cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Le bandiere di La Russa

Autore: barbera. Data: lunedì, 12 gennaio 2009Commenti (0)

La crisi d Gaza è diventato un devastante intreccio di violazioni, fraintendimenti, manipolazioni. Mentre in Medio Oriente si muore.

la_russaIl ministro della Difesa, Ignazio La Russa, un tempo militante del Movimento sociale italiano quando quel partito rappresentava i neofascisti, non ha del tutto compreso quello che ha detto il suo leader, Gianfranco Fini: “Sono convinto e non da oggi che la destra politica italiana e i giovani devono riconoscersi in alcuni valori: i valori della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Sono valori tipici di ogni democrazia e a pieno titolo antifascisti”.

Insomma, il ministro della Difesa è a digiuno di democrazia. Perchè? Dopo una manifestazione a Milano contro l’aggessione di Israele alla Striscia di Gaza, La Russa ha dichiarato. “Nulla da obiettare alle manifestazioni, che sono tutte legittime se non sono violente e provocatorie, nè vogliamo negare ad alcuno il diritto di preghiera. Ma a Milano una legittima manifestazione si è conclusa in una volutamente provocatoria moschea a cielo aperto e, quel che è peggio, in un’occasione di odio, bruciando bandiere di un Paese amico”.

La Russa è un sostenitore della Libertà senza conoscerne bene i fondamenti e questo non è un bene per chi governa le forze armate. Così è il caso di ricordare un paio di cose.

Nella ormai dilagante disinformazione ed a causa di una grave ignoranza diffusa sull’argomento ‘diritti civili’ dovrebbero essere note due sentenze della Corte suprema degli Stati Uniti. Al parlamentare-ministro del Pdl ed a molti cittadini.

Si tratta delle sentenze “Texas contro Johnson” e “United States contro Eichman”. Si rifersicono a due episodi nei quali altrettanti cittadini americani bruciarono la bandiera degli States. La Corte Suprema, chiamata a decidere sulla ‘legittimità’ delle sanzioni comminate da tribunali localì, stabilì che erano anticostituzionali perchè violavano il Primo emendamento.

Sul suolo americano se un cittadino decide di voler bruciare la bandiera ha diritto a farlo perchè quello è considerato un modo per esprimere le proprie opinioni politiche e quindi la scelta deve essere rispettata o  comunque non è punibile.

Il Primo emendamento della Costituzione degli Usa, infatti, recita: “Il Congresso non può fare leggi rispetto ad un principio religioso e non può proibire la libera professione dello stesso: o limitare la libertà di parola, o di stampa; o il diritto delle persone di riunirsi pacificamente in assemblea, e di fare petizioni al governo per riparazione di torti”.

L’Italia, sul tema dei diritti civili, è molto lontana dagli Usa, almeno per quanto riguarda la legislazione, ed esistono due distinti reati in relazione al vilpendio della bandiera. Per quella nazionale la legge 24 febbraio 2006, n. 85 (Gazzetta Ufficiale n.60 del 13 marzo 2006) ha apportato modifiche ai reati di opinione, stabilendo che “chiunque vilipende con espressioni ingiuriose la bandiera nazionale o un altro emblema dello Stato è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000″.

Per l’offesa alla bandiera o ad un altro emblema di uno Stato straniero, invece, c’è un’ammenda da 100 a 1.000 euro.

Quindi, il ministro potrebbe aver ragione nel dire che bruciare una bandiera è “occasione di odio”? C’è una sanzione pecuniara ed è possibile fare unaa valutazione è politica sul fatto. Il primo elemento è chiaro, la multa, mentre sul secondo c’è da riflettere. Perchè il dissenso e la protesta (se si manifestano in modo pacifico) sono ‘odiosi’ nei regimi totalitari. Altrove sono solo ‘pensieri’. E bruciare una bandiera non è in nessun caso un atto violento.

Poi c’è una cosa che La Russa ha dimenticato. Il 22 gennaio del 2002 la Camera votò ‘no’ alla concessione dell’autorizzazione a procedere nei confronti di Umberto Bossi per l’accusa di vilipendio alla bandiera italiana, quando quel reato era punito ben più duramente di adesso dalle leggi italiane. L’aula di Montecitorio confermò le decisioni dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere che aveva giudicato ‘insindacabili’ le affermazioni dell’allora ministro per le Riforme considerandole “opinioni espresse nell’esercizio delle sue funzioni” come recita l’articolo 68 della Costituzione. Il no alla concessione all’autorizzazione passo con 311 a favore contro 185 contrari.

Cosa fece o disse il ministro della Difesa? Dopo aver votato a favore della ‘non punibilità’ di Bossi e risponendo agli esponenti del centro-sinistra che lo volevano far processare (meno Rifondazione comunista e a titolo personale, l’allora Ds diessino Antonio Soda), La Russa (allora in An) rinfacciò al centrosinistra di avere “un doppio comportamento” verso Bossi. “Due anni fa – sostenne nella veste autorevole di capogruppo di An alla Camera – esattamente l’11 gennaio 2000, la Camera votò a favore dell’insindacabilità di Bossi con i voti determinanti del centrosinistra, allora al governo”.

In quell’occasione Bossi era stato accusato di aver risposto a una signora che esponeva il tricolore da una finestra con le seguenti parole: “Il tricolore lo metta nel cesso, signora. Ho ordinato un camion a rimorchio di carta igienica tricolore, personalmente, visto che è un magistrato che dice che non posso avere la carta igienica tricolore”.

“Ma non basta – sottolineò La Russa – in quell’occasione Bossi non ritrattò le sue affermazioni, come invece ha fatto ieri con noi… E ciononostante l’Ulivo lo salvò perchè lo stava ancora corteggiando…”.

Ecco un esempio di strumentalità, che richiama due diverse idee dei principi di democrazia. Quelli assoluti, come accade negli Stati Uniti, e quelli relativi, come avviene in Italia. Per Bossi la bandiera può essere vilipesa perchè è un alleato, mentre altri non sono autorizzati a farlo perchè sono avversari. Il fascismo.

Il ministro La Russa è il fedele interprete di una malattia gravissima che affligge la politica nazionale: il piegare tutto alle proprie utilità, senza in nessun modo tener conto del diritto. In che modo definire la patologia? Tendere a fare i propri interessi?

Come si nota, ancora, il centro-sinistra non è immune da questa tendenza, perchè in quella lontana occasione voleva punire un ‘reato di opinione’. E le opinioni si possono discutere, non annullare.

L’odio, quindi, è del tutto inesistente. Bruciare la bandiera significa, anche se in modo molto radicale, eprimere il proprio dissenso verso il comportamento di un governo e si spera che un giorno anche in Italia sia scritto un ‘Primo emendamento’ come quello americano.

Sul considerare la preghiera un fatto ‘provocatorio’, poi, i commenti non sono necessari. Può farli solo chi vuole seminare, come si potrebbe dire? Odio?

Roberto Barbera

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Articoli correlati

Informativa

Lascia un commento

Usa il modulo sottostante per commentare. Se sei già registrato, effettua il log-in. Puoi anche abbonarti ai commenti di questo articolo via RSS.

Tag HTML consentiti:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008