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Scoperta: in Italia si vive male

Autore: . Data: martedì, 9 dicembre 2008Commenti (0)

L’Italia felice di Berlusconi è diversa da come viene raccontata. Una indagine di ItaliaOggi disegna uno scenario grigio e minaccioso.

Il ‘Rapporto sulla qualità della vita’ di Italia Oggi, realizzato da Augusto Merlini e Alessandro Polli del dipartimento di Teoria economica e metodi quantitativi per le scelte politiche dell’Università La Sapienza di Roma ha sollevato un coperchio che il centro-destra tiene ben pressato sulla pentola d’acqua bollente Italia.

La ricerca è basata su parametri precisi: affari, lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, servizi, tempo libero e tenore di vita ed evidenzia un netto peggioramento della qualità della vita nelle province italiane. In particolare nell’area del nord ovest dove la situazione appare crollata da un anno all’altro. Insomma quella zona del Paese che dovrebbe essere il fiore all’occhiello per il centro-destra.  La Toscana, il Trentino Alto Adige e l’Emilia Romagna sono le regioni dove di vive meglio, tutte governate dal centro-sinistra.

Classifiche a parte  il dato chiaro è che dal 2007 al 2008 la qualità della vita nelle città italiane è decisamente peggiorata.

Quest’anno sone ben 55 su 103 province in cui la qualità della vita è risultata ‘scarsa’ o ‘insufficiente’, il peggiore dato degli ultimi 6 anni. A fronte di una sostanziale stabilità della situazione nel nord est, centro e Mezzogiorno, assistiamo ad un vero e proprio crollo del nord ovest dove ben 12 province, contro le 3 dello scorso anno, sono state giudicate ‘scarse’ o ‘insufficienti’.

La qualità dell vita è invece ‘buona’ o ‘sufficiente’ in gran parte delle province dell’arco alpino centrale e orientale, della pianura padana e dell’appennino tosco emiliano, con propagazioni ormai consolidate verso Toscana e Marche. Tra le prime 22 posizioni, troviamo solo 4 province del nord ovest (Cuneo, Aosta, Mantova e Sondrio), 14 province del nord est (Trento e Bolzano rispettivamente seconda e terza classificata, tutte le province venete ad eccezione di Treviso e Venezia, più tutte le province dell’Emilia Romagna ad eccezione di Piacenza e Rimini) e 4 province dell’Italia centrale (Siena, Firenze e Grosseto in Toscana, Perugia in Umbria). La maglia nera nella classifica spetta invece ad Agrigento, preceduta da altre due province del Mezzogiorno, Enna e Napoli.

Per quanto riguarda i centri urbani, si registra un lieve peggioramento nelle città dell’Italia settentrionale, un netto miglioramento per Roma e una situazione essenzialmente statica per Napoli. Torino cede 12 posizioni e scivola al 50° posto nella classifica generale, evidenziando del resto una debolezza che caratterizza tutto il nord ovest. Milano si attesta sulle stesse posizioni dello scorso anno, passando dal 29° al 31° posto, mentre Roma guadagna ben 29 posizioni in classifica e passa dal 58° al 29° posto. Napoli, infine, si mantiene su posizioni di coda, passando dal 102° al 101° posto.

I numeri, naturalmente non dicono tutto. Ma impressiona il fatto che, di fronte ad una situazione del genere e ad un malessere diffuso, la propaganda del governo Berlusconi continui nel ritornello del ‘tutto va bene’, fino a ‘consigliare’ i cittadini a “spendere e consumare” per “aiutare l’economia”. Alla comunicazione del Cavaliere segue il coro di gran parte dei media, con il risultato di confondere profondamente la percezione della realtà.

Il Paese, in una situazione di questo genere, continua ad affondare in una confusione generalizzata. Mentre l’opposizione non riesce a presentare un modello alternativo credibile.

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