Kakà, lo sceicco e gli schiaffi alla miseria
Nel gotha del calcio mondiale è entrato anche il Manchester City, fratello povero (fino a ieri) del blasonato United. Merito del nuovo padrone, che spende e spande. Alla faccia della crisi
Non ci si fa più caso. Quando i telegiornali arrivano alla pagina sportiva del calciomercato e sparano qua e là le cifre delle compravendite milionari, i telespettatori alzano spallucce. Come dire: si sa che funziona così.
Eppure fa un certo effetto, in tempi di tracollo economico proprio mentre gli altri titoli dello stesso telegiornale denunciano la violenza della crisi, i fallimenti delle banche, i prezzi della verdura o la difficoltà ad arrivare alla quarta settimana del mese, apprendere della “superofferta del Manchester City”.
Veniamo ai fatti. Il team inglese (fratello povero del blasonato Manchester United almeno fino a quando non lo ha acquistato lo sceicco Mansour) ha offerto 100 milioni di euro al Milan per aggiudicarsi l’attaccante brasiliano Kakà, anche se ieri ha negato l’entità della cifra.
Rimane il fatto che il circo dei media ha snocciolato tutti i paragoni possibili con gli altri Paperon de’ Paperoni del calcio internazionale: dall’Inter di Moratti, al Milano berlusconiano e – buttando l’occhio fuori casa – fino al Chelsea stellare del magnate russo Abramovich.
Lo stesso Presidente del consiglio italiano (pur innamorato calcisticamente del talento carioca) ha alzato le braccia, affermando che pare “difficile impedire che Kakà vada via”.
A quanto pare, però, lo sceicco non intende fermarsi qui. L’ultimissima indiscrezione lo dà sulle tracce di Josè Mourinho, tecnico dell’Inter. Che porta con sé la fama (non immeritata, fino ad oggi) di buon “gestore” dei team che possono permettersi di assemblare campioni, ma che per ora ha declinato l’invito: “Sto bene qui”.
Eppure anche Mansour, ha scritto il quotidiano inglese “The Sun”, non è immune dagli effetti della crisi internazionale. Secondo il tabloid avrebbe infatti “bruciato” ben 440 milioni di sterline (quasi 500 milioni di euro) per il crollo delle azioni della Barclay: una quantità di denaro tale, ha puntualizzato il giornale, che “equivale al prodotto interno lordo del Gambia”.
Restiamo in febbrile attesa delle prossime puntate della Dynasty pallonara.


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