Siamo tutti palestinesi!
Con questo slogan oltre centocinquantamila persone hanno sfilato a Roma in solidarietà con i cittadini di Gaza e per denunciare crimini di guerra israeliani.
Un enorme corteo ha attraversato Roma. Le decine di migliaia di cittadini presenti ci tenevano a dire “non siamo neutrali, non siamo complici, siamo con i palestinesi”. Decine di organizzazioni hanno dato vita ad una manifestazione alla quale hanno partecipato semplici cittadini, studenti, mamme coi bambini. L’adesione ha stupito tutti e quando il lunghissimo serpentone ha raggiunto Porta San Paolo la coda era ancora ferma vicino alla stazione Termini, a più di due chilometri di distanza.
“Proviamo vergogna per il silenzio del Parlamento, del Governo, dei partiti politici che sono complici di un vero e proprio genocidio” ha detto un pastinese-italiano parlando a conclusione dell’iniziativa.
Per la prima volta a reggere le innumerevoli bandiere palestinesi c’erano numerosissimi cittadini stranieri, non solo mediorientali, ma anche africani ed asiatici. La solidarietà ai cittadini della Striscia di Gaza non mostrava nessun particolare legame con Hamas, ma piuttosto superava le rotture del campo palestinese. Era presente l’ambasiatore dell’Autorità nazionale, che tuttavia non ha parlato, lasciando ai delegati delle varie associazioni i discorsi finali.
“Dovete ricordare un numero – ha detto in collegamento da Gaza Vittorio Arrigoni, il solo giornalista italiano nella città assediata – 729, l’identificativo di Israele sui codici a barre. Dovete boicottare i prodotti, chiedere ai portuali di non scaricare le navi, non comprare nulla che abbia quel numero. Non si può parlare di pace e puntare una pistola alla tempia. Fino ad oggi sono morte 1200 persone, 5500 sono i feriti, 323 i bambini uccisi e non sappiamo il numero esatto perchè chissà cosa c’è sotto le macerie. Hanno dato fuoco all’ospedale di Gaza, ma non capiscono che la società civile è la migliore arma per raggiungere la pace”.
I manifestanti erano una folla colorata e c’era anche un gruppo di cittadini americani, con dei cartelli che chiedevano al governo Usa di cessare la vendita di armi a Tel Aviv.
La popolarità dei giornali e dei telegiornali italiani era a zero. Considerati “conniventi” con la strage i professionisti dell’informazione nazionale sono stati definiti “inviati da hotel” da uno degli oratori. E la volontà di nascondere la realtà è stata chiara subito, perchè mentre alcuni quotidiani on line minimizzavano la dimensione della manifestazione romana, i telegiornali ne fornivano cronache del tutto approssimative e spesso omissive.
La stessa Unità , che per decenni ha appoggiato la causa palestinese, dedicava alle 20.00 sulla sua edizione on line sette righe scarne all’avvenimento, senza pubblicare neppure una foto.
Moltissimi gli slogan contro Veltroni, Fassino e il Pd, oltre a quelli prevedibili molto critici nei confronti del governo e dei partiti di centro-destra.
A conferma della debolezza del piano politico del governo Olmert le parole di uno dei dirigenti palestinesi: “Questo attacco è un crimine contro tutti noi, non solo contro Hamas”. La spedizione punitiva di Tel Aviv ha probabilmente raggiunto il risultato di riaprire un dialogo tra le diverse aree della resistenza palestinese. Problema serio per Abu Mazen, che dopo ‘Piombo bollente’ potrebbe incontrare seri problemi all’interno dell’Auntorità nazionale palestinese.


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