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Rifiuti: un problema nazionale

Autore: . Data: giovedì, 11 dicembre 2008Commenti (0)

Anche al Nord discarche ‘abusive

Oltre 200 agenti del Corpo Forestale dello Stato hanno compiuto ieri un’operazione contro il traffico illecito di rifiuti in Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. Il lavoro dei forestali ha portato al’arresto di otto persone, cinque recluse in carcere e tre poste ai domiciliari, le perquisizioni sono state oltre 40. Insomma, la spazzatura non è solo un problema campano.

Al centro dell’indagine, voluta dalla Procura della Repubblica di Trento, un traffico illecito di rifiuti speciali, anche di origine industriale, che aveva come punto finale di smaltimento abusivo l’ex cava Monte Zaccon di Marter.

In realtà nell’area di ripristino ambientale oggetto dello smaltimento illecito, una cava situata in Trentino nel Comune di Roncegno Terme (Tn), era stata autorizzata dalla Provincia di Trento soltanto un’attività di recupero ambientale mediante l’utilizzo di rifiuti inerti, cioè non pericolosi e quindi idonei al riempimento della cava per il ripristino del paesaggio.

Invece, in quasi totale assenza di controlli da parte della pubblica amministrazione, la cava è stata riempita con rifiuti non trattati e anche pericolosi.

Coinvolti nell’Operazione Tridentum, così è stata chiamata dagli inquirenti, imprenditori del settore, intermediari nel ciclo dello smaltimento dei rifiuti e il titolare di un laboratorio d’analisi che certificava falsamente come idonei rifiuti in realtà non conformi e pericolosi.

Al vaglio degli investigatori anche diversi uffici della pubblica amministrazione. I Forestali hanno inoltre posto sotto sequestro il laboratorio d’analisi e il sito ove confluivano i rifiuti. Attraverso i falsi certificati d’analisi è stato possibile smaltire illecitamente, da marzo 2008 a oggi, circa 123mila tonnellate di rifiuti, anche pericolosi, provenienti soprattutto da acciaierie, cartiere, stoccaggi di limi di marmo e cantieri di bonifica.

Un vasto traffico che ha fruttato un profitto di circa un milione di euro. Le indagini erano state avviate nel gennaio di quest’anno. L’emergenza rifiuti e la complicità di settori della pubbliche ammnistrazioni, probabilmente non circoscritta ai soli casi attualmente noti, dovrebero imporre maggiori controllo sulla corruzione in Italia.

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