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Amilca e l’integrazione

Autore: . Data: giovedì, 8 gennaio 2009Commenti (0)

Negli ultimi mesi il governo Berlusconi ha lanciato l’offensiva ‘anti-stranieri’. Una donna mozambicana racconta come vivere in pace. Un articolo per ‘Tu Inviato’

integrazioneMi chiamo Amilca Ismael sono nata in Mozambico e vivo in Italia da più di ventuno anni. Ora ho cittadinanza italiana e sono felicemente sposata con un italiano, ho quattro figlie di cui una vive in Inghilterra.

Mi permetto di scrivervi perché ultimamente mi è parso di vedere solo notizie (cronache) negative nei confronti degli extracomunitari in cui viene in risalto la difficile integrazione tra le diverse categorie o etnie. Per questo vorrei suggerirvi di comunicare ogni tanto notizie non di cronaca ma d’integrazione dove metta in risalto il buon esito per entrambe le parti.

Personalmente, quando vivevo in Mozambico, lavoravo in ufficio come impiegata capo ufficio in una ditta internazionale, poi quando venni in Italia nel 1986, andai a vivere in un paesino del varesotto dove ero l’unica persona di colore e quando passavo per le strade del paese,  mi guardavano da dietro le tende come se fossi una extra terrestre. Sinceramente capivo quella gente, ero consapevole che loro non avessero mai visto gente di colore e che era normale comportasi in quel modo. L’unica cosa che feci per vivere tranquilla e guadagnare affetto e fiducia nel paese fu di essere me stessa e sorridere sempre alla gente.

Da allora ho fatto tanti lavori precari (operaia in una piccola impresa di plastica, operaia in una stireria e poi imprenditrice di una stireria industriale, operaia in cooperative facendo pulizie di ditte, condomini, piscine o di studi privati, sempre con contratti a breve termine).

Poi ebbi la fortuna di conoscere e fare un corso che la Regione Lombardia promuoveva per assistenza agli anziani. Dopo un anno circa di corso ho ottenuto il diploma di Asa, ‘ ausiliario socio assistenziale’ che mi ha permesso di lavorare nelle case di riposo. Dopo due anni di lavoro sono tornata ai banchi di scuola e mi sono diplomata come Oss, ‘operatore socio sanitario’.

Devo ammettere che lavorare con gli anziani non è cosa facile, sia per la loro patologia sia perché si ha a che  fare con la morte, ma tutto questo è superato quando si lavora con il cuore.

Lavorare con il cuore in una casa di riposo non è un argomento che t’insegnano a scuola o leggi in un libro di testo è una lezione che s’impara da soli per poi rimanere inciso nel profondo del proprio essere.

Purtroppo la terza età è un argomento che sembra non importare a nessuno e viene  affrontato con molta superficialità. Lavoro da sei anni in una casa di riposo dove ho visto anziani abbandonati a se stessi in balia della sorte avendo come l’unico punto di riferimento l’operatore. Ho a che fare con persone che vivono solo di ricordi e hanno voglia di raccontarsi. La mia capacità e la pazienza di ascoltare chi soffre in questo caso i miei “vecchietti” mi hanno portato inizialmente a raccogliere le loro storie, racconti, sacrifici, rinunce, delusioni e avventure amorose, per scriverne un romanzo dal titolo “La casa dei ricordi” (edizione il Filo). Tra le pagine troviamo anche molta Africa descritta con passione e nostalgia e spesso usata come paragone tra anziani Italiani e quelli africani.

Con questo romanzo ho voluto offrire ai miei amici e ai lettori la forza nei momenti bui che s’incontrano nel cammino di ogni uno di noi e mostrare loro cosa a volte la vita riserva quando meno te lo aspetti.

Devo ammettere che “La casa dei ricordi” ha già emozionato centinaia di lettori ed è andato sopra ogni mia aspettativa poiché nel giro di tre mesi sono già state vendute circa 350 copie. Ora posso dire che sono davvero soddisfatta perché sono riuscita a pubblicare un libro scritto in italiano e soprattutto perché nel mio paesino dove ventidue anni fa tutti mi guardavano dietro le tende, oggi sono una notorietà, molte volte sono fermata per strada o ricevo telefonate da persone che si complimentano per il mio libro. Anche il sindaco ha voluto complimentarsi di persona per il libro, manifestando una grande soddisfazione per il buon esempio d’integrazione.

Cordiali saluti.

Amilca

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