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Amici e Grande Fratello, la crudeltà in tv

Autore: . Data: mercoledì, 25 febbraio 2009Commenti (1)

La crudeltà dei reality in crisi di idee sta diventando preoccupante, ma il pubblico non sembra accorgersene.

risse-in-tvNegli ultimi giorni in due diversi programmi di tv-realtà, come viene impropriamente chiamata, si sono costruite occasioni che impongono riflessioni molto serie.

I fatti: ad ‘Amici’, di Maria De Filippi e nel ‘Grande Fratello’ il filo narrativo è ormai costruito sulla competizione a tutti i costi, dalla volontà di mettere i concorrenti in conflitto permanente tra loro, sull’offrire al pubblico un messaggio nel quale prevale lo scontro sull’accordo, l’azione dura sulla dolcezza.

Per ‘Amici’ da tempo la cosidetta ‘commissione’, ovvero gli ‘insegnanti’ della scuola, non rappresentano più solo il ruolo di educatori e formatori, ma anche quello di tifosi, che a prescindere dalle capacità dei concorrenti nel canto, nella danza o nella recitazione, mettono in atto strategie per difendere i propri beniamini o cacciare gli altri. Per lo meno secondo le critiche esposte da uno di loro, Luca Jurman.

Mentre gli autori alimentano una conflittualità inutile tra le due squadre, i bianchi ed i blu, perchè forse sono convinti di sviluppare le maggiori potenzialità di ascolto, i ‘maestri’ sono appassionatamente impegnati in liti furibonde tra loro e su tutto. Il messaggio dato ai giovani è che l’autorevolezza dell’insegnante non esiste, che la prevalenza delle capacità individuali può benevolmente esser sostituita dalla protezione ricevuta in virtù dell’appartenenza ad una squadra o dall’essere nelle grazie di questo o quel professore.

Cosi la giovane cantante Silvia Olari, al di là di ogni ragionevole dubbio una ragazza con delle serie capacità artistiche, è stata eliminata per un calcolo congiunto elaborato da alcuni insegnanti e dai componenti della squadra avversaria. Per il meccanismo del programma quelli che perdono possono scegliere un avversario da buttar fuori dal gioco e la ‘commissione’ ha la chance di ‘salvarlo’ o meno.

I blu, in questo caso, dopo aver vinto una gara hanno indicato in Silvia, forse la più brava dei bianchi, l’avversario da escludere ed i professori sono stati d’accordo. Fuori, nonostante la ragazza fosse non solo bravissima, ma quarta nelle ‘simpatie’ del pubblico, che paga per partecipare al televoto.

Il motivo della decisione dei maestri è in un calcolo che si riassume in “se esce lei non esce il mio preferito”. Uno dei professori, Luca Jurman, non ci sta e chiede un ripensamento. Cosa decidono gli autori?

Nella puntata successiva aprono una specie di sondaggio tra gli spettatori, ma De Filippi annuncia: “L’eventuale reinserimento della ragazza non può essere richiesto solo alla commissione, ma deve essere condiviso anche da tutti i partecipanti allo show”. Nel frattempo il server di ‘Amici’ pare vada in tilt e il 76 per cento dei votanti si esprime per la riammissione, mentre solo il 24 si dice contrario.

Con un meccanismo di una inaudita diseducatività si è chiesto agli altri concorrenti di esprimersi e loro, preoccupati per la simpatia e le capacità della Olari, hanno in gran numero voluto che la cantante fosse esclusa dal gioco. Per interesse personale, ovviamente, senza in nessun modo tener conto del merito e delle capacità della ragazza. Niente spirito sportivo, nessun interesse per il talento, ma solo ed esclusivamente ‘convenenza’ personale.

Milioni di ragazzi hanno ricevuto un messaggio: a nulla vale saper far qualcosa nella vita e neppure conta l’antica ‘cavalleria’. L’interesse individuale è più forte di tutto e chi si è visto si è visto.

