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ThyssenKrupp, parlano i parenti delle vittime

Autore: . Data: giovedì, 15 gennaio 2009Commenti (0)

Rabbia, odio, e sete di giustizia. I familiari delle sette vittime del rogo hanno bisogno di far sentire la propria voce, ricordando a tutti la tragedia irrisolta delle morti sul lavoro.

thyssenkrupp1“Devono andare in galera e smettere di festeggiare con i loro cari Natale, compleanni e tutto il resto”, si sfoga Laura Rodinò, sorella di Rosario. È una donna tenera e fragile come può essere una mamma di due gemellini ma è anche una donna senza pace che vuole giustizia. Laura sarà domani al processo a fianco di sua madre, di sua sorella e di tutti gli altri parenti dei 7 operai della Thyssen con la loro “divisa”, una t-shirt con le foto dei loro cari e con la scritta “Giustizia”.

“Ho fiducia in Raffaele Guariniello e le sue collaboratrici”, dice Laura Rodinò. Il dramma interno è ancora fortissimo. “Da quando è morto Rosario – spiega – per noi non ci sono più Natale, Capodanno, compleanni, noi siamo morti dentro. Mia mamma e mia sorella, che adorava Rosario come fosse suo figlio, vanno quattro ore al giorno al cimitero, tutti i giorni. Altro che feste o regali, siamo degli zombie carichi di morte dentro e il tempo non ci aiuta. Per questo chiediamo che anche coloro che sapevano che quella era una fabbrica fatiscente comincino a soffrire. Vadano in galera e finalmente paghino”.

Poi un sospiro di sollievo, come di speranza: “credo che Guariniello e i suoi ce la facciano ad avere giustizia perchè hanno capito che è stata una strage con colpevoli, si vede dalle foto, da tutto. Ce la faranno a convincere la giuria perchè la verità è chiara, e lo è da sempre”. Laura va al cimitero centrale, ormai il vero luogo di ritrovo per tutti i familiari dei morti della Thyssen, tre volte alla settimana, quando riesce a sistemare le gemelline: “È un modo per non fare restare solo Rosario”.

I Rodinò si incontrano con la mamma e la sorella di Giuseppe Demasi, anche loro lì tutti i giorni, la mamma di Antonio Schiavone e i familiari delle altre vittime. La mamma di Bruno Santino va invece, anche lei tutti i giorni, al cimitero di Nichelino.

“Le mamme non riescono a staccarsi dalla carne dei loro figli – aggiunge Laura Rodinò – anche se bruciata. Il problema è come sono morti, divorati dal fuoco, non lo dimenticheremo mai. Io mi sveglio il mattino, e vedo mio fratello morire incendiato, lo sa cosa vuol dire?”.

Poco prima di Natale il cardinale di Torino, Severino Poletto ha chiamato in casa Rodinò. “Nei primi mesi non volevo sentir parlare di chiesa – commenta Laura – adesso sto leggendo la Bibbia per provare a trovare un senso alla vita, ma è dura. La mamma di De Masi sta facendo un percorso di questo genere perchè se no scoppia, ma anche per lei non è facile lasciarsi andare a credere. Il cardinale ci ha detto che i nostri cari hanno sofferto più di Gesù Cristo in croce”.


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