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La crisi? Non è una quisquiglia

Autore: . Data: giovedì, 22 gennaio 2009Commenti (0)

Dopo che il premier Berlusconi, per settimane, ha ridimensionato l’impatto della situazione economica nella vita dei cittadini, è arrivata la dura replica del segretario Cgil Epifani

tremontiLa crisi economica secondo Berlusconi? Sarebbe “importata”, in quanto “l’economia è sana, come se si trattasse di una crisi ciclica”.

E ancora: “All’America, alle istituzioni internazionali che segnalano la drammaticità della crisi, e chiedono una risposta eccezionale, corrisponde un’Italia che esprime una visione modesta della crisi stessa e dei suoi effetti. Una visione che anche Tremonti fa propria”.

Così Guglielmo Epifani, intervenuto ieri per commentare la drammatica situazione economica che attraversa il Paese. “Sottostimando gli effetti della crisi – ha aggiunto il segretario Cgil – si evita di dare un governo alla crisi stessa. Se tendi a sottovalutare, sei portato a non fare nulla, a non misurarti con un progetto, e cioè su come la crisi possa cambiare in meglio il sistema produttivo, il sistema sociale, il welfare. Ti inibisci il processo riformatore del futuro”.

A proposito di riforme: è piuttosto stupefacente che il governo non si ponga il problema di quale futuro si possa costruire su una base occupazionale dilaniata dal precariato.

Tra coloro che hanno perso il posto di lavoro perché precari, chi è finito in cassa integrazione senza prospettive e chi si è trovato espulso dal ciclo produttivo a 50 anni, che società si può immaginare?

Il governo ha risposto con un decreto anti-crisi. “E’ insufficiente – replica Epifani – Non si può più procedere a tentoni”, per esempio sul futuro dell’Auto, sulla sfida del cambiamento energetico piuttosto che sulla riforma degli ammortizzatori sociali. “Si rischiano ingiustizie sociali clamorose a danno dei più deboli lasciati senza nessuna tutela. In più, sul fisco il governo fa orecchio da mercante. Sui redditi si può dire che la riduzione dei prezzi conseguente alla recessione in arrivo può alleggerirne il peso sulle retribuzioni e sulle pensioni ma questo non nasconde il fatto che si sta realizzando una nuova grande redistribuzione contro il lavoro dipendente e le pensioni”.

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