Gaza e il ‘caso’ TG1 di Riotta
Il servizo pubblico non sembra più l’editore di un giornale indipendente, ma il diffusore di un bollettino di propaganda militare.
In questi gorni di guerra spietata nella Striscia di Gaza il problema TG1 e Riotta sta diventando serio. Il più ascoltato telegiornale nazionale non cerca più nemmeno di piegare la realtà agli interessi di parte, ma arriva a nascondere o a censurare le informazioni.
Sia in Israele che nel resto del mondo un numero enorme di organizzazioni per i diritti civili, di solidarità internazionale, per la cooperazione stanno denunciando i crimini di Tsahal, l’esercito di Tel Aviv, e la catastrofica emergenza umanitaria che sta uccidendo centinaia di inermi cittadini.
La balla secondo la quale esiste una relazione diretta tra ebraismo e scelte politico-militari del governo di Tel Aviv è smentita dalla battaglia che le associazioni per i diritti umani ebraiche stanno combattendo in Israele e di cui nessuno rilancia notizia.
Nove gruppi per i diritti umani israeliani hanno inviato una petizione alla Corte suprema e nella quale si legge che “ottocentomila persone sono senza acqua. E’ iniziata la fuoriuscita di acque reflue nelle strade e Israele deliberatamente limita la distribuzione di diesel industriale, necessario per produrre elettricità ”. Le associazioni accusano il governo di colpire cittadini “già feriti dai terribili effetti delle operazioni militari [...] mentre esiste un crescente pericolo di di diffusione di malattie infettive”.
Le nove sigle infine chiedono alla Corte suprema di imporre ad Olmert la cessazione di questo atteggiamento “e di fornire alla popolazione civile quello di cui ha bisogno”.
Le organizzazioni sono: Gisha, Adalah, Association for Civil Rights in Israel, Bimkom, HaMoked, Physicians for Human Rights-Israel, The Public Committee Against Torture in Israel, Rabbis for Human Rights, Yesh Din.
In queste ore Amnesty International ha sollecitato “i ministri degli Esteri dell’Unione europea in riunione a Praga a compiere tutti gli sforzi possibili per fare pressioni su Israele affinchè ponga fine agli attacchi diretti contro i civili o gli edifici civili nella Striscia di Gaza o agli attacchi sproporzionati, e permetta l’accesso umanitario estremamente necessario nella regione”.
Raccontare una guerra per un giornalista ‘serio’ non vuol dire ‘prendere parte’, diventare il portavoce di qualcuno, assecondare i propri personali convincimenti. Perchè durante i combattimenti intorno alle persone armate ce ne sono altre, disarmate, che senza sapere neppure perchè muoiono, saltano sulle mine, sono terrorizzate e violentate e chiunque sia stato su un campo di battaglia non lo può dimenticare o nascondere.
Le parole del cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del ‘Pontificio Consiglio Giustizia e Pace’, comprensibilissime per chiunque conosca la situazione di Gaza e che per descrivere la Stiscia ha detto “assomiglia sempre di più ad un campo di concentramento” non sono state spiegate dai reporter del TG1, ma commentate superficialmente e trattate quasi fossero un’eresia.
L’edizione delle 13.30 del bollettino di propaganda realizzato dalla Rai oggi ha aperto con la notizia (tutta ancora da verificare) del lancio di tre razzi dal Libano verso Israele. Sul fatto persino il ministro degli Esteri, Franco Frattini (che aveva espresso “sostegno al diritto all’autodifesa di Israele”) ha sostenuto: “Si tratta di razzi che certamente non sono stati sparati da Hezbollah: questa è l’opinione del generale Graziano (comandante in capo dell’Unifil in Libano, ndr) e di Fouad Siniora”.
La situazione sulle condizioni terribili della popolazione civile, il fatto che ai giornalisti non sia ammesso di entrare a Gaza e che quindi ‘qualsiasi’ ricostruzione degli eventi è completamente priva di conferme indipendenti, non sembrano far parte del backgrond del direttore ‘tu vuò fa l’ americano’ Riotta.
Ci domandiamo, in una situazione del genere, dove sia fnita l’etica professionale dei giornalisti del TG1, perchè tutti noi abbiamo il dovere di fornire al pubblico una corretta informazione. In questo caso vuol dire assumersi la responsabilità di rompere il muro di silenzio che in Italia ha seppellito la voce dolente di oltre un milione e mezzo di donne, bambini e uomini, da giorni e giorni sotto i bombardamenti, senza cibo, farmaci, luce, acqua e telefono.
Non speriamo certo che l’Ordine dei Giornalisti, la Fnsi, le altre associazioni dei giornalisti trovino il coraggio per richiamare in qualche modo il servizio pubblico al suo dovere di imparzialità , ma ci illudiamo almeno che qualche cittadino italiano torni ad indignarsi per il modo in cui, a spese della collettività , il più importante TG nazionale nasconde la violazione inaccettabile dei più elementari diritti umani.
Roberto Barbera

Allucinante!
Neanche fossimo in Israele o sotto un regime dittatoriale.
E’ vergognoso questo sostegno palese allo stato israeliano e alla sua esagerata, inumana reazione agli attacchi di Hamas.
Da quando sono in cassa integrazione guardo di piu’ la televisione, e l’informazione è indecente, inadeguata e omologata. I pochi spazi di libertà sono spesso messi alla berlina. Sulla vicenda israelo-palestinese poi, il paradosso è che in israele ci sono voci di dissenso come riportato da inviato speciale, in italia se si dissente sei un antisemita.
Una mostrusità nella mostruosità informativa di questo nostro povero paese, siamo all’indifferenza, siamo malati gravi. Non siamo più capaci di indignarci davvero e compattamente, a quest’ora dovevamo essere tutti per strada a gridare il nostro sdegno…
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