A Roma pronti per sperimentare i lager
Presentato il “Regolamento per la gestione dei villaggi attrezzati per le comunità nomadi nel Comune di Roma”. Inutile dire che l’idea del campo di concentramento contenuta in alcune delle misure proposte lascia allibiti.
I luoghi di soggiorno dei romanì (non più nomadi da decenni) dovrebbero essere controllati da un doppio cordone di sicurezza 24 ore su 24: dentro e lungo il perimetro del’insediamento. Sarà obbligatoria l’identificazione di chi entra, sia ai residenti (ai quali verrà rilasciato un tesserino con fotografia), sia ai visitatori. Vietato l’accesso, il parcheggio e il transito di veicoli e motoveicoli. Vietato ospitare parenti o amici dopo le 22. Divieto di accendere fuochi fuori dalle aree autorizzate.
Le aree di soggiorno dei romanì saranno dotate di rigidi dispositivi di vigilanza, che potrnno essere anche incrementati con telecamere. Le forze dell’ordine pattuglieranno l’esterno, mentre all’interno ci sarà un presidio fisso di vigili urbani o di guardie giurate, che dovranno compilare il registro delle presenze, verificare l’identità dei visitatori e annotare ogni ingresso.
Il piano, fortemente voluto dal sindaco Alemanno, è stato realizzato dal prefetto Giuseppe Pecoraro, nella sua veste di commissario per l’emergenza nomadi. Non manchernno le proteste, perchè va ricordato che gran parte dei cittadini rom e sinti sono di nazionalità italiana e le misure previste provocano di fatto una diseguaglianza non solo tra stranieri ed italiani, ma addirittura tra italiani ed italiani.
Per poter risiedere nel villaggio si dovrà ottenere un’autorizzazione dal Dipartimento alle Politiche sociali, che sarà valida per due anni. Per chi avesse condanne superiori ai due anni non sarà possibile ricevere la residenza, anxhe in questo caso discriminando persone che dopo aver espiato la pena dovrebbero essere considerate eguali a tutti gli altri. Per i cittadini stranieri di Paesi non aderenti all’Unione europea dovranno essere in possesso di un regolare permesso di soggiorno, mentre per gli italiani ci vorrà un documento di identità valido. Chi non è in grado di esibire né l’uno né l’altro, dovrà dimostrare la permanenza in Italia da almeno dieci anni. Con il sistema del ‘riconoscimento’ si potrà attuare la ‘schedatura’, perchè anche i bambini dovranno essere in possesso dello speciale ‘pass’ per entrare casa loro.
Le persone che vivranno negli insediamenti doivranno partecipare a percorsi di formazione e integrazione eleborati dal Campidoglio. Per chi dovesse ‘trasghedire’ c’è l’espulsione dal campo entro 48 ore dalla revoca. In caso di rifiuto, il sindaco potrà chiedere l’intervento della forza pubblica.
In una singolare idea di democrazia sarà costituito il ‘Comitato degli abitanti’. La gestione dello spazio, infatti, sarà affidato a terzi e gli abitanti dovranno eleggere cinque rappresentanti, che resteranno in carica un anno, per discutere con chi avrà la direzione del campo..
Sarà allestito un ‘Presidio socio-educativo’, che di occuperà scuola ed assistenza socio-economica, ma resterà aperto però solo in orario d’ufficio.
La evidente volontà di costruire un vero e proprio ghetto, nel quale rinchiudere una specifica etnia, non appare accettabile. Sarà adesso compito delle associazioni per i diritti civili eviatre che un precedente del genere presenti al mondo Roma come una città dei lager.


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