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Alitalia: da oggi scompare il titolo in borsa

Autore: . Data: lunedì, 26 gennaio 2009Commenti (1)

Oggi anche le azioni Alitalia spariscono dai listini. Scarse per gli investitori le possibilità di recuperare il capitale. I piloti fanno sapere che gli aerei volano vuoti.

BorsaStamattina, all’apertura dei listini,  scomparirà da Piazza Affari il titolo Alitalia. Le azioni, rimaste legate alla ‘bad company’ che il commissario straordinario Augusto Fantozzi sta liquidando e non alla nuova compagnia decollata lo scorso 13 gennaio, saranno revocate dalle contrattazioni da Borsa Italiana.

Il titolo era già congelato dal 4 giugno al valore di 0,445 euro, dopo le forti oscillazioni di prezzo che hanno accompagnato la discussa vendita di Alitalia a Cai. L’ultimo prezzo delle azioni in Borsa era ormai lontano dal picco di 1,34 euro toccato il 30 gennaio 2007, quando il Tesoro aveva annunciato che undici concorrenti avevano presentato una manifestazione di interesse.

Anche questa, col conseguente danno per i risparmiatori, è una conseguenza del fallimento della vendita ad Air France-Klm.

La sospensione dalle contrattazioni è avvenuta in coincidenza con l’ultimo tentativo di salvataggio, presentato dal governo Berlusconi a fine maggio 2008, quando fu affidato all’advisor Intesa Sanpaolo di disegnare il progetto che ha portato – lo scorso 13 gennaio – al decollo della ‘cordata ex partiottica’ di Colaninno e Sabelli.

Dai listini di Borsa scompaiono anche le obbligazioni convertibili 2002-2010 emesse dalla vecchia compagnia per 715 milioni di euro: gli obbligazionisti sono ora nel bacino dei creditori che hanno presentato al tribunale Fallimentare domanda di ”ammissione al passivo” di Alitalia. Il Tesoro ha in mano il 49,9 per cento delle azioni.

Quanto agli oltre 40mila piccoli azionisti della vecchia Alitalia dovranno attendere fino al 31 maggio per gli eventuali indennizzi previsti dal governo nel decreto varato lo scorso agosto.

La misura del risarcimento dipenderà dalla ripartizione tra i diversi beneficiari previsti dalla legge del Fondo creato con i cosiddetti ”conti dormienti”: azionisti Alitalia, ma anche risparmiatori vittime di frodi finanziarie, possessori di obbligazioni della Repubblica argentina, ricerca scientifica, la social card. Secndo alcune associazioni dei consumatori e specialisti difficilmente gli investitori di Alitalia resupereranno i propri capitali.

Forse il 31 maggio sarà chiaro l’ammontare delle risorse che affluiranno al fondo da conti bancari ”dimenticati” (assegni circolari mai riscossi, depositi, anche postali e assicurativi) e ”dormienti” da oltre 10 anni.

Il Siti, sindacato italiano per la tutela dell’investimento e del risparmio, è scettico e chiama a raccolta azionisti e obbligazionisti par eventuali azioni collettive: ”Solo coloro che eserciteranno rapidamente ed efficacemente i propri diritti riusciranno a vedere qualcosa più delle briciole di un piatto che piange”, ha dichiarato il sindacato.

Sul fronte di Alitalia-Cai, Anpac e Unione piloti, dopo un lungo silenzio, hanno rilasciato un comunicato nel quale si legge: “La preoccupazione più grande che ci accompagna da ancor prima dell’inizio della vicenda Alitalia-Cai riguarda la capacità di sopravvivere alle sfide del mercato della nostra Compagnia di Bandiera. Purtroppo gli aeromobili sono desolatamente vuoti, anche su quelle direttrici dove storicamente volavano strapieni: patiamo una disaffezione che nulla ha a che fare con la crisi, giacchè i nostri competitori al contrario volano pieni”.

La notizia diffusa dalle associazioni dei piloti, se confermata, rafforzerebbe l’impressione che non solo l’area gestione della nuova Alitalia è in forte difficoltà a causa delle ancora numerose questioni legate al personale, ma che anche quella del marketing non risponde.

