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Se San Pietro sbarca sul web

Autore: . Data: martedì, 20 gennaio 2009Commenti (0)

“Né difensori né detrattori”. La ricetta di Santa Madre Chiesa per dominare la Rete: ieri a Roma un convegno della Cei

papaCome “rimanere noi stessi” senza “assumere un linguaggio desueto”?
All’impegnativa domanda ha provato a rispondere don Domenico Pompili, il portavoce della Cei, aprendo il convegno “Chiesa in rete 2.0” (ieri a Roma).

La Chiesa cattolica, insomma, continua a cimentarsi con l’eterno dilemma di difendere i valori della tradizione in un contesto che via via muta. Ma l’ultima sfida è davvero complicata: si tratta di “rendere riconoscibili” i cattolici sul web durante il pontificato di un papa poco incline a dialogare con le nuove generazioni.

“Non c’è dubbio – ha spiegato don Pompili – che è cresciuto il rapporto con la Rete, ma la domanda resta: come dobbiamo essere noi stessi, fino in fondo, senza per questo assumere uno stile linguistico desueto, quando non tautologico, cioè ripetitivo?”.

A detta del presule, chi gestisce siti nelle parrocchie deve tra l’altro interrogarsi sul fatto se sia “giusto continuare a contrapporre il virtuale al reale: d’altra parte, in che modo le due esperienze, obiettivamente diverse, possono integrarsi?”.

Altro quesito difficile per una realtà composita e particolare qual è la Chiesa. “Vedo in giro difensori entusiasti del virtuale che tendono a minimizzare il suo impatto – ha affermato ancora il portavoce Cei – così come vi sono ostinati detrattori che vorrebbero descriverlo necessariamente come antitesi all’umano”.

Si tratta invece di affrontare il crescente individualismo “nelle sue interconnessioni con la dinamica relazionale”. Tradotto in linguaggio più comprensibile, il punto cruciale sembra essere quello di far convivere la vita religiosa con un mondo giovanile che tende a chiudersi e a delegare gli slanci comunicativi al rapporto con il computer.

Cautele a parte, la Chiesa ha deciso la strada da imboccare: “Siamo ormai al tempo del Web 2.0”, ha sottolineato don Pompili: un bel salto per chiunque abbia provato diffidenza per internet e le sue dinamiche, vale a dire per coloro che il sacerdote definisce “immigranti digitali”.

Secondo Pompili, proprio questa condizione potrà aiutare tanti settori del mondo ecclesiastico a fare meglio i conti con la Rete: “Essere davvero contemporanei – ha concluso filosoficamente – richiede una sorta di distanza dall’oggetto, senza lasciarci appiattire su di esso”.

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