Kakà , la barzelletta che non fa ridere
Dopo una settimana di grottesco psicodramma, salta l’affare calcistico dell’anno. Ora va in scena la burletta delle “indignazioni” e dei rimpianti
Si trasferirà o no al Manchester City? Per una settimana nei salotti del calcio nostrano non si è parlato d’altro che dell’ipotetico trasferimento del fantasista brasiliano del Milan Kakà all’ex fratello povero del più quotato Manchester United.
Le voci sull’imminente compravendita avevano fatto scalpore sia per la cifra stratosferica dell’affare (circa 100 miliardi, o forse di più) sia per le caratteristiche del possibile acquirente, vale a dire un ricco sceicco di nome Mansour, neopadrone del “City”.
Non ci sono state risparmiate né le “inquietudini” del premier Berlusconi (che, incidentalmente, è anche presidente del più antico team calcistico meneghino) né tantomeno gli psicodrammi dei tifosi rossoneri a suon di striscioni ironici e strappalacrime, esposti sabato sera dalle tribune dello stadio Meazza durante Milan-Fiorentina.
Ora è la volta dell’arrabbiatura dei dirigenti inglesi, una volta appurato che Kakà non sarà loro ceduto: il Milan si sarebbe inchinato sotto la spinta di pressioni politiche e dell’opinione pubblica.
Questa, almeno, la versione di Garry Cook, presidente esecutivo del club inglese, che ha sparato a zero sul Milan: “Kakà era in vendita, ma noi non siamo mai riusciti a parlare con il giocatore. Se volete la mia opinione, il Milan lo ha isolato. Lo ha blindato, sotto il peso della pressione politica e dell’opinione pubblica”.
“Il giocatore – ha aggiunto – era chiaramente in vendita. Avevamo raggiunto un accordo confidenziale già diverse settimane fa, ma il Milan l’ha imbottigliato. Dopo tre o quattro incontri era parso abbastanza chiaro che Kakà fosse in vendita e noi eravamo stati piuttosto chiari sull’intenzione di ingaggiarlo. Nell’ultimo incontro però sono emerse questioni che non potevano essere risolte, credo che la politica e la pressione dell’opinione pubblica abbiamo di fatto cambiato lo scenario”.
“A Milano – ha proseguito il dirigente inglese – ci hanno fatto accomodare in una stanza, senza cibo o bevande. Abbiamo fatto alcune domande e in particolare abbiamo chiesto dei rappresentanti del giocatore. Semplicemente, non ci hanno saputo rispondere: volevano solo parlare di quanto avremmo pagato il giocatore. Abbiamo deciso di non entrare nei dettagli e non abbiamo fatto un’offerta al calciatore”.
Rifiutata sdegnosamente. Ora ci sarà anche spazio per chi vorrà far credere che Kakà è rimasto per questioni di cuore.


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