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Unicef, muoiono milioni di neonati e madri

Autore: . Data: martedì, 20 gennaio 2009Commenti (0)

Ogni anno quattro milioni di neonati muoiono entro il primo mese di vita:  dal 1990 sono deceduti oltre 7 milioni di bambini con meno di 28 giorni.

unicef2Nello stesso periodo, 10 milioni di donne (99 per cento nei paesi in via di sviluppo) sono morte per complicazioni legate al parto e alla gravidanza; l’80 per cento di queste morti potevano essere evitate.

Altre 10 milioni di donne, ogni anno, sopravvivono alla gravidanza con lesioni o malattie, spesso gravi e permanenti. Il drammatico quadro è tracciato da un rapporto dell’Unicef, che quest’anno è dedicato alla salute materna e neonatale.

Nel 2007 si è registrato un lieve calo delle morti dei bambini con meno di cinque anni per cause evitabili: sono state 9.200.000 contro le 9.700.000 dell’anno precedente. Nel 1990 erano state 13 milioni. Il Niger è il paese con il più alto rischio di mortalità materna al mondo: 1 donna nigeriana su 7 lo corre nel corso della sua vita.

Nei paesi in via di sviluppo il rapporto è di 1 su 76 contro 1 su 8 mila per i paesi industrializzati (in Irlanda 1 su 47.600). Per la mortalità neonatale, in testa alla classifica la Liberia (66 morti per mille nati vivi) e poi Costa d’Avorio (64), Iraq (63), Afghanistan (60), Sierra Leone (56), Angola (54), Mali (54), Pakistan (53), Repubblica Centroafricana (52), Lesotho (52); nei paesi industrializzati (2004) il tasso è 3 per mille nati vivi.

In tutto il mondo, oltre 60 milioni di giovani donne, fra i 20 e 24 anni, si sono sposate prima di aver compiuto la maggiore età. In alcune regioni dell’Asia e dell’Africa, l’incidenza del matrimonio precoce è vicina al 50 per cento. Il matrimonio precoce è una violazione dei diritti dell’infanzia ma – dice l’Unicef – molte società e comunità continuano a praticarlo a causa delle forti pressioni sociali. In generale, nel mondo, Cina esclusa, il 36 per cento delle donne fra i 20 e 24 anni risulta sposata o convivente prima dei 18 anni. Le spose adolescenti corrono maggiori rischi in caso di gravidanza e parto. Anche i neonati hanno maggiori probabilità di morire o di ammalarsi. Sarebbero 70 mila le ragazze con età fra i 15 e 19 anni che ogni anno muoiono per le complicanze da parto e gravidanza. Le ragazze che partoriscono prima dei 15 anni hanno probabilità cinque volte maggiori di morire di parto rispetto a quelle con più di 20 anni; se una madre ha meno di 18 anni, il rischio che il suo neonato muoia nel primo anno di vita è maggiore del 60 per cento rispetto ad una madre che ha oltre 19 anni.

Il bilancio delle vittime tracciato dal rapporto 2009 dell’Unicef sulla salute materna ed infantile “è sconcertante”. Lo ha detto la regina Rania Al Abdullah di Giordania in un intervento pubblicato nello stesso rapporto dal titolo: “Creare un ambiente di sostegno per le madri e i neonati”.

La regina – che è anche difensore emerito dell’Unicef per i bambini – sostiene: “Il nostro mondo non può permettersi di continuare a sacrificare tante persone e tante potenziale. L’ampliamento degli interventi medici è soltanto uno degli elementi” che possono migliorare la situazione; “quello di gran lunga più importante è aumentare l’empowerment delle donne in tutto il mondo”. In troppe parti, “la vita delle donne non conta quanto dovrebbe. Finché le donne continueranno ad essere svantaggiate nelle loro società, lo sarà anche la salute materna e infantile. Ma se riusciamo a fornire alle donne gli strumenti per assumere il controllo delle proprie vite, potremo creare un ambiente che dia più sostegno alle donne e anche ai bambini”. “L’empowerment – prosegue la regina giordana – comincia con l’istruzione, il miglior modo di investire nello sviluppo, garantendo alle bambine e ai bambini di frequentare la scuola elementare, insegnando alle donne a leggere e scrivere e fornendo educazione sulla salute pubblica. In altre parole, cambiare il percorso delle bambine significa cambiare il futuro. E se queste bambine diventeranno donne che scelgono di diventare madri, considereranno la gravidanza ed il parto un evento da celebrare, non da temere”.

