto n. 2006-120 del 6 febbraio 2006)”.

Concludendo la loro analisi i professori di diritto hanno scritto: “Confidiamo che il legislatore italiano saprà e vorrà tenere in conto questi principi e adeguare ad essi la disciplina delle direttive anticipate, evitando di espropriare la persona del diritto elementare di accettare la morte che la malattia ha reso inevitabile, di combattere il male secondo le proprie misure e – se ritiene – praticando soltanto il lenimento della sofferenza, senza rimanere prigioniera, per volontà di legge, di meccanismi artificiali di prolungamento della vita biologica”.

Nella lenta iplosione del Pd è intervenuta sul tema senatrice Paola Binetti, che ripetto alle critiche del collega di partito Ignazio Marino sul rogetto governativo, teme ci “sia una reale apertura all’eutanasia”.

L’esponente integralista cattolica del partito di Veltroni ha aggiunto: “Tutti sapevamo che il Pd nasceva da culture, da anime diverse. Stiamo provando a resistere con la maggiore lealtà e schiettezza possibile, lo faremo fin dove si potrà arrivare. Laddove non dovesse più essere possibile se i dirigenti riconosceranno che non ci saranno più spazi per la convivenza, ognuno andrà per la sua strada”..

La senatrice ha chiarito: “Sosterremo il ddl del centrodestra, perché sancisce il principio di indisponibilità della vita, esprime un no tondo all’eutanasia in tutte le sue forme e qualifica l’interruzione dell’alimentazione come causa di morte”.

Contraddicendo le risultanze autoptiche sul caso Englaro fino ad oggi rese note, Binetti ha sostenuto che “con la somministrazione di sedativi per ridurre una sofferenza che c’era, hanno di fatto anticipato intenzionalmente la morte”, lasciando intendere che si sa trattato di “suicidio assistito”.

Sulle intenzioni espresse da mairno di rcorrere al referendum nel caso la proposta governativa fosse varata dal parlamento (fatto più che probabile) la senatrice integralista sconsiglia “una nuova campagna referendaria. Ricordi come andò nel 2005 con la legge 40″.

Eppure sembra che l’ardore della parte più retriva del mondo cattolico contro i diritti civili dei cittadini non sia ricambiato dal facore dei cittadini. Nel cattolicissimo Nord est  il 78,3 per cento si è detto favorevole alla possibilità di lasciare un testamento in cui dare indicazioni ai medici e ai familiari di cosa fare in caso di coma irreversibile, mentre solo il 14,5 si è detto contrario e il 7,2 non si è espresso.

I dati sono emersi da un sondaggio di Demos per l’Osservatorio Nordest del Gazzettino che ha riguardato un migliaio di persone residenti in Veneto, Friuli Venezia Giulia e provincia di Trento.

Le percentuali emerse allineano gli orientamenti dell’opinione pubblica del Nord est a quelli emersi a livello nazionale. Sul piano dei risultati analizzati secondo la pratica religiosa degli intervistati, è favorevole al testamento biologico l’82,2 per cento dei non praticanti, il 79,8 dei saltuari e il 74,3 degli assidui. Per quanto riguarda invece le professioni, tra gli imprenditori o lavoratori autonomi l’89,8 per cento è sfavorevole, mentre tra i pensionati la percentuale scende al 65,1.

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