‘Liberazione’ in agonia
Il declino inarrestabile del quotidiano del Prc al centro di un conflitto politico tra la maggioranza di Ferrero e la minoranza del partito.
Il prossimo 12 gennaio Pero Sansonetti dovrebbe essere destituito dalla direzione del quotidiano di Rifondazione comunista, ‘Liberazione’. La vicenda, per certi aspetti surreale, vede il giornale in una crisi finanziaria e di vendite di dimensioni spaventose, con circa tre milioni di euro di passivo ripianato dal partito nello scorso anno e non oltre 6000 copie vendute, sebbene l’organico del giornale sia molto numeroso e costoso.
Il direttore Sansonetti, quello di “Luxuria come Obama”, schierato con la minoranza del partito, ha collocato il giornale su un piano fortemente critico nei confronti della segreteriaFerrero e della linea del Prc e considera legittima la sua posizione di ‘indipendenza’, sebbene abbia sottoscritto un contratto nel quale assumeva l’incarico di dirigere un Media espressione della politica di Rifondazione.
Con lui la redazione, che nonostante un calo massiccio delle vendite, non ritiene il quotidiano in crisi. Nello scorso anno era stata avviata un’esperienza di free press, che oltre ad indebitare ulteriormente Liberazione non aveva sortito alcun effetto rispetto alla capacità comunicativa di Rifondazione.
Sulla possibile destituzione di Sansonetti si è epressa Ritanna Armeni, editorialista, ex membro del Consiglio di amministrazione del quotidiano ed in passato ‘singolare’ partner di Giuliano Ferrara a La7, nel programma Otto e Mezzo, noto anche per la sua disamante faziosità e non certo orientato a sinistra.
La giornalista, un tempo addetta stampa di Bertinotti, in relazione alla possibilità di nominare un direttore politico ed uno responsabile, come è spesso avvenuto in numerosi quotidiani, ha detto: “E’ ridicola una doppia direzione e, sottolineo tre volte, ridicola: è una pessima operazione che uccide un giornale fortemente innovatore, con un ottimo direttore e dice di quali intenzioni ed intenti innovatori possa esser animata questa sinistra”.
L’Armeni sembrerebbe aver deciso di lasciare non solo il giornale, ma anche il partito, anticipando una scissione della minoranza che è nell’aria da mesi. Per nulla preoccupata dallo scarso gradimento del giornale da parte dei lettori ha, poi, aggiunto: “E come tutte le esperienze anche questa di Rifondazione, di certo di quella Rifondazione nata 14 anni fa, è, per me, finita”, sostenendo che “il CdA di cui facevo parte è stato destituito dopo che aveva messo a punto un piano di ristrutturazione per arrivare al pareggio a fine 2009″.
In realtà il piano di cui parla Armeni non è mai stato chiaro e la scelta di procedere prima dell’estate nella realizzazione della free press conteneva al suo interno vistosi errori di valutazione, strategia editoriale e marketing strategico. Immaginare un’effettiva chance di ‘salvare’ Liberazione (per altro del tutto incapace di occupare uno spazio sul Web) sulla base delle indicazioni dell’attuale direzione e di un consiglio di amministrazione del quale non fanno parte specialisti appare illusorio.
Ferrero aveva ventilato l’idea di vendere il quotidiano a Luca Bonaccorsi, che sembrava vicino a Bertinotti e che curava la distribuzione della rivista dell’ex leader di Rifondazione ‘Alternative per il socialismo’.
Dopo alcune prese di posizione dello psicoanalista, Bertinotti avrebbe deciso di allontanarsi da Fagioli e da suo distributore.
Bonaccorsi, proprietario di un altra rivista, ‘Left’, è anche un seguace di Massimo Fagioli, psicoanalista noto per aver definito Sigmund Freud “un imbecille che non ha scoperto nulla” e per aver messo in condizione di dimettersi tra le proteste un certo numero di direttori della sua testata.
In questo stravagante intreccio di vicende editoriali, politiche e personali si è inserito l’agonizzante quotidiano del Prc. In realtà al centro della querelle c’è la resa di conti tra maggoranza e minoranza e l’uso di Liberazione come strumento per accellerare o decellerare la crescita contraddizioni nel partito.
Adesso si vedrà come si schiererà Bertinotti, se Ferrero arrivera al ‘dimissionamento’ di Sansonetti, se la minoranza si ricomporrà nella difesa del direttore o se invece l’agonia di Liberazione non diventerà il penultimo respiro di un gruppo di persone (maggiornaze e minoranza) che hanno dimenticato i propri elettori per giocare al potere sul nulla.


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