cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » cronaca, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Torino e Lampedusa: continuano le proteste

Autore: . Data: giovedì, 29 gennaio 2009Commenti (0)

I migranti continuano ad essere al centro di proteste. Dopo gli incidenti di Massa anche a Torino ci sono stati tafferugli. Intanto a Lampedusa le agitazioni proseguono.

migrantiChissà perchè con un giorno di ritardo le agenzie hanno reso noto ieri che nella serata di martedì ci sono state cariche della Polizia a piazza Castello, nel cuore di Torino. A farne le spese un centinaio di dimostranti, italiani e profughi africani, che protestavano per la lentezza con la quale vengono consegnati i permessi di soggiorno.

Gli incidenti sono cominciati dopo la partenza di un corteo dal Municipio del capoluogo piemontese. Alla manifestazione partecipavano immigrati africani e giovani dei centri sociali chiedendo ”aiuti concreti ai rifugiati politici” che da mesi occupano due edifici occupati, in via Bologna e corso Peschiera, dove vivono complessivamente circa 300 immigrati da Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan.

Nel pomeriggio di ieri due assessori comunali avevano ricevuto una delegazione dei dimostranti, senza, tuttavia, riuscire a soddisfare le loro richieste. I manifestanti accusano la polizia: ”Il nostro corteo – ha detto un esponente del Comitato di solidarietà profughi e migranti – è stato aggredito selvaggiamente. C’è un unico filo che unisce quello che è successo a Massa e a Lampedusa con l’aggressione a Torino. E nessuno vuole sentire le ragioni dei rifugiati politici, stufi di vivere nell’isolamento totale”.

In Italia non esiste nessun tipo di sostegno, come invece accade in tutti gli altri Paesi europei, a sostegno di chi ottiene lo status di rifugiato politico. La versione della Polizia, naturalmente, è opposta e accusa i dimostranti di aver tentato di “assaltare” la Prefettura. Durante gli incidenti ci sono stati feriti sia tra i migranti che tra le forze dell’ordine.

Un presidio contro il pacchetto sicurezza e le “leggi razziste” è stato convocato per sabato alle 15 davanti alla Prefettura di Torino. La manifestazione è stata annunciata durante un incontro del Comitato di solidarietà dei rifugiati. Un’iniziativa, è stato spiegato, “anche in solidarietà alle lotte di Lampedusa e Massa che avrà un ampio respiro”.

Ieri sono continuate le proteste a Lampedusa. Oltre mille cittadini hanno partecipato al consiglio comunale, allargato alla cittadinanza, organizzato per discutere della realizzazione sull’isola del Centro di identificazione ed espulsione annunciato dal Viminale.

All’incontro era presente, oltre al sindaco Dino De Rubeis, ai consiglieri comunali e al presidente della provincia di Agrigento Eugenio D’Orsi, il presidente della Regione, Raffaele Lombardo.

”Abbiamo dimostrato di essere accoglienti – ha detto il sindaco accolto da un fragoroso applauso – abbiamo accettato che costruissero un nuovo Cpa, ma non accetteremo l’imposizione del nuovo Centro. Lo Stato sappia che prima di entrare nella casa degli altri si deve bussare”.

Il sindaco ha aggiunto: “La presenza della polizia a Lampedusa è una novità ma è necessaria per garantire l’ordine pubblico. Temiamo che sapendo di dover essere rimpatriati gli immigrati tunisini presenti al centro di accoglienza potrebbero diventare violenti”.

il sindaco si è riferito anche al ministro Roberto Maroni: “Finora ci siamo parlati solo attraverso i giornali, ma non ci siamo mai sentiti. Il nostro popolo è sceso in piazza non per la guerriglia, ma per esprimere le proprie idee. Noi non siamo un popolo razzista, siamo sempre stati accoglienti”.

Dopo De Rubeis è intervenuto il presidente del consiglio comunale Vincenzo D’Ancona, che ha invitato i presenti ad applaudire Lombardo. Ma i cittadini hanno risposto gridando: ”lo faremo dopo che parlerà, ci siamo stancati delle chiacchiere”. Il consigliere che ha ribadito le ragioni del no al Centro, che trasformerebbe ”Lampedusa in un carcere a cielo aperto” e ha concluso dicendo: ”Non abbiamo niente contro gli immigrati. Preferiamo loro ai leghisti”.

Il presidente della regione, tra le varie cose ha detto: “Le condizioni del Cpa non sono certamente cattive. Il portavoce del Unhcr, Laura Boldrini, mi dice che è stato preso a modello di efficienza in sede europea. Mi sento di confermarlo perchè, rispettando la capienza massima di ospiti, offre le migliori condizioni”.

Evidentemente Lombardo non è stato messo al corrente delle proteste di numerose associazioni, che hanno definito inaccettabili le condizioni di vita dei migranti ed in particolare di donne e bambini.

Il presidente della Regione siciliana, dopo aver visitato il Cpa di Lampedusa e l’ex base navale Loran che dovrebbe essere adibita a nuovo centro di identificazione ed espulsione, ha aggiunto: “La Loran ospita provvisoriamente per lo più donne. Mi si fa presente che eventualmente andrebbe attrezzata, ma credo che si tratti di una sistemazione provvisoria”. Per il politico siciliano la ‘provvisorietà’ non prevede la necessità di rendere un luogo vivibile, poichè secondo Save the Children i ragazzini ospitati dormono su fogli di plastica stesi per terra, all’aperto, senza riparo dalla pioggia.

Sempre nella mattinata un gruppo di cittadini di Lampedusa ha bloccato la strada che porta all’ex base ed alcuni dmostranti hanno detto: ”Siamo delusi dalle parole del presidente della Regione, venuto a dirci che siamo in strada a protestare perchè non abbiamo niente da fare. Il centro non lo vogliamo e non si farà”. I cittadini, sotto una pioggia battente, si copriva un telone blu.

Disperato un immigrato era stato trovato all’alba all’interno dell’Atr in partenza per Palermo dal personale dell’aeroporto. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo, di cui non sono state rese note le generalità, aveva lasciato la struttura di accoglienza, era arrivato in aeroporto e scavalcando la recinzione si era nascosto sull’aeromobile che avrebbe dovuto lasciare l’isola alle 6.25.

I tunisini identificati finora tra gli immigrati clandestini ospitati nei centri di Lampedusa sarebbero 500 e su di loro sarebbe stato raggiunto un accordo tra Italia e Tunisia per il rimpatrio entro due mesi. Stime ufficiose indicano in poco più di mille i tunisini presenti a Lampedusa. Le procedure di identificazione non sono ancora state completate e proseguono.

Ad un centinaio di loro è stato notificato nel pomeriggio di ieri il decreto di espulsione. Sull’isola sono giunti tre giudici di pace che dovranno sentire i migranti espulsi e poi, come prevede la legge decidere se convalidare o meno il decreto. E’ ancora da capire se i migranti sono in grado di affrontare gli incontri con una adeguata assistenza di tipo legale e con interpreti. In passato ed in numerosi casi sono state lamentate dalle organizzazioni di assistenza difficoltà da parte degli espulsi nel sapersi difendere durante le sedute di verifica.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008