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A Gaza crimini di guerra

Autore: . Data: mercoledì, 7 gennaio 2009Commenti (0)

L’operazione ‘Piombo Fuso’ sta assumendo contorni drammatici. Israele non risparmia i civili inermi.

Continua l’aggressione israeliana a Gaza, mentre i Media italiani parlano di una tregua umanitaria di tre ore e della concessione di permessi per la distibuzione di aiuti umanitari per la popolazione.

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Secondo fonti di agenza, Israele avrebbe accolto la richiesta della comunità internazionale di lasciare aperti corridoi umanitari nella Striscia di Gaza e per questo dovrebbe sospendere i bombardamenti per tre ore al giorno a partire da oggi. La portavoce di Tsahal (l’esercito), Avital Liebovich, ha detto: “tra le 13 e le 16 locali (le 13 e le 15 in Italia)”. Tuttavia, in passato ed in situazioni analoghe, qualunque motivo è stato addotto dalle autorità militari israeliane per interrompere tregue.

A testimonianza del’atteggiamento di Tsahal, il quotidiano “The Jordan Times’ informa che Israele non ha autorizzato l’ingresso nella Striscia di Gaza ad un camion giordano che trasportava materiale sanitario. L’organizzazione Jhco (Jordan Hashemite Charity Organisation) ha reso noto che le autorità di Tel Aviv hanno bloccato l’ingresso nei territori palestinesi a un camion con 2000 sacche di sangue.

La cosa non deve sorprendere, perchè Israele abitualmente ostacola durante le sue oerazioni il lavoro dei medici. L’organizzazione per i dritti cvili istaeliana B’Tselem, riferendosi alla situazione della famiglia a-Samuni, bloccata nella propria abitazione con morti e feriti e senza la possibilità di essere soccorsa, ha rilasciato un comuicato nel quale “chiede ai militari di consentire immediatamente alle ambulanze di raggiungere l’area al fine di evacuare i feriti ei morti” ed aggounto che “l’esercito deve inoltre consentire ai restanti membri della famiglia a-Samuni di lasciare il posto”.

Ieri era stata colpita una scuola gestita da un’agenzia delle Nazioni Unite e almeno trenta civili erano stati uccisi e 55 feriti. L’edificio era stato segnalato dall’Onu all’esercito, mediante la descrizione delle coordinate Gps, ed era affollata da centinaia di rifugiati. Tsahal si è giustificato sostenendo di essere stato attaccato da non meglio precisati uomini di Hamas presenti dell’istituto scolastico, ma è stato smentito, mentre un dirigente di una organizzazione umanitaria danese ha detto: “Prendono di mira direttamente obiettivi umanitari”.

Le testimonianze sulle atrocità compiute contro la popolazione civile dalle Idf israeliane ormai sono numerose, ma vengono minimzzate dalla stampa italiana, perchè il sostegno politico alle tesi di Tel Aviv sembra prevalere sulla difesa dei diritti umani. Inoltre non ci sono giornalisti indipendenti nell’area perchè Tsahal ne impedisce l’accesso, oscurando l’informazione.

Criticare il comportamento del governo Olmert e la sua strategia non significa in nessun modo assumere atteggiamenti antisemiti, come suggeriscono alcuni commentatori, tanto che proprio in Israele sono molto attivi movimenti che si oppongono all’invasione, denunciano quotidiamente le violazioni, ma che non vengono quasi mai citati nei resoconti in Italia.

Sul piano diplomatico, oltre la propaganda, il quadro è desolante. L’Unione europea è divisa, l’Onu bloccata dai veti espliciti ed impliciti degli Stati Uniti (che sostengono l’operazione Piombo Fuso), la missione del presidente francese Sarkosy al Cairo non riesce ad imporre un cessate il fu ed appare chiaro che Tel Aviv non ha alcuna intenzione di sospendere le attività militari prima di aver raggiunto i suoi obiettivi, per altro incomprensibili, ma alcuni indicati nel voler “distruggere Hamas”.

Il radicamento di Hamas tra la popolazione palestinese nella Striscia di Gaza è, indipendentemente dal giudizio che se ne può dare, molto profondo, perchè da anni l’organizzazione si impegna (in una situazione di crisi umanitaria permanente) nel dare aiuto e sostegno ai cittadini. La crisi politica e morale dell’Autorità nazionale palestinese, guidata da Abu Mazen, non è in grado di bilanciare l’autorevolezza della formazione islamica.

In questo quadro qualunque avventurosa analisi politico-diplomatica, ricostruita da giornalisti a caccia di ‘novità’, risulta come un indiretto sostegno ad un’azione militare che, al di là di ogni ragionevole dubbio, sta producendo crimini di guerra.

Non si vede dove possa portare ‘Piombo Fuso’, poichè una violenza di queste dimensioni produrrà ulteriore sostegno ad Hamas. Tel Aviv intende la poltica estera come un equilibrio nel quale si ‘tratta’ solo con interlocutori ‘graditi’ e, a questo proposito, si ricordi l’isolamento fisico alla quale fu sottoposto il leader dell’Olp, Yasser Arafat, fino alla sua morte nel 2004.

Non resta che aspettare quindi il punto di rottura tra le pressioni internazionali (blande) e il raggiungimento per Israele di alcuni obiettivi militari: solo allora l’aggressione si fermerà. Questo potrebbe avvenire in qualunque momento, ma in seguito sarà  decisivo vedere, dopo il 20 gennaio, quale atteggiamento assumeranno il nuovo presidente americano Barak Obama e il suo segretario di Stato, Hillary Clinton. Si deve sapere che Israele non possiede un’economia autosufficiente, ma è in larga misura ‘sovvenzionato’ da Washington, in particolare per quanto riguarda le spese militari. Le classifiche sono sempre difficili da fare quando si parla di forze militari, ma Tel Aviv dispone, secondo alcuni esperti, del quarto più forte esercito al mondo e di armamenti nucleari, per cui risultano fuori luogo le consderazioni di chi vede in pericolo l’integrità territoriale dello Stato ebraico.

Ad ora il bilancio delle vittime nella Strisia di Gaza è, secondo fonti sanitarie, è di oltre 600 vittime accertate, tra le quali i soli bambini potrebbero essere un centinaio.

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