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Lampedusa in sciopero

Autore: . Data: mercoledì, 28 gennaio 2009Commenti (0)

Ieri era il Giorno della Memoria si ricordavano le vittime del razzismo nazifascista. A Lampedusa si scioperava contro il Centri di identificazione ed espulsione.  Uno strano controsenso.black_and_white_handsL’Italia, non solo quella raccontata dai media, sta diventando un Paese insensibile. Ieri era il Giorno della Memoria, si ricordava lo sterminio di ebrei, romanì, omosessuali, malati psichiatrici, avversari politici compiuto dai nazifascisti poco prima ed a cavallo della Seconda guerra mondiale.

Mentre si distribuivano al vento parole di condanna contro il razzismo, la discriminazione, l’oppressione dei più deboli a Lampedusa gli abitanti del’isola, guidati dal sindaco Dino De Rubeis, manifestavano contro l’apertura del Centro di identificazione ed espulsione, che solo nel nome descrive un oscuro modo di affrontare il tema dell’immigrazione.

Il consiglio comunale aveva indetto 12 ore di sciopero generale per consentire una partecipazione massiccia della popolazione. L’iniziativa prevedeva una cerimonia di commemorazione dei migranti deceduti nei viaggi dall’Africa alle coste italiane. Migliaia di esseri umani in fuga dalla guerra, dalla povertà, dal sottosviluppo ed alla ricerca di una vita migliore, morti nell’attraversare un mare spesso ostile, ma certo più benevolo della terra dalla quale fuggivano e di quella dove pensavano sarebbero stati accolti con generosità.

Per il ministro Maroni nel nostro Paese “non esiste un’emergenza sicurezza, non esiste un’emergenza criminalità organizzata, esiste un’emergenza immigrazione clandestina”.

Non sono mafia, ‘ndrangheta, camorra, usura, traffico di donne, narcotrafficanti i problemi principali. Sono i migranti.

Roberto Calderoli, ministro per la semplificazione legislativa (che vorrà dire?) e collega leghista di Maroni ha aggiunto: “Capisco gli abitanti di Lampedusa, non chi fa sciacallaggio politico. Io avrei destinato all’ospitalità in attesa di rimpatrio una delle isole che un tempo erano usate come carceri: l’Asinara, per esempio. Ma immagino le reazioni degli ambientalisti”. Forse perchè i migranti, da relegare in una colonia penale, sono anche inquinanti, secondo lui.

De Rubeis, concludendo la manifestazione ha detto: “Questa struttura, un centro che doveva servire per la prima identificazione, in questi ultimi tempi è diventato un campo di concentramento”.  Quindi a continuato ribadenso che “la scelta di fare di Lampedusa un carcere a cielo aperto è sbagliata”. Il primo cittadino ha insistito nel no al progetto del ministro dell’Interno di realizzare un Centro di identificazione ed espulsione dove trattenere fino al rimpatrio forzato i migranti che giungono a Lampedusa, il sindaco ha respinto le accuse provenienti da aree del centro-destra di fomentare la piazza: “Non siamo in uno stato di diritto se non c’è libertà di manifestare”, ha affermato.

In piazza tra migliaia di isolani anche due ex sindaci, Salvatore Martello e Giovanni Fragapane. Martello ha censurato la “politica della Lega e del governo”, che “è fallimentare e porterà Lampedusa alla rovina”. Fragapane, invece, rivolgendosi al ministro Maroni, ha affermato: “Lampedusa fa parte dell’Italia dal 1860 e lo è stata fino a stamattina. Da domani non lo sappiamo piu’”.

Save the Children ha distribuito un dossier ”Accoglienza e tutela dei diritti dei minori nel centro di Lampedusa” che contiene dati agghiccianti. Fino a 37 giorni di permanenza nel centro di soccorso prima del trasferimento in comunità d’ accoglienza, mancanza di posti letto, scarse condizioni igieniche e inadeguate procedure per l’accertamento medico dell’ età.

Nel rapporto si legge che nel 2008  sono giunti nel centro siciliano 2.646 minori, per la maggior parte non accompagnati da adulti, in fuga da Egitto (25 per cento), Eritrea (15 per cento), Nigeria (13 per cento), Palestina (11per cento), e Somalia (9 per cento). Hanno generalmente un’età compresa tra i 16 e i 17 anni, ma ve ne sono anche di età inferiore. Mentre sono 81 quelli arrivati nel solo mese di gennaio 2009.

Save the Children denuncia le condizioni precare di alloggio. Nel Centro di soccorso e accoglienza i minori non accompagnati vengono alloggiati insieme alle donne in un’unica struttura che dispone di circa 60 posti letto, per cui molti ragazzi sono stati costretti a dormire, nel mese di dicembre, all’aperto su materassi di gomma sistemati sull’asfalto, sotto teli per riparasi dalla pioggia. Inoltre, spesso anche la distribuzione di vestiario, kit igienici e beni di prima necessità è risultata inadeguata così come le generali condizioni igieniche.

L’organizzazione esprime inoltre grande preoccupazione sul Centro di Identificazione ed espulsione (Cie): ”C’è il pericolo – ha affermato il direttore generale Valerio Neri – che i minori possano venire erroneamente identificati come adulti sulla base del solo accertamento medico, immediatamente trasferiti e rimpatriati, senza la possibilità di appellarsi contro la decisione relativa alla loro identificazione”.

In una situazone del genere il presidente del comitato “Sos Isole Pelagie”, Salvatore Cappello ha detto: “Non ci resta che consegnare le licenze commerciali e abbandonare Lampedusa per andare a vivere in Sicilia. Consegniamo le tessere elettorali e le licenze commerciali e trasferiamoci in massa in Sicilia perchè qui se dovesse essere realizzato il centro non ci sarebbero più aspettative per vivere serenamente e degnamente sull’isola”.

Il Giorno della Memoria è stato ricordato nelle parole di chi parlando del passato non vuol comprendere che l’esclusione, il razzismo, il giudizio sono state le cause di quella tragedia. Quel fantasma, in veste diversa, continua ad atterire esseri umani e popoli interi, discriminati perchè poveri, disperati, soli, di un’altra razza.

E non è da meno, in questa colossale opera di disumanità, gran parte della società italiana. Ad ascoltare le radio locali, nel leggere blog e commenti, sembra diventato motivo di orgoglio parlare di ‘negri’, ‘rumeni’, ‘nomadi’ con toni di disprezzo, chiedendo di “cacciarli via”.

Un Paese non in grado di comprendere l’importanza dei diritti civili è un Paese perso. Osservando anche i dati di lettura di InviatoSpeciale si scopre che anche i nostri visitatori preferiscono altri argomenti, non amano interessarsi di immigrazione.

Le campagne sulla paura servono a guadagnare voti, a distruggere le coscienze ed a permettere di dimenticare.  In un video  Salvatore Borsellino parla della strage nella quale fu ucciso suo fratello.

Non è affatto vero che in Italia l’emergenza è quella dell’immigrazione.



CHI HA UCCISO IL GIUDICE PAOLO BORSELLINO-
by inviatospeciale
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