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Bush usava la tortura a Guantanamo

Autore: . Data: venerdì, 16 gennaio 2009Commenti (0)

Lo ha confessato a Bob Woodward una funzionaria dell’amministrazione repubblicana ed in Senato il futuro ministro della Giustizia, Eric Holder ha confermato.

torturaBob Woodward, del Washington Post, ha intervistato Susan Crawford, una funzionaria dell’amministrazione Bush incaricata delle verifiche sulle detenzioni a Guantanamo.

Il giornalista è diventato famoso per aver costretto, insieme al suo collega Carl Bernstein, il presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, alle dimissioni per lo scandalo del Watergate. Crawford è un giudice in pensione che ha lavorato anche con l’amministrazione Reagan.

“Abbiamo torturato Mohammed al-Qahtani” ha dichiarato la donna a Woodward aggiungendo: “Il trattamento che ha subito si può definire legalmente tortura. Ed è per questo che non ho inoltrato il caso” per il procedimento penale.

Qahtani, 30 anni, saudita, era stato catturato in Afghanistan e trasferito a Guantanamo nel gennaio 2002. L’uomo era sospettato di essere il “ventesimo dirottatore” dell’11 settembre e nell’agosto 2001 tentò di entrare negli Usa, ma un funzionario dell’immigrazione di Miami non gli concesse il vosto perché i suoi documenti non erano in ordine. Il suo interrogatorio è durato 50 giorni, dal novembre 2002 al gennaio 2003. Qahtani è stato tenuto in isolamento per 160 giorni fino all’aprile 2003.

“Veniva interrogato per 18-20 ore di seguito al giorno – ha detto Susan Crawford – costretto a stare nudo davanti a un agente donna. Perquisito nelle parti intime. Minacciato da un cane da lavoro di nome Zeus. Umiliato con insulti alla madre e alla sorella”.

Giudice militare ai tempi di Ronald Reagan e al Pentagono quando alla fine degli anni Ottanta Dick Cheney era ministro della Difesa, la Crawford ha spiegato che la durata delle tecniche di interrogatorio e il loro impatto sulla salute di Qahtani l’hanno indotta a concludere che “le pratiche utilizzate erano a quel tempo tutte legali ma furono applicate in modo troppo aggressivo e prolungato nel tempo. Quando pensi alla tortura pensi a un atto orribile commesso su un individuo. In questo caso è stata una combinazione di azioni che hanno avuto un impatto medico. È stato un abuso gratuito e chiaramente coercitivo. E le conseguenze sulla salute sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

L’isolamento prolungato, la privazione del sonno, nudità, esposizione al freddo e altre tecniche hanno messo il detenuto “in pericolo di vita”, ha concluso l’alta funzionaria dell’amministrazione Bush.

L’ammissione raccolta da Bob Woodward rende ufficiale una certezza che però non aveva mai trovate conferme: il governo americano guidato dal presidente George W. Bush faceva applicare la tortura.

La notizia non mencherà di sollevare ulteriori polemiche da parte delle organizzazioni per i diritti civili e segna in modo indelebile le ultime giornate di un presidente che alcuni descrivono come il peggiore degli ultimi decenni.

A mostrare la profondità del cabiamento in corso a Washington con l’arrivo di Barak Obama, Eric Holder, il prossimo ministro della Giustizia americano, ha detto che “la pratica del waterboarding è una tortura”.

Ascoltato in Senato durante la sessione per la convalida del suo mandato ha denunciato la linea utilizzata dall’amministrazione Bush per giustificare il ricorso a quelli che eufemisticamente sono stati definiti i “metodi duri di interrogatorio”.

“Sono d’accordo con lei, signor presidente, il waterboarding è una tortura” ha detto Holder, rispondendo ad una domanda del senatore Patrick Leahy riguardo alla pratica adottata dalla Cia durante gli interrogatori dei sospetti terroristi.

Il waterboarding consiste nel lasciare ripetutamente le vittime senza respiro coprendogli con violenza il viso con oggetti umidi.

Holder ha anche rifiutato un altro principio cardine dei suoi predecessori repubblicani, la possibilità che in una situazione d’emergenza i poteri presidenziali possano superare anche le limitazioni costituzionali.

“Nessuno è al di sopra della legge” ha detto.

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