Sacconi e la crisi: brancolando nel buio
Il governo si contraddice. Propone la detassazione degli straordinari, vuole incentivare il superlavoro e la “settimana corta” con riduzione di salario. Un articolo per ‘Tu Inviato’.
La proposta di “settimana corta”, avanzata dal ministro Sacconi prima di Natale, è tornata al centro del dibattito grazie a Raffaele Bonanni. Per il segretario generale Cisl c’è bisogno di “un clima di cooperazione e di corresponsabilità tra imprenditori e lavoratori”, e la settimana corta, la riduzione contrattata dell’orario di lavoro “possono diventare gli strumenti per evitare che i lavoratori escano dal ciclo produttivo”. ‘Ma mi faccia il piacere’, direbbe Totò. Eppure il tema è troppo serio e l’interlocutore troppo importante per liquidare il tutto con una battuta.
In primo luogo è sorprendente che il governo, e la stessa Cisl, siano passati in pochi mesi dalla convinzione che per uscire dalla crisi bisognasse far lavorare e guadagnare di più i lavoratori aumentando e detassando le ore di straordinario, a quella opposta di ridurre il lavoro ed il salario agli occupati. Inoltre, l’utilizzo degli ammortizzatori per evitare i licenziamenti non è una novità e non lo diventa se si decide di usarli in modo più flessibile riducendo i giorni di lavoro settimanali.
Appare per questo poco comprensibile il consenso intorno ad una proposta che non costerebbe niente alle imprese, poco allo Stato, e un po’ di più ai lavoratori. L’unica voce fuori dal coro è stata quella del Pdci con le dichiarazioni del responsabile Lavoro Pagliarini. Sorprendente invece il plauso di coloro che hanno visto in questa iniziativa di Sacconi la realizzazione del principio “lavorare meno-lavorare tutti”. Ben più ponderata la posizione della Cgil: si può aprire un confronto su strumenti di solidarietà ma nel quadro di tutele che evitano il distacco dei lavoratori dai posti di lavoro e comprendano tutti i lavoratori precari, ed aumentando in modo consistente gli investimenti del Governo.
Evitiamo scorciatoie propagandistiche: la crisi si affronta sostenendo l’economia reale, con interventi pubblici a favore di una politica industriale, l’ecosostenibilità e investimenti nella conoscenza; sostenendo l’occupazione, incrementando il Fondo per gli ammortizzatori sociali estendendoli a tutto il mondo del lavoro, incentivando le imprese a mantenere l’occupazione, stabilizzando i precari in tutti i settori pubblici; sostenendo i redditi, rinnovando tutti i contratti aperti, restituendo il “fiscal drag” ed alleggerendo il peso fiscale su lavoratori e pensionati, congelando gli aumenti di prezzi e tariffe; sostenendo lo stato sociale, ampliando l’offerta pubblica di servizi alla persona, l’edilizia pubblica e sociale e rafforzando la natura pubblica e universalistica di previdenza, sanità e istruzione, mentre con il libro verde di Sacconi si vogliono privatizzare.
Per queste ragioni dopo la riuscita dello sciopero generale della Cgil dello scorso 12 dicembre, bene hanno fatto la Funzione Pubblica e la Fiom a proclamare lo sciopero generale con manifestazione nazionale il prossimo 13 febbraio, affinché le ragioni dei lavoratori e delle lavoratrici continuino ad essere rappresentate dalla lotta e dalla mobilitazione.
Vincenzo Moriello
Segretario generale Funzione pubblica Cgil Lombardia


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