A Gaza si uccide, ma è meglio tacere
Informazioni manipolate, notizie stravolte ed altre fatte sparire. Santoro sotto assedio per Annozero. In Italia rischi per la libertà di informazione.
L’atteggiamento della stampa italiana ha raggiunto livelli senza precedenti sull’invasione israeliana della Striscia di Gaza. Ieri sera i principali giornali on line parlavano di “Tregua unilaterale”, dando l’impressione che Tel Aviv abbia una qualche disponibilità a cessare l’aggressione prima di aver raggiunto i suoi obiettivi.
Puntuali questa mattina alcuni carri armati israeliani ha fatto almeno sei morti cannoneggiando una scuola dell’Onu nel nord della Striscia di Gaza. Un primo colpo sparato dai tank ha ucciso una donna e un bambino nell’edificio di Beit Lahiya, che era pieno di profughi. Altri colpi sono stati sparati mentre la gente tentava di fuggire dalla scuola, in cui era divampato un incendio, e sono morte altre quattro persone. Almeno una decina i feriti.
L’attacco è arrivato a poche ore dalla riunione del gabinetto di sicurezza israeliano che oggi dovrebbe approvare un ‘cessate il fuoco unilaterale’, dopo l’impegno di Usa ed Egitto a fermare il passaggio di armi dal confine egiziano.
In altre zone della Striscia di Gaza sono quattro i palestinesi morti negli oltre 50 raid israeliani: tra le vittime anche un bambino di due anni.
E’ la quarta volta che il fuoco israeliano colpisce una scuola gestita dall’Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i profughi palestinesi, nelle tre settimane dell’offensiva Piombo fuso. Il 6 gennaio 43 persone erano rimaste uccise nell’attacco di un tank contro una scuola di Jabaliya, nel nord della Striscia. Sono 45mila i palestinesi che hanno trovato rifugio nelle scuole gestite dall’agenzia dell’Onu. “Questo attacco è una nuova dimostrazione che della fatto tragico che non ci sono posti sicuri a Gaza”, ha commentato un portavoce dell’Unrwa, Christopher Gunness, “neppure una struttura dell’Onu lo è, non c’è un posto per fuggire”.
Tornando ai media italiani, ‘Il Corriere della Sera on line’ nel suo articolo sull’argomento scrive “In ogni caso, l’esercito israeliano resterà nella Striscia di Gaza anche dopo l’entrata in vigore di un eventuale cessate il fuoco unilaterale”. La ripresa dell’occupazione militare della Striscia è riportata dal quotidiano come una naturale conseguenza dell’invasione, mentre è una seconda violazione della risoluzione 1860 del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che è chiarissimo al punto primo: “Il Consiglio di Sicurezza riconosce l’urgenza e fa appello per un cessate il fuoco immediato, duraturo e pienamente rispettato, che porti al completo ritiro delle forze di Israele da Gaza”.
Si tenga conto, inoltre, che un’invasione è sempre ‘unilaterale’, perchè risulta difficile pensare che qualcuno possa ‘condividere’ la decisione di farsi invadere. Per questo appare interessante definire “unilaterale” il conseguente cessate il fuoco. Tel Aviv è alla ricerca di un risulatato chiaro, quello di avviare a Gaza una ‘normalizzazione’ eguale a quella operata in Cisgiordania, dove l’Autorità nazionale palestinese guidata da Abu Mazen non è più in grado di trattare e si limita a gestire, tra corruzione e inefficienza, una stasi totale nel processo di soluzione del problema palestinese.
Il giudizio sul comportamento di Hamas non deve essere confuso con le azioni di Israele. Sulla vicenda che riguarda la rottura della tregua tra Hamas e Israele è molto interessante un servizio realizzato per la Radio vaticana da Giada Aquilino che il 20 dicebre dello scorso anno ha intervistato Marcella Emiliani, docente di Storia e Istituzioni del Medio Oriente all’Università di Bologna-Forlì.audio-radio-vaticana
Sebbene neppure la studiosa aveva previsto l’imminente invasione, nelle parole di Emiliani sono chiari due punti: lo stallo della situazione e l’emergenza umanitaria, provocata dal razionamento di cibo e carburante imposto dal governo Olmert alla Striscia per almeno 14 mesi.
Al di là della tragedia di Gaza emerge una crescente incapacità di gran parte della stampa italiana a svincolarsi da un pericoloso ‘pensiero unico’ che non tollera diversità o aree critiche. La questione Santoro è emblematica. Israele è arrivato a supporre di poter intervenire ‘censurando’ il lavoro di un giornalista italiano. L’ambasciatore Gideon Meirdi ha scritto: “L’uso di doppi standard, la demonizzazione dello Stato d’Israele e la conseguente delegittimazione delle azioni israeliane in difesa dei propri cittadini hanno fatto si che la trasmissione in questione non rispettasse nessuno standard professionale”.
Meir, ha chiesto a Viale Mazzini di “adottare le necessarie misure per far si che un simile spettacolo vergognoso non si ripeta più” e di “trovare la maniera adeguata per spiegare che si è trattato di una trasmissione che ha esulato da qualsiasi standard di etica giornalistica basilare”.
Insomma, il rappresentante di uno Stato straniero entra nel merito del lavoro di un giornalista, ne giudica l’operato e chiede anche contromisure. Mentre il suo governo sta violando un numero notevole di leggi internazionali e conducendo una missione militare che provoca la morte di centinaia di civili, colpisce obiettivi neutrali, come ospedali e sedi Onu, attacca mezzi della Croce Rossa con feriti a bordo e impedisce alla stampa internazionale di documentare i fatti.
Ai dirigenti israeliani ed ai politici e giornalisti italiani ‘indignati’ per Annozero vanno fatte notare alcune cose. Reporter Sans Frontieres ha lanciato un appello “Aprite Gaza ai giornalisti” e dichiarato di trovare “indifendibile e pericolosa”, la decisione di impedire l’accesso ai media. L’Associazione della Stampa Estera in Israele ha definito come una “severa violazione della libertà di stampa” la non applicazione da parte del governo Olmert del verdetto della Corte Suprema di Gerusalemme, che aveva giuficato un diritto dei giornalisti poter accedere all’aerea dei combattimenti.
In Italia la frontiera del regime è superata e in questa nuova dimensione si cerca di impedire ai giornalisti indipendenti di raccontare la realtà .


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