Muccino sfida Internet con ’7 anime’
Il regista che preferisce raccontare passioni e intrighi degli adolescenti, chiede agli internauti di non divugare il suo fim ‘Sette anime’ sulla grande rete.
Ai tempi di Internet nulla è segreto: al pettegolezzo della grande rete non si sottraggono di certo le trame dei film che vengono divulgate senza tregua. E l’appello dei distributori italiani di ‘Sette anime’, il secondo film americano di Gabriele Muccino con Will Smith, che esce oggi in 600 copie, fa tenerezza ma in fondo coglie nel segno.
‘Sette anime’, o meglio ‘Seven pounds’ nel più coerente titolo americano (perché i pesi della colpa, dell’amore e della morte sono l’anima del film) è una storia che, come tutte quelle ‘larger than life’, richiede un pubblico puro, bambino ma non per questo, come vorrebbero forse alcuni critici, infantile.
Saperne un po’ di meno (e alla fine il film spiega addirittura un po’ troppo) è una condizione essenziale per godersi l’enigmatico, determinato e tuttavia smarrito Will Smith, così bravo ed intenso da tenere in piedi anche una sceneggiatura su cui, evidentemente, tra tagli, ripensamenti e andirivieni temporali, si è lavorato parecchio.
Muccino, sulle cui dimestichezza con la macchina da presa ci sono pareri molto divergenti, farà storcere il naso a chi ha deciso che il cinema non è fatto per temi grandi e pericolosi come l’amore, la generosità , il senso di colpa, la vertigine della morte. Ma dimostra, proprio come alcuni di quei registi Usa cui evidentemente si ispira (da Michael Mann a Alejandro Gonzales Inarritu), che resta invece l’arte migliore per rappresentarli.
Il resto del cast, l’abbagliante e vulnerabile Rosario Dawson in testa, gli danno una bella mano.


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