I piloti aggiungono che “si creano quotidianamente motivi di scontro con i piloti e purtroppo a nulla pare valere la pace che ci siamo unilateralmente imposta, con grande senso di responsabilità, negli ultimi mesi. I nostri sforzi vengono ignorati; un atteggiamento incomprensibile ancor più perché oggi il danaro investito in Alitalia appartiene a privati”.

Anpac e Upi concludono: “Si può pensare di gestire una azienda di servizi, una compagnia aerea, senza la collaborazione dei propri piloti? Davvero ci si vuole portare ad una scontro? Sarebbe doveroso, intelligente e produttivo ricercare ragioni di condivisione con l’obiettivo comune di rilanciare Alitalia e non creare motivi di conflitto!
Resisteremo ancora alle provocazioni, ma tutto ha un limite. Gli Italiani sappiano che se si arriverà ad una reazione dei piloti di certo sarà per volontà di Alitalia e sarà perché ci avranno costretti”.

Dalle parole delle associazioni dei piloti sembra che i tentativi di trovare un accordo con la ‘cordata ex patriottica’ non procedano (com’èera prevediile) e che la categoria stia subendo lo stesso trattamento dei colleghi.

A questo proposito SdL Intercategoriale Trasporto Aereo, dopo lo sciopero del 19 gennaio, rende noto che “non avendo avuto alcun riscontro positivo da parte aziendale, ha indetto un nuovo sciopero per il giorno 4 marzo 2009. Lo sciopero avrà la durata di 24 ore, dalle 00.01 alle ore 24.00, ed interesserà l’intero territorio nazionale con l’esclusione dello scalo di Bologna interessato da altro sciopero locale e riguarderà tutto il personale Alitalia: piloti, assistenti di volo e personale di terra”.
Sdl, presente in particolare tra gli assistenti di volo, sipega i motivi dell’agitazione: “Le motivazioni dello sciopero sono le stesse che hanno riguardato la precedente azione di lotta: condizioni di lavoro pesantissime ed assolutamente lontane da quelle di qualsiasi altra compagnia aerea europea; criteri di assunzione del tutto lasciati alla discrezionalità aziendale; migliaia di cassaintegrati e precari senza lavoro in presenza di un sotto-organico più che evidente, chiusura alle proposte di soluzioni che prevedano anche la riduzione dell’orario di lavoro per ampliare l’occupazione”.

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Commenti (1) »

  • Virgilio Conti ha detto:

    Alitalia, c’è azionista e azionista

    I dipendenti Alitalia e possessori di azioni della stessa si sentono oggi ingannati e imbrogliati nella molteplice veste di contribuenti, dipendenti e azionisti.
    Un gran pasticcio insomma, quello degli azionisti dipendenti ed ex dipendenti della vecchia e nuova Compagnia aerea di Bandiera.
    Sia i risparmiatori, sia i dipendenti Alitalia rischiano di vedere, rispettivamente, investimenti e compensi trasformarsi in carta straccia.
    “Sul futuro di Alitalia c’è una certezza: gli azionisti, i piccoli risparmiatori saranno tutelati”; queste, più o meno testuali, le dichiarazioni di qualche mese fa di Silvio Berlusconi e di Giulio Tremonti; e queste affermazioni risultavano ancor più rassicuranti per coloro che i titoli non li avevano acquistati ma ricevuti dall’azienda a titolo di compenso per i sacrifici salariali e normativi.
    Debbo aggiungere che a causa del vincolo sulla vendita dei titoli, del loro successivo accorpamento numerico, del susseguente deprezzamento, in altre parole dei diabolici meccanismi finanziari, per lo più sconosciuti ai non investitori, i dipendenti-possessori di azioni si sentono oggi ingannati e imbrogliati nella molteplice veste di contribuenti, dipendenti e azionisti.
    Voglio ribadire che detta tipologia di azionisti va distinta dalla figura dell’azionista tradizionale che, pur legittimamente e rispettabilmente, investe e specula in borsa.
    Oggi, 27 gennaio 2009, a seguito dell’uscita di Alitalia dalla Borsa e della revoca delle relative azioni, chiedo perciò pubblicamente al Governo, al Ministro dell’Economia, al Commissario Fantozzi ed all’A.D. della nuova Alitalia Sabelli: che fine ha fatto la tutela, più volte espressa e promessa, dei piccoli azionisti Alitalia, particolarmente dei dipendenti-azionisti i quali non divennero possessori dei titoli per scelta ma per imposizione?
    Virgilio Conti

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