America, “sul razzismo siamo codardi”
Barack Obama continua a non dire una sola parola sul tema della razza. Per la prima volta da quando si è insediata, la nuova Casa Bianca è uscita allo scoperto sul razzismo che ancora pesa sull’America: “siamo codardi”.
Lo ha fatto il ministro della Giustizia, Eric Holder. Parlando al Dipartimento di Giustizia, il primo Attorney General di colore della storia ha pacatamente detto agli americani che gli Usa sulla questione razza sono “una nazione di codardi”.
La parola codardo in una cultura come quella americana è una parola forte. Detta poi in quei termini, cioè accostandola alla parola ‘Nazione’, diventa quasi offensiva.
Ma Holder, come rilevano tutti i principali osservatori, ha deliberatamente scelto di essere provocatorio, voleva sollevare la questione. “Sebbene questa Nazione ritenga e pensi a se stessa come ad un melting pot etnico, su questioni come la razza siamo stati e continuiamo essenzialmente ad essere, in vari modi, una nazione di codardi”, ha affermato il ministro nel silenzio generale della sala del Dipartimento di Giustizia in cui era stato organizzato l’incontro per celebrare il Black History Month.
“Non che la questione sia mai stata facile da affrontare, ed è comprensibile data la storia di questo Paese – ha aggiunto – Tuttavia se vogliamo fare qualche progresso sul tema è tempo che ci sentiamo sufficientemente a nostro agio gli uni con altri da avere una conversazione franca sulla questione”. “Una questione – ha precisato – che continua a dividerci”.
Il razzismo in America continua ad essere un pregiudizio diffuso. Holder non si riferisce tanto a quelle sacche patologiche di KuKluxKlan residuo che continuano ad avvelenare qualche contea del Sud. Holder si riferisce semmai ad un modo d’essere quotidiano che ancora caratterizza le giornate di tante persone. “Forse sui luoghi di lavoro il razzismo è stato superato, o comincia ad esserlo – ha detto – ma il sabato e la domenica questo Paese non vive, oggi, nell’anno del signore 2009, in modo poi così diverso da come viveva cinquant’anni fa”.
Fenomeni di razzismo bianco e di razzismo al contrario, cioè di razzismo neri nei confronti dei bianchi, sono all’ordine del giorno, quasi un modo d’essere. Secondo Holder esiste cioè una diffusa abitudine all’ ‘auto-segregazionè che riguarda tutti. E gli americani, piuttosto che affrontare la questione con franchezza, continuano a vivere come hanno sempre fatto.
“Codardi!” ha detto loro il loro nuovo ministro della Giustizia. Eppure è questa l’America di oggi. Lo rivela la vignetta pubblicata due giorni fa dal New York Post: due poliziotti hanno appena sparato a una scimmia e commentano: “Adesso dovranno trovare qualcun altro per scrivere il piano di stimolo”. Evidente il riferimento al colore della pelle del presidente Obama, anche se il direttore del tabloid, Col Allen, ha negato.
È proprio a questo tipo di cultura che Holder si è rivolto: possibile che l’America, che per la prima volta ha avuto la forza di eleggere un presidente di colore non trovi la forza di affrontare apertamente la questione? Obama tace, non tocca l’argomento fin dal suo discorso sul razzismo affrontato a Filadelfia nel marzo di un anno fa. Ma manda avanti la moglie. Michelle nell’invitare alla casa Bianca centinaia di bambini delle elementari li ha intrattenuti così (come reso noto dalla Casa Bianca): “Lo sapete che gli schiavi hanno aiutato a costruire questa casa?…E che in questa stanza il presidente Lincoln firmò la fine della schiavitù…E che qui Martin Luther King si incontrò col presidente Kennedy per parlare della fine della segregazione?….Forte, no?”.


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