Digitale terrestre: niente è come prima
‘Niente è come prima’: è lo slogan della quarta Conferenza nazionale sulla tv digitale terrestre, conclusasi ieri a Roma.
E il 2009 si annuncia come l’anno della svolta: dopo il successo dello switch off in Sardegna, diranno addio alla vecchia tv Valle d’Aosta, Piemonte occidentale, Trento, Bolzano e soprattutto Lazio e Campania. Ma il nodo restano le risorse: mancano all’appello 30 milioni, avverte il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani.
E il direttore generale della Rai, Claudio Cappon: “Va evitato il rischio che l’asfissia di risorse ci impedisca l’ultimo passo decisivo”. Il bilancio di Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi (il consorzio che riunisce Rai, Mediaset, Ti Media, D-Free, Frt e Aeranti-Corallo), è più che positivo, sul piano tecnico ma anche politico: “Fino a ieri il passaggio alla nuova tecnologia era letto come pro o contro Mediaset, oggi le due coalizioni hanno trovato un punto d’accordo sul digitale terrestre”.
E se gli ascolti sono in crescita e il consumo di Dtt “è passato dal 4% del totale di un anno fa all’8%”, nel 2009 si stima che “saranno venduti oltre 9 milioni di pezzi, tra decoder e televisori integrati” (obbligatori da aprile). Le sfide restano “la necessità di superare le rivalità territoriali” e “il reperimento delle risorse: senza fondi – ha detto Ambrogetti – è impossibile compiere questo processo”. I “soldi” sono un cruccio anche per Romani: per quest’anno il Dtt potrà contare “su 41 milioni per i contributi ai decoder e la campagna di comunicazione: ne mancano all’appello una trentina”.
In compenso, a disposizione di soggetti che vogliano entrare nel mercato tv, in ogni regione si libereranno “cinque multiplex che saranno messi a gara”, ciascuno con cinque-sei canali (in Sardegna il dividendo digitale era stato di due frequenze). Uno scenario che “solo tre anni fa sarebbe stato francamente utopistico”, ha sottolineato il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ricordando che il capitolo frequenze è sempre stato “il più scabroso”, ma “oggi il far west non c’è più”.
La Rai, che finora “non ha mai lesinato risorse per il digitale terrestrè, confermando gli impegni anche nel nuovo budget nonostante la grave crisi economica, si aspetta che i propri sforzi” siano accompagnati da risorse pubbliche. Tra i temi sul tavolo, il recupero dell’evasione dal canone e la base pubblica del canone stesso: “penso che sia l’anno giusto per metterli in campo operativamente”.
Telecom Italia punta invece sull’Iptv, la tv via Internet, che dovrebbe “avere più attenzione da parte dei broadcaster” secondo l’amministratore delegato Franco Bernabè. La7, tuttavia, “è uno strumento che ci consente di dialogare con il sistema televisivo e che intendiamo mantenere”, ha aggiunto. Pronte a scommettere sul digitale terrestre sono invece le Regioni coinvolte: “In un momento economicamente molto difficile era assolutamente necessario essere tra i primi a passare”, ha sottolineato Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, che vedrà oltre 3 milioni di abitanti, tra le province di Torino e Cuneo, interessati dallo switch off.
La Valle d’Aosta “dovrà mettere in campo un investimento suppletivo per garantire la copertura su tutto il territorio”, ha detto il presidente della Regione Augusto Rollandin, suggerendo l’ipotesi di incentivare “la rottamazione dei vecchi televisori per passare a quelli integrati”.
A Roma, che da fine novembre sarà la prima grande capitale europea ‘all digital’, ha sottolineato il sindaco Gianni Alemanno, “il 10% della popolazione avrà il decoder gratis, a tutela delle fasce più deboli”. Il sostegno, ha aggiunto il presidente della Regione Piero Marrazzo, sarà assicurato anche alle “piccole e medie imprese, attraverso credito e fondi agevolati”. Quanto alla Campania, “la diffusione dei decoder – ha detto l’assessore regionale alla ricerca scientifica Nicola Mazzocca – ha toccato già il 27%, grazie soprattutto alla passione per il Calcio Napoli: ma ora altri servizi dovranno supportare il digitale”.


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