Gli israeliani alle porte di Gaza
L’aggressione prosegue verso un obiettivo politico-militare incomprensibile. Tel Aviv andrà avanti fino a quando il mondo lo permetterà .
Come da copione Israele ha ignorato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che chiedeva il cessate il fuoco. Per quanto riguarda Hamas anche la formazione palestinese ha criticato l’accordo, ma la fine delle ostilità non dipende dalle sue decisioni, perche sono le Idf (Israel Defense Forces) che in questo momento conducono le operazioni.
Con una dichiarazione stupefacente l’ufficio del primo ministro israeliano ha comunicato che la risoluzione dell’Onu “non è praticabile” e che l’invasione proseguirà fino a che non si fermeranno i razzi di Hamas. Risulta evidente che questa opzione è del tutto illusoria. Vuol dire chiedere ai palestinesi la resa incondizionata e questo non è possibile in assenza di colloqui politici.
Oggi caccia israeliani e truppe di terra stanno continuando a colpire obiettivi a Gaza, mentre i palestinesi lanciano alcuni razzi contro il sud di Israele. Questa mattina all’alba i bombardieri hanno colpito la base, ormai abbandonata, delle forze di sicurezza di Hamas a Khan Younis, nel sud, un mercato a Beit Lahiya, nei pressi del confine nord con Israele e diversi edifici nella zona di Gaza City.
Sempre all’alba forze di terra israeliane sono state avvistate alla periferia di Gaza City, a circa 2 chilometri dal campo profughi di Shati, che si trova sulla costa, ma ancora non sarebbero entrate nella zona urbana.
Nella giornata di ieri altri 20 palestinesi sono stati uccisi, facendo salire il bilancio totale di due settimane di guerra a 780, secondo fonti ospedaliere di Gaza. Sul fronte israeliano, in totale, sono stati uccisi tre civili e 10 soldati.
Mentre la richiesta di controllare la forntiera tra la Striscia di Gaza e l’Egitto per impedire il rifornimento di armi di Hamas è stato uno dei punti al centro dei colloqui diplomatici di questi giorni, autorità militari statunitensi hanno affittato una nave cargo per trasportare 325 container di munizioni in Israele. Il quotidiano israeliano Haaretz informa che il Pentagono non considera il carico legato all’offensiva israeliana. Le armi sarebbero destinate ad un arsenale statunitense presente in Israele in base ad un accordo bilaterale del 1990: la richiesta per il carico era stata avanzata il 31 dicembre scorso e la nave dovrebbe arrivare non prima del 25 gennaio prossimo. Inutile aggiungere che le dichiarazioni statunitensi risultano ambigue.
Ieri l’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha chiesto un’indagine “credibile, trasparente e indipendente” su quanto accaduto a Zeitoun, nella Striscia di Gaza, il 4 gennaio scorso. Israele è sospettato di aver perpetrato “crimini si guerra”.
Un comunicato dell’ufficio dell’Onu per il coordinamento umanitario sostiene che all’inizio della scorsa settimana l’esercito israeliano ha bombardato una casa dove si trovavano 110 civili, di cui moltissimi bambini, uccidendone 30. Secondo diverse testimonianze i civili erano stati condotti in quel luogo proprio dai soldati israeliani “che hanno ordinato loro di restare all’interno”. “Ventiquattro ore dopo, le forze israeliane hanno bombardato a più riprese questa casa, uccidendo circa 30 persone”, continua il rapporto Onu. L’Onu definisce l’episodio “uno dei più gravi incidenti” avvenuti da quando è iniziata l’offensiva di terra israeliana nella Striscia di Gaza.
L’esercito israeliano nega come sempre. Un portavoce, il maggiore Avital Leibovich, ha detto: “Non conosciamo questo caso. Non è confermato che abbiamo attaccato quell’edificio”.
L’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Navi Pillay, ha confermato invece la volontà di far luce ed aggiunto che il rapporto dell’Onu costituirà la base per un’indagine su “eventuali crimini di guerra”. Il portavoce, Rupert Colville, ha spiegato che le indagini verificheranno se Israele ha realmente impedito l’accesso ai soccorsi per trasportare i feriti in ospedale.
Pillay, in un’intervista alla Bbc, ha insistito dicendo che l’incidente “sembra mostrare tutti gli elementi di un crimine di guerra”.
Intanto, pur quasi del tutto ignorate dai Media italiani sono numerose le iniziative per la pace.
Domenica 11 una catena umana per la pace sarà organizzata a Roma. L’iniziativa avrà inizio alle 10.30 da piazza piazza Venezia, nei pressi della sede delle Nazioni Unite e arriverà in piazza di Porta Capena. Tra promotori Luigi Nieri, Giulia Rodano, Massimiliano Smeriglio, Alessandra Tibaldi, Enrico Fontana, Alì Rashid. Alberto Castagnola (Rete Lilliput), Sergio Giovagnoli (Arci), Patrizio Gonnella (Antigone).
Lunedì 12 sarà la volta di Milano. Action for Peace e Libera università delle donne organizzano una manifestazione alla Rai di Corso Sempione “per rimettere in piedi la verità porta con te un paio di scarpe in più.ontro le omissioni, le faziosità , la mala informazione dei media sui fatti di Gaza/Palestina”.
Il 17 gennaio, manifestazione per la Palestina a Roma. “Stop al massacro di Gaza” e “Fermiamo il genocidio del popolo palestinese” sono le parole d’ordine di un corteo che partirà da piazza Esedra alle 15. L’iniziativa è organizzata tra gli altri da Forum Palestina, Comunità palestinese in Italia, Comunità arabe in Italia. Hanno aderito tra i partiti Prc, PdCI e Sinistra democratica.
Il 17 gennaio, la ‘Tavola per la Pace’ si riunisce ad Assisi. Flavio Lotti, coordinatore nazionale, ha detto: “Non vogliamo essere complici, è tempo di rompere il silenzio assordante dell’Italia”. Parteciperanno: coordinamento nazionale enti locali per la pace e i diritti umani, Arci, Acli, Agesci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera – associazioni nomi e numeri contro le mafie, Legambiente, associazione delle Ong italiane, Beati i costruttori di pace, Emmaus Italia, Cnca, Gruppo Abele, Cipsi, Banca etica, volontari nel mondo Focsiv, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli. «».
Il 18 gennaio partirà da Amman e farà tappa a Sderot un convoglio composto da Imam, Rabbini, cristiani e membri della società civile, organizzato dal Congresso Mondiale degli Imam e dei Rabbini per la Pace. Porterà alla popolazione mille tonnellate di prodotti di prima necessità . Il Congresso ha un sito per finanziare l’operazione www.imamsrabbis.org i versamenti serviranno all’acquisto di cibo e medicinali e saranno distribuiti a Gaza dalla Fondazione Hommes de Parole, Caritas, Onu e Croce rossa palestinese.
Ieri sono decine di dimostrazioni contro l’aggressione israeliana si sono svolte in tutto il mondo, da Ginevra a Jacarta, dal Sudamerica fino all’Algeria.


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