Acqua e cibo, nuove sfide attendono la Terra
La sfida dei prossimi anni sarà quella di garantire un equilibrio nell’impiego dell’acqua tra la produzione di cibo, energia e alimentazione animale.
Audrey Nepveu, esperto tecnico di acqua e infrastrutture rurali della Divisione di consulenza tecnica dell’Ifad, in occasione dell’imminente apertura del Governing Council, l’appuntamento annuale, in cui si incontrano le delegazioni dei 164 Paesi aderenti all’organizzazione, parla delle prospettive a medio e lungo termine sulla governance mondiale delle risorse idriche.
“Il primo argomento da affrontare è quello dell’accesso all’acqua per la popolazione rurale dei Paesi in via di sviluppo – ha detto Nepveu – e in questo campo, l’Ifad lavora con un nuovo approccio: la progettazione di infrastrutture per consentire molteplici usi dell’acqua”.
Ad un mese dal Forum Mondiale sull’acqua che si terrà a Istanbul, in Turchia dal 16 al 22 marzo, l’Ifad si interroga sulle politiche di distribuzione dell’acqua, alla luce della forte pressione demografica che porterà la popolazione mondiale a toccare gli otto miliardi nel 2025 e per questo motivo considera cruciale la ricerca di un “equilibrio per la ripartizione dell’acqua tra le diverse produzioni, cibo, alimentazione animale ed energia” ha aggiunto l’esperto.
Secondo Nepveu, è necessario puntare sui 450 milioni di piccoli agricoltori nel mondo e aiutarli a migliorare le rese dei loro terreni. Un esempio è rappresentato dal lavoro che l’organizzazione sta portando avanti in Etiopia, attraverso la costruzione di piccole dighe. Infine, secondo Nepveu bisogna distinguere due tipi di scarsità d’acqua: una cosiddetta fisica e l’altra economica.
Quella ‘fisica’ è “una carenza che riguarda circa 1,2 miliardi di persone – ha aggiunto Nepveu – quasi un quinto della popolazione del mondo, localizzati in Nord Africa, Medio Oriente, Messico, Bolivia, Perù, Asia Centrale, Sud-Est Australia”.
La scarsità di tipo economico invece si verifica quando c’è abbastanza acqua ma le risorse umane, istituzionali e finanziarie per l’accesso sono limitate. “È un fenomeno che riguarda altri 1,6 miliardi di persone – ha concluso Nepveu – in Africa sub-sahariana, Honduras e Panama”.


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