SINTESI RAPPORTO UNICEF

La povertà e l’assenza sia igiene, sia di adeguate cure sanitarie continuano a mietere vittime fra i bambini e le madri: ogni giorno, in gran parte nei paesi in via di sviluppo, muoiono 25.200 bambini con meno di cinque anni (11 mila sono neonati) e 1.500 donne per complicanze del parto o della gravidanza. Nel 2007 sono morti 9.200.000 bambini e oltre 500 mila donne.

CALA DI POCO LA MORTALITA’ INFANTILE. Nel 1990 erano morti 13 milioni di bambini. Nel 2007, si è scesi a 9.200.000; l’anno precedente 9.700.000. Sono comunque tante se si considera che sono morti evitabili.

4 MILIONI I NEONATI CHE MUOIONO OGNI ANNO. Nel complesso, dal 1990, sono deceduti oltre 7 milioni di bambini con meno di 28 giorni. In testa alla classifica c’è la Liberia (66 morti ogni mille nati vivi), la Costa d’Avorio (64), l’Iraq (63), l’Afghanistan (60), la Sierra Leone (56). Nei paesi industrializzati (2004) il tasso è 3 ogni mille nati vivi. I neonati muoiono per infezioni (36%), asfissia (23%), nascite pre-termine (27%).

10 MLN DI MADRI MORTE IN 18 ANNI. Tante sono le donne morte dal 1990 (99% nei paesi in via di sviluppo) per complicazioni legate al parto ed alla gravidanza. Altre 10 milioni, ogni anno, sopravvivono alla gravidanza con lesioni o malattie, spesso gravi e permanenti. Per le mamme, la morte sopraggiunge per emorragie (25%), infezioni (15%), aborti a rischio (13%).

AL NIGER PRIMATO MORTALITÀ MATERNA. Una donna nigeriana su 7 corre nel corso della sua vita il rischio di morire per parto. Nei pvs il rapporto è di 1 su 76 contro 1 su 8 mila dei paesi industrializzati (in Irlanda 1 su 47.600). Dopo il Niger, la classifica dei paesi a rischio segue con Afghanistan, Sierra Leone, Ciad, Angola, Liberia.

PIÙ PROGRESSI PER BAMBINI CHE PER MADRI. I progressi nella salute materna e neonatale non sono andati di pari passo con quelli della sopravvivenza infantile, che hanno registrato una riduzione del 27% nel tasso globale di mortalità dall’inizio degli anni ’90. Le donne dei paesi più poveri hanno 300 probabilità in più di morire di parto o per complicanze legate alla gravidanza; mentre un bambino nato in un paese in via di sviluppo ne ha quasi 14 volte in più entro il primo mese di vita rispetto ad un coetaneo di un paese sviluppato.

I PROGRESSI IN CORSO. Fra questi: il 75% delle donne nei pvs ora riceve cure prenatali da personale qualificato. Nell’Asia meridionale i progressi sono stati sorprendenti, dal 46% nel 1995 al 65% nel 2005.

I RIMEDI INDICATI DALL’UNICEF. Contro il tasso di mortalità materna ed infantile, sono servono sistemi integrati in un continuum di cure a domicilio e di servizi territoriali e di assistenza di base. Gli esperti confermano che i servizi sanitari sono più efficaci se l’ambiente sociale sostiene l’empowerment delle donne, la loro protezione e la loro istruzione.

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