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Amnesty: chiudere Guantanamo subito

Autore: . Data: martedì, 13 gennaio 2009Commenti (0)

Una serie di inziative in tutto il mondo per chiedere al nuovo presidente Usa di porre fine allo scempio delle detenzioni illegali nella “campo della vergogna”.

guantanamo-protester-outside-supreme-courtAmnesty International (Ai), a sette anni dall’apertura del carcere di Guantanamoha chiede con azioni di protesta in tutto il mondo agli Stati uniti di chiudere immediatamente e definitivamente il campo di detenzione.

L’organizzazione umanitaria mette in rilievo l’urgenza di trovare una soluzione per le persona ancora detenute per sospetto di terrorismo nella base navale statunitense sull’isola di Cuba.

Manon Schick, di Amnesty ha detto: “La creazione nel 2002 di questo campo di detenzione è stato un segnale della volontà degli Stati uniti di non rispettare lo stato di diritto e i diritti umani, la sua chiusura manderebbe un segnale di carattere inverso” rivolgendosi senza fraintendimenti a Barak Obama, il futuro presidente Usa.

‘Ai’ chiede di proibire ogni forma di tortura e di trattamento infamante e di istituire una commissione di indagine sulle violazioni dei diritti umani commesse dagli Stati Uniti nell’ambito della ‘guerra contro il terrorismo’.

Nel lager si trovano ancora 250 persone delle 800 rinchiuse nel corso degli anni e sono in maggioranza provenienti dallo Yemen, circa un centinaio di persone, mentre gli altri sosno stati catturati in una trentina di Paesi, tra cui Algeria, Cina, Libia e Somalia.

Cinquanta di loro di loro sono definiti “liberabili”, perchè pur senza un processo conforme al diritto internazionale, la loro innocenza è stata comprovata da un’investigazione compiuta dalle autorità statunitensi. Rimangono lì perchè non sanno dove andare.

Fino ad oggi i detenuti nati in Paesi europei o in Australia sono stati liberati grazie alle pressioni dei rispettivi governi. Molte delle persone ancora in stato di reclusione non possono invece essere rimpatriate, perché rischiano di subire rappresaglie per il solo fatto di essere stati sospettati, nonostante la loro estraneità provata ad ogni organizzazione di tipo terroristico.Due cittadini libici,dopo il loro ritorno in patria, sonno stati incarcerati e torturati .

Amnesty rivolge un appello alla comunità internazionale, e in particolare ai Paesi europei, perché accolgano persone che da due o tre anni sono formalmente liberi, ma non possono lasciare Guantanamo.

I prigionieri, per altro, dopo essere stati trattenuti illegalmente e sottoposti a maltrattamenti per decisione delle autorità americane i “liberabili” non ritengono opportuno recarsi negli Usa.

Gli Stati Uniti, da parte loro non vogliono accoglierli, per timore di dover rispondere a richieste di risarcimento che potrebbero dimostrarsi costosissime per la pubblica amministrazione. Per questo Bush continua ad evadere gli obblighi che derivano dal diritto internazionale e dalle leggi statunitensi.

Per Ai le autorità di Washington “hanno scelto questo frammento di terra cubana, perché permetteva di negare ai detenuti i diritti delle persone incarcerate sul suolo statunitense. È stata una scelta consapevole di Bush, perché il diritto statunitense non si applica fuori dal territorio statunitense”.

Per l’organizzazione internazionale Guantanamo è “il campo della vergogna”. In sette anni l’esercito americano e le più varie agenzie di spionaggio e controspionaggio Usa  hanno inflitto a quasi un migliaio di persone ogni tipo di umiliazione, pressione psicologica o tortura.

Dopo l’attentato alle torri gemelle di New York ed il lancio della “guerra al terrorismo” da parte dell’amministrazione Bush si è creato un clima di persecusione contro i cittadini di religione islamica che ha portato a Guantanamo anche “contadini pachistani venduti dai vicini per i 5000 dollari offerti dagli USA” dice Amnesty. .

Subito dopo l’allestiento del lager e per alcuni anni in seguito i detenuti non potevano neppure ricevere visite, neppure da parte dei loro avvocati. Dopo durissime proteste internazionali il governo americano dovette cedere e permettere l’accesso alle organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti civili.

Manon Schick coclude in modo quasi ironico dicendo che per ‘fortuna’ il carcere di “Guantanamo non è una prigione segreta, come quelle aperte dagli Stati Uniti in Iraq e in altri Paesi. È almeno possibile sapere che vi è detenuto e a che condizioni”.

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