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Un libro racconta Napoli

Autore: . Data: mercoledì, 24 dicembre 2008Commenti (0)

Senza possiblità di riscatto

“Qual è la ragione per cui gli uomini e le istituzioni non abbiano avuto in passato in alcun conto la cura di questa città e anche ora, di giorno in giorno, sempre più la rifiutino?”. È la domanda che si pone, e rivolge alle classi dirigenti e alla cosiddetta società civile, Amedeo Passaro, nel suo libro ‘Ecce Neapolis-Note sulla decadenza di una metropoli’ (edizioni Graus), in cui si racconta una Napoli irrimediabilmente arretrata, per la quale sembra lontana ogni forma di riscatto.

Oltre a essere un saggio storico, il lavoro di Passaro (avvocato cassazionista con alle spalle un’esperienza di docente di Filosofia), costituisce una sorta di requisitoria implacabile ed icastica contro tutte le componenti sociali della città. Passaro analizza gli avvenimenti che in cinque secoli di storia napoletana hanno comportato “la lenta ma poderosa ascesa della plebe che, particolarmente dal dopoguerra ad oggi, ha acquisito coscienza del ruolo dominante nel controllo della città”.

Con metodo storiografico e continui richiami al presente, Passaro cerca le motivazioni della “sopraffazione e della recente complicità delle componenti sociali borghesi, responsabili dell’irreversibile degrado”. Il percorso storico è ricco di avvenimenti che sono interpretati in modo nuovo. Le rivolte contro il Tribunale dell’Inquisizione ed i Vicerè spagnoli, la peste del 1656 che procurò 500.000 morti e l’analisi del comportamento dei 90.000 plebei sopravvissuti che si sostituirono ai componenti della defunta classe dirigente, gli eventi del 1799, la conquista del regno da parte di Garibaldi, l’accaparramento dei lavori pubblici per il risanamento urbano susseguente al colera del 1884, le quattro giornate del 1943.

E ancora: il dopoguerra, Achille Lauro, il terremoto del novembre 1980 e la collusione fra la camorra, i politici e le istituzioni cittadine alla fine degli anni Ottanta “allorché – dice Passaro – il governo De Mita era composto da 17 ministri meridionali su 25, il coraggioso lavoro dei P.M. sulla collusione tra potere politico, camorra, istituzioni ed imprese edilizie italiane”.

Viene evidenziato il ruolo della camorra per l’unità italiana del 1860 e per lo sbarco delle truppe americane nella seconda guerra mondiale. Interessante la dovizia di notizie sul sistema di corruzioni dopo il terremoto del novembre 1980. La storia è narrata come un romanzo in cui, per rendere piacevole la lettura storica, l’autore indugia su argomenti interessanti quali i conservatori musicali dei castrati, il gioco delle carte, la prostituzione, la scuola, i disoccupati napoletani, i no-global, gli avvocati e le donne. Passaro prende atto che la città ha perduto la propria identità e che i napoletani perbene non reagiscono più a nulla in quanto sono rassegnati; la malavita imperversa nonostante la presenza costante ed inutile dei militari.

Le conclusioni, tenuto conto dei presupposti, sono assai amare.

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