Per il ‘Grande fratello’ il meccanismo dell’esclusione e della crudeltà catodica è stato simile. Nella puntata di lunedì sera si è preso un concorrente, il panettiere Marcello, un ragazzo particolarmente ‘buono’, lo si è messo nel confessionale e gli si è imposto di scegliere tre degli altri inquilini. Uno di loro sarebbe stato eliminato col solito televoto a pagamento. Fatta la scelta il poveretto è stato rimandato nella casa. A quel punto la presentatrice, Alessia Marcuzzi, ha ‘rivelato’ le scelte di Marcello e chiesto a tutti di indicare un nome tra i tre uno da salvare subito. Chi avesse raggiunto il maggior numero di preferenze non sarebbe stato escluso.

La violenza di questo meccansimo dovrebbe risultare evidente a tutti. Una delle ragazze è scoppiata in pianti dirotti, gli altri avevano quasi tutti facce devastate, mentre veniva loro ripetuto “tenete conto che chi sarà eliminato perderà la possibilità di vincere trecentomila euro”.

Una specie di ‘pulizia etnica’, un metodo terribile di crudeltà, una pratica inutile quanto grottesca, utile perchè gli ascolti salgono solo in presenza di soluzioni forti, violente appunto. Amicizia, solidarietà, spirito di comunità calpestati dal gioco dove non è più importante partecipare, ma vncere, a tutti i costi.

E siccome il Gf non ha limiti, dopo questo terribile esempio ti tv violenza si è scelto di produrre un altro siparietto drammatico. Una delle concorrenti, Siria De Fazio, è una giovane donna di 31 anni da molti anni  senza più notizie del padre. L’uomo, a quanto è sembrato di capire, è attualmente un senza tetto (ma non è chiaro del tutto). Una decina di anni fa sarebbe scomparso nel nulla.

Siria è stata sistemata nel solito confessionale e gli si fatta trovare una sciarpa. Poi la Marcuzzi ha cominciato a ‘tirarla’ nel ‘gioco’, lentamente, fino a che non è partito un filmato nel quale un attore leggeva una lettera del padre sparito. L’effetto è stato devastante, la ragazza ha pianto ed era smarrita, la stessa presentatrice è sembrata colpita, fino alle lacrime.

A cosa serve tutto questo? Perchè la tv deve avere il diritto di violentare le persone per mostrare cose che sono nel profondo del cuore dei cittadini? Partecipare ad un reality autorizza gli autori a scavare fino alle ossa, per far vedere al pubblico le fragilità più intime, i dolori più brutali, i sentimenti più segreti?

E qual’è il messaggio, se c’è un messaggio.

Perchè stupirsi poi se qualche studente aggredisce un professore non riconoscendogli autorità, se in un ufficio uno impallina un altro per puro spirito competitivo, se qualcuno crede giusto riprendere e mettere in rete un’aggeressione o un gesto di intolleranza? C’era una volta il detto: “E’ vero, l’ho visto in televisione”.

La censura è inaccettabile, nessuno deve mai essere limitato nella propria libertà di espressione. Tuttavia, un nuovo senso della misura, un ridimensionamento della violenza psicologica (la più pericolosa perchè genera ideologie) si dovrà trovare. Al più presto.

Nel frattempo milioni di giovani stanno crescendo senza idea di cosa sia la solidarietà, la generosità, il valore delle cose e l’autorevolezza. Un disastro di dimensioni immense.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Sono una mamma, di ragazzi adolescenti, ho rotto di proposito l’antenna della tv, già due anni e mezzo fa. Sono felice di affermare che nessuno di loro sa cosa siano questi “reality”, se non per sentito dire da qualcuno meno fortunato di loro. Abbiamo imparato che questa tv non è poi indispensabile. Si vive benissimo anche senza. Nella rete ci si può informare riguardo qualsiasi argomento, e per di più senza essere pilotati. Qui l’unico grande occhio è quello dela mamma, che parla e soprattutto ascolta…mi rendo conto che è una fortuna non avere a disposizione il collegamento con le reti televisive, un privilegio.

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