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Alitalia: lettera di una cai-mamma

Autore: . Data: lunedì, 12 gennaio 2009Commenti (0)

InviatoSpeciale ha ricevuto una bella lettera. E’ di una donna che lavora nella nuova Compagnia. Una ‘privilegiata’ ai limiti della sopportazione. Un articolo per ‘Tu Inviato’.


piantoDal 1° al 10 gennaio fanno 240 ore. La sottoscritta, di queste 130 le ha passate fuori casa per lavoro: 64,30 secche sull’aereo o fra uno e l’altro,  altre 65,30 fuori dall’aereo, fuori dall’aeroporto. A queste ultime bisogna sottrarne 4 per trasporti da/per albergo. Il resto, 61.30, va suddiviso fra arrivo in albergo, sonno effettivo e preparazione alla partenza.

A Milano, dove ho sostato perlopiù in questi giorni, l’hotel dei privilegiati è a quattro stelle, peccato per il condizionamento che fa il rumore di un caterpillar in piena azione! E lo devi tenere acceso sennò muori di freddo (se non basta accendo anche il phon del bagno, tanto ormai la camera è un cantiere).

E’ evidente che “altro” tempo  ed altre energie da utilizzare in modo diverso, che ne so, una passeggiata, una corsetta, ecc, non ce ne siano stati. Infatti nella famosa valigia c’erano solo le camicie della divisa di ricambio, la biancheria intima, il pigiama ed il beautycase, ah si…da casa mi sono portata innumerevoli barrette succhi di frutta e acqua.

Gli orari dei turni erano congegnati in modo tale che non sono riuscita MAI a pranzare e MAI a cenare, ho “spizzicato” qua e là cercando di ricordarmi di mangiare sufficienti proteine per non svenire. Un privilegiato che sviene non è mai un bello spettacolo.

Nello stesso periodo sono state invece 110 le ore passate a casa, di cui 56 a dormire di notte e di giorno per riprendermi dai voli, 36 circa con i figli, che sono tre, 18   dedicati alla casa….nella voce casa sono comprese le uscite obbligatorie per spesa, commissioni varie (posta/banca), accompagno/prelievo figli. Vita privata, personale, nemmeno per scherzo.In sostanza la buonanotte ai miei figli sono riuscita a dargliela quattro volte su dieci, le altre sei ci siamo dovuti arrangiare. E pensare che la proporzione sarebbe potuta essere molto diversa a parità di ore di impiego, con il risultato di avere una dipendente molto più contenta e soddisfatta e che avrebbe profuso
intorno a se l’energia positiva ottenuta da questo stato d’animo. Invece non è stato così.

Ora sono a casa, sono rientrata verso le 16.30 ed ho finito alle 22 fra spese, figli, cena e governo casa, Ora è ben un’ora e mezza che sto “pensando a me” qui al pc, cercando di mantenere vivi i contatti con gli amici ed i parenti vari.

Domenica di “riposo” (il mio terzo giorno dall’inizio del mese!)  e almeno tre lavatrici, in serata non è possibile uscire perché lunedì mattina si parte da casa verso le 5 e 10 per andare al lavoro per 5 giorni filati (circa altre 104 ore fuori casa), quindi sarà obbligatorio lasciare casa perfetta ai figli, aver passato con loro più tempo possibile e magari essere un minimo riposata.

Saranno altre quattro notti che non potrò abbracciare i miei figli e dargli la buonanotte e hanno solo me per questo. Quanto reggeremo non so, la corda si sta tirando nonostante i mei personali sforzi per “esserci”. Avvicendamenti di quattro e cinque giorni penalizzano enormemente le famiglie. Voli più brevi, da quello in giornata a quelli massimo di tre giorni, aiutano moltissimo, ma la programmazione non ci sente o semplicemente fa scelte diverse.

I voli in giornata per esempio li hanno dati a molte persone che sono state spostate di base, così per loro è anche diventato difficilissimo tentare di pendolare. Soprattutto i genitori unici affidatari in questa posizione sono messi a dura prova. Per qualcuno si tratta di scegliere tra figli e lavoro, come se  fosse possibile rinunciare ad uno dei due.

Cosa può produrre tutto questo malcontento, quali sono i veri obiettivi di un’azienda che si pone così maldestramente con i propri dipendenti (schiavi?). Se qualcuno mi può rispondere sono qui.

Come se tutto ciò già non fosse abbastanza, ora è nato il “distaccamento” in Airone,  senza data, né definitivo né temporaneo, non si sa. Così altro trauma nel trauma, con le famiglie spezzate in tutti i modi (dalla coppia “scoppiata” in due basi diverse, a quella con un cassaintegrato ed un caintegrato, a quella con entrambi caintegrati, ma uno “deportato” in Air One), insomma separati a tutti i costi! Separati, soli e disperati…eppoi dovremmo sorridere a bordo!

Alle famigliole che viaggiano felicemente insieme? Allora invece che il nuovo tesserino con la nuova matricola vorrei un timbro a fuoco dietro la nuca! Magari un chip elettronico, un RFID sotto il diretto controllo dell’A.D. di turno!

Le parole scarseggiano, sai che stai descrivendo la realtà, ma vorresti che fosse una favoletta surreale e la consapevolezza che non lo sia lascia annichiliti. Spero una cosa, che il 12  gennaio al funerale dell’Alitalia, alle 18, e all’incontro con la Regione Lazio, alle 15, ci siano non solo tutti i cassaintegrati Alitalia, ma anche i caintegrati, la gente cosiddetta “comune”, ma che in un qualche modo ha tenuto alla Compagnia di bandiera, che ci siano i passeggeri che hanno capito cosa sta davvero succedendo.

Che ci siano i contribuenti, costretti ora a strapagare per l’inettitudine di molteplici soggetti politici e sindacali, a manifestare contro l’assassinio della Compagnia di bandiera. ALITALIA E’ MORTA e attenzione: la campana suona a morto non solo per la gente di Alitalia. Noi, comuni cittadini contribuenti, dipendenti di Alitalia e di altre realtà dobbiamo imparare una lezione, dobbiamo capire che dobbiamo impegnarci nella vita sociale, che siamo noi a dover vigilare sulle azioni dei nostri politici,  se loro non “funzionano” noi li dobbiamo mandare a casa!

Vado a dormire, devo riposare, lunedì vorrei tentare di sorridere almeno ai bambini che porterò fra le nuvole.

Silvia, una caimamma

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