Brunetta show: la crociata continua
Il ministro della Pubblica amministrazione invoca lo scatto d’orgoglio dei travet, che si vergognerebbero di rivelare il loro lavoro. Da due giorni è polemica
“Se uno ora fa il professore, il burocrate, l’impiegato al catasto si vergogna di dire quello che fa. Se invece dice al figlio ‘faccio il tornitore alla Ferrari’ lo dice con il sorriso, con orgoglio e dignità. L’impiegato no. Io vorrei che la nostra burocrazia fosse come la Ferrari. Perché non può?”.
Parola di Renato Brunetta, tre giorni fa da Roccaraso, in Abruzzo, nel corso della manifestazione berlusconiana “Neveazzurra”. Naturalmente, quel passaggio a braccio di quindici secondi gli è costato carissimo. Nel senso che gli sono piovute addosso, nell’arco di poche ore, contumelie politico-sindacali di ogni tipo.
Ma fin qui, nessuna notizia. Anzi. Vien da pensare che il ministro della Pubblica amministrazione ci abbia preso gusto a provocare, per vedere l’effetto che fa.
La buccia di banana su cui è caduto il nemico acerrimo dei cosiddetti “fannulloni” si è materializzata il giorno dopo, cioè lunedì.
Curiosamente scosso dall’ondata di polemiche successive alla sua esternazione, Brunetta ha dettato alle agenzie una specie di smentita: no ad “interpretazioni faziose” da parte “del vecchio sindacato e della vecchia politica”. Si trattava di “parole chiare, chiarissime”.
Mentre “sindacalisti e politici extraparlamentari in evidente debito di ossigeno ne hanno invece voluto stravolgere senso e significato, affiancati nell’occasione da alcuni malmostosi esponenti dell’opposizione”.
Il ministro, nel suo intervento a “Neveazzurra” avrebbe soltanto “invocato un necessario scatto di orgoglio dei dipendenti pubblici”, auspicando che “siano proprio loro il traino di efficienza e sviluppo in grado di far uscire al più presto il Paese dalle secche della grave crisi economica internazionale”.
Si è poi detto “rattristato del fatto che questi lavoratori abbiano perso l’orgoglio di appartenere a un comparto che produce i beni più importanti per il Paese (giustizia, salute, burocrazia, istruzione, ricerca, sicurezza)”. Di seguito, la stesso comunicato ufficiale riportava le identiche affermazioni che, il giorno prima, avevano destato scandalo.
“Proprio per arginare gli effetti di un’interpretazione faziosa delle parole del ministro Brunetta – concludeva la nota vagamente surreale – rendiamo disponibili sul sito del ministero (www.innovazionepa.it) la registrazione audio-video che Radio Radicale ha fatto del suo intervento”.
A quel punto è partito un singolare duello polemico tra lo stesso ministro e il responsabile Lavoro del Pdci Gianni Pagliarini, che nella scorsa legislatura aveva presieduto la Commissione Lavoro a Montecitorio ma che, soprattutto, guidava da sindacalista i lavoratori degli enti locali iscritti alla Cgil. Duello ripreso da una agenzia di stampa non proprio di prima fila, perdipiù vicina a Forza Italia (Il “Velino”).
Pagliarini ha sparato ad alzo zero contro la “penosa smentita” di Brunetta: “Il ministero della Pubblica amministrazione, a ventiquattr’ore di distanza dall’ennesima crociata di Brunetta contro i pubblici dipendenti, ha avuto l’ordine di tentare il dietro front”.
“Brunetta – ha proseguito – sarebbe ‘rattristato del fatto che questi lavoratori abbiano perso l’orgoglio di appartenere a un comparto che produce i beni più importanti per il Paese. Eppure conferma tutto, citando testualmente quanto pubblicato dai giornali, a fianco alla nuova, puntuale colata di improperi contro opposizione e sindacati. Ecco – ha concluso Pagliarini – la classica smentita che non smentisce. O, se si preferisce, la toppa che è peggio del buco”.
Di norma, simili repliche polemiche ad un’esternazione ministeriale restano senza seguito. Invece, Brunetta ha fatto dettare al suo portavoce una replica al vetriolo: “L’extraparlamentare Gianni Pagliarini (Pdci) definisce ‘penosa’ la pubblicazione online di un documento originale, degradando questa scelta al rango di classica ‘toppa che è peggio del buco’?”.
“Evidentemente – ha osservato il ministro – sia lui che la sua formazione politica preferiscono i buchi della disinformazione e ritengono onorevole solo la mistificazione dei fatti a uso di parte”.
A quel punto, Pagliarini ha messo il dito nella piaga: “Non comprendo la stizza del ministro Brunetta: in questa democrazia ‘malata’ è ancora possibile dissentire, o noi ‘extraparlamentari’ siamo privati dei diritti di parola e di critica? Evidentemente non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”.
“A risultare penosa – ha concluso – non è la pubblicazione di un documento ufficiale del ministero, bensì una smentita che non smentisce alcunché. Visto che Brunetta ha ricordato anche oggi che un professore piuttosto che un impiegato ‘si vergognano di dire al figlio’ il mestiere che svolgono e faticherebbero a vivere il loro lavoro con dignità. Ribadisco il mio pensiero: Brunetta manca di rispetto ad un mondo del lavoro che forse non conosce nemmeno troppo bene”.
La polemica vale per quello che vale. E’ indicativa, però, della modalità comunicativa utilizzata da alcuni esponenti del governo. I quali pensano sia utile rimestare luoghi comuni per meglio arrivare alla “pancia” dei cittadini.


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