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Riprende la campagna sulla paura

Autore: . Data: lunedì, 26 gennaio 2009Commenti (0)

I sondaggi danno governo e Pd in calo e puntuale come un orologio svizzero riprende la caccia allo straniero e Roma torna ad essere la città dell’incubo.

pauraNelle ultime ore la strategia della paura è ripartita a gran velocità. Alcuni terribili e ripugnanti reati di stupro sono stati compiuti a Roma e Guidonia, ma per le forze politiche e i media la capitale è diventata una città da ‘Arancia meccanica’.

Bloccato da una totale assenza di proposta politica, mentre la crisi divora decine di migliaia di posti di lavoro, il Palazzo cavalca gli argomenti ‘facili’ e si prepara alle prossime elezioni europee. Il rilancio della strategia della paura arriva puntuale dopo gli ultimi sondaggi che danno il governo in calo ed il Partito democratico in una crisi senza precedenti.

In altre parti d’Italia si segnalano analoghi episodi di violenza contro le donne, ma per motivi che appaiono oscuri vengono ignorati o raccontati con ‘pacatezza’. Un esempio lo si trova in una notizia di RaiNews24 del 24 gennaio. In un articolo dal titolo “Violenza sessuale a Roma, Brescia, Genova. Riprende la polemica sulla sicurezza” era descritto un episodio avvenuto a Brescia: “..due romeni e un polacco sono stati arrestati con le accuse di concorso in sequestro e rapina aggravata ai danni di una ragazza romena di 19 anni. La ragazza era sola nel suo appartamento, in un quartiere periferico, in attesa di un connazionale quando, verso le 21.30, hanno suonato alla porta. Nel momento in cui ha socchiuso il battente per vedere di chi si trattasse, tre uomini hanno fatto irruzione in casa e dopo averla picchiata l’hanno violentata a turno”.

Come si nota la vittima non è italiana, la notizia non ha coinvolto la passione civile dei media, nessuno ha aperto alcuna polemica nazionale sull’avvenimento. Per le vicende di Roma e Guidonia è stato diverso.

In un’intervista all’Unità, il parlamentare del Pd ed ex prefetto, Achille Serra, ha dichiarato: “Aumentano stupri, omicidi, rapine. Alemanno ha speculato sul caso Reggiani ma, com’erano ingiuste le accuse a Veltroni, ora non si può imputare a lui se c’è uno stupro in periferia. Bisogna prevenire con illuminazione e telecamere, rendere le pene immediate e certe. Il vero problema del sindaco è un altro. Dopo le promesse, ‘Manderemo via i rom, cacceremo i clandestini’, non ha risolto la questione dei nomadi”.

Ed eccoci qui: gli stranieri, i romanì (che spessissimo non sono nomadi da decenni) e i rumeni.

Il reato di stupro avviene, come poche volte si ricorda, per la maggior parte ad opera conoscenti: il 23,5 per cento da parte di amici, il 15,3 da parte di colleghi o datori di lavoro. Le violenze sessuali subite da parte di coniugi, ex coniugi o conviventi rappresentano il 5,3 per cento del totale; quelle da parte di estranei sono il 18,3, quelle da parte di conoscenti occasionali il 14,2.

Inoltre la Questura di Roma parla di un calo di violenze sessuali tra il 2007 e la fine del 2008 nella Capitale del 10,74 per cento. Questi dati non debbono certo indurre al silenzio, ma denotano la strumentalità con la quale si utilizza lo strupro da parte di stranieri (una minoranza rispetto al fenomeno) per lanciare campagne xenofobe e di istigazione al terrore.

La violenza sessuale avvenuta a Capodanno a Roma vedeva implicato un cittadino italiano. Il responsabile e reo confesso ha ottenuto gli arresti domiciliari perchè la legge prevede che in caso non sussitano alcune condizioni (inquinamento delle prove, pericolo di reiterazione del reato, pericolo di fuga) debbano essere concessi. Alcuni media, il sindaco Alemanno, il ministro Alfano hanno lanciato, in questo caso una campagna ‘giustizialista’: “Decisione sbagliata”, cosa che non è vera, ma pur di alimentare lo stato di paura nell’opinione pubblica i ‘garantisti’ (quando si tratta di reati eccellenti) diventano inesorabili.

Mentre si cercano i violentatori di Primavalle, quartiere rromano dove è avvenuta l’ultima violenza sessuale, senza che ci sia certezza sull’identità dei reponsabili, è partito lo sgombero delle baracche nelle quali sopravvivono gli immigrati. Salvo che non è chiaro dove queste persone debbano andare dopo le demolizioni.

Sullo stupro di Guidonia e sulla ricerca dei colpevoli in una cronaca si leggeva: “L’attività di controllo dei carabinieri del Comando Provinciale di Roma e di quelli dell’ottavo Battaglione Lazio non si è limitata soltanto all’area dove è avvenuta la violenza sessuale di gruppo della scorsa notte e alle zone circostanti il fiume Aniene, ma è continuata con rastrellamenti di casolari abbandonati e ruderi ubicati nelle località di Colle Fiorito, Villalba, Tivoli terme, Campolimpido, Favale, Settecamini. In via di Salone, presso l’omonimo campo nomadi, e negli altri campi ed insediamenti abusivi della Capitale i militari hanno continuato i loro controlli con l’ausilio anche di unità cinofile e di elicotteri dell’Arma che hanno sorvolato l’intero territorio Capitolino”.

Uno secenario di guerra.

Il clima di paura, le polemiche sulle strade più o meno illuminate, il rimpallo di responsabilità tra centro-destra e centro-sinistra è ripreso. Mentre nei giorni scorsi una ben più allarmante notizia ha per qualche ora occupato l’attenzione di partiti e media.

In una operazione denominata Orchidea i Ros e la Dda di Roma hanno affrontato una organizzazione dedita tra l’altro al narco traffico. Le indagini avrebbero portato a far luce su una struttura criminale che vedrenne la capitale al centro di una complessa rete di distribuzione di droga e reati di altro tipo. Sembrerebbe che le sostanze stupefacenti prodotte in Colombia, arrivate in Spagna e  Olanda da lì vengano spedite a Roma e poi distribuite nel resto del Paese. I proventi del narcotraffico nella capitale servirebbero per acquistare negozi e nutrire l’inferno dell’usura, la ricettazione di preziosi, l’esercizio abusivo dell’attività finanziaria fino al possibile controllo delle aste del Banco dei Pegni.

Il colonnello Mario Parente, vicecomandante dei Ros, a proposito di ‘Orchidea’, ha parlato di una rete “punto di riferimento per diversi gruppi criminali mafiosi: non solo storici clan camorristici, ma anche di Cosa nostra siciliana e pugliesi” che gestiscono ciascuno i propri affari illeciti, ”infiltrando il mercato legale, senza contrasti tra loro ”.

La lotta al crimine organizzato, però, forse non porta voti al Palazzo ed allora non serve parlarne troppo. Per gli stranieri di politiche di integrazione neppure a parlarne. Fanno più comodo gli sgomberi e le strategie di espulsione per guadagnare consenso.

Le donne stuprate, vittime già di orrende violenze, finscono del tritatutto della strumentalizzazione politica, insieme alle migliaia di stranieri senza alcuna colpa, ma trattati come criminali invasori.

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