A Gaza si muore e la diplomazia annaspa
Mentre i morti civili palestinesi sono centinaia e Israele è sospettato di compiere ‘crimini di guerra’ non si riesce ad imporre a Tel Aviv il cessate il fuoco.
Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, è giunto oggi al Cairo, prima tappa di un tour nella regione dove terrà colloqui nel tentativo di trovare una via d’uscita alla crisi israelo-palestinese. Dopo il Cairo, dove incontrerà il presidente egiziano Hosni Mubarak, Ban Ki-Moon si recherà in Giordania, Israele e Siria. Il Segretario generale ha reso noto che non avrà contatti diretti con Hamas.
Intanto Tony Blair, negoziatore per ONU, Unione Europea, Stati Uniti e Russia per il Medio Oriente è arrivato lunedì notte a Washington dall’Egitto dove anche lui sta trattando per un cessate il fuoco.
L’ex premier britannico, intervistato dalla Abc per il programma Nightline, ha detto che ”le prossime 48-72 ore sono cruciali” per una tregua a Gaza. A proposito della tregua nel territorio palestinese invaso da Israele, ha aggiunto che l’accordo di cui si discute al Cairo si impernia ”sulla fiducia da parte di Israele che non ci sarà più contrabbando di armi e razzi” che Hamas lancia contro il suo territorio, mentre Hamas ”sarà rassicurato della riapertura dei varchi per consentire a Gaza di essere di nuovo collegata al resto del mondo”.
Come l’osservazione dei fatti dovrebbe suggerire a tutti, Tel Aviv non ha alcuna intenzione di accettare le richieste della comunità internazionale. Appare chiaro che l’operazione militare non ha altro scopo se non quello di produre un collasso umanitario che provochi la crisi del consenso tra Hamas e la popolazione. Dalle corrispondenze di stampa provenenti dalla Striscia l’obiettivo sembra irragiungibile, perchè l’altissimo numero di vittime ha fatto crescere l’ostilità verso Israele e quindi di conseguenza la fiducia verso l’organizzazione radicale, che viene vista come protagonista di una fiera resistenza.
Il bilancio dell’operazione ‘Piombo Fuso’, in corso da ben diciannove giorni consecutivi e, secondo fonti mediche locali, è di 975 palestinesi uccisi e 4.400 feriti. Le vittime civili sono moltissime e circa quattrocento dei morti erano donne o bambini. In campo israeliano le vittime restano sempre tredici dal 27 dicembre scorso.


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