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Sei immigrato? 50 euro per il permesso

Autore: . Data: venerdì, 9 gennaio 2009Commenti (0)

La norma razzista ed inumana proposta dalla Lega. Chi fugge dal proprio paese per povertà dovrebbe pagare per il permesso di soggiorno.

ImmigratiGli immigrati dovranno pagare una tassa di 50 euro per il rilascio e per il rinnovo del permesso di soggiorno. Si tratta di in un emendamento della Lega, a firma Claudio D’Amico, al decreto legge anticrisi. Quelli che aprono una partita Iva inoltre dovranno fare una fideiussione di 10 mila euro.

Il primo provvedimento, quello sulla gabella-lasciapassare ha buone possibilità di essere approvato, visto che ha ottenuto il parere favorevole dei relatori e del governo.

La strategia razzista della Lega continua e non stupiscono proposte così discriminatorie verso gli stranieri. Le campagne di stampa che negli ultimi mesi hanno fatto crescere in Italia i fenomeni di intolleranza sono, inoltre, utili per fornire consenso elettorale a chi più si distingue nella ‘caccia’ ai ‘diversi’.

Sul fronte delle espulsioni la Cassazione ha ribadito il fermo no a decisioni frettolose. Con una sentenza depositata oggi, la prima sezione penale della Suprema Corte ha confermato l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste” pronunciata dal tribunale di Verona (sezione distaccata di Legnago) , per un una persona che non aveva ottemperato all’ordine di allontanarsi dal territorio nazionale.

I giudici veronesi avevano infatti deciso che il provvedimento con cui il questore aveva dato all’uomo 5 giorni per lascare l’Italia non spiegava perchè fosse impossibile ospitare la persona in un centro di permanenza temporanea. Il provvedimento di espulsione si limitava a riportare la formuletta normativa, senza indicare le cause che lo avevavo generato.

Contro la sentenza era ricorso in Cassazione il procuratore generale della Corte d’appello di Venezia, secondo il quale era sufficiente una motivazione “succinta”, poichè la decisione del questore era solo una “mera attuazione” del provvedimento del prefetto, e che quel tipo di espulsione, “mediante intimazione anzichè mediante accompagnamento alla frontiera o previo trattenimento”, era meno peggiore delle altre, per cui l’immigrato non aveva ragione di protestare.

Per i giudici di Cassazione il ricorso è infondato: “Il provvedimento del questore – si legge nella sentenza n.394 – opera una scelta tra diverse opzioni (espulsione coattiva immediata, espulsione coattiva previo trattenimento, intimazione) specificamente previste e tassativamente individuate quanto a ragioni giustificatrici, rimesse a valutazioni connotate da discrezionalità tecnica, che danno luogo a situazioni assolutamente diverse, nessuna delle quali è ‘indifferente’ o priva di conseguenze giuridicamente rilevanti per l’espulso”.

La Suprema Corte sottolinea che “la normale situazione di disagio in cui versa il migrante economico in genere e lo straniero privo di permesso di soggiorno, in particolare, non consente davvero di presumere che l’ordine di allontanarsi con i propri mezzi entro cinque giorni, pena la comissione di un delitto per il quale è comminata oggi una pena minima di un ano di reclusione, sia per lui evenienza favorevole”.

Su questa base la motivazione con la quale si decide di procedere ad un’espulsione “puo” essere anche particolarmente stringata, perchè l’impossibilità di trattenere lo straniero in un centro di permanenza temporaneo (per indisponibilità dei posti o per qualunque altro evento materiale) è conseguenza di fatti chiari che non richiedono illustrazioni diffuse o particolari, ma è comunque necessario che i fatti vengano indicati e non basta la ripetizione letterale e formale della formula della legge sul documento.

Insomma, non si può prendere qualcuno e sbatterlo fuori con un foglietto fotocopiato, ma è necessario almeno ‘spiegare’ il perchè.

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