Novità per i romanì
In arrivo dal Campidoglio
Un permesso di soggiorno rinnovabile (che può essere revocato), l’obbligo di mandare i bimbi a scuola, di pagare le utenze e di rispettare una sorta di carta dei doveri da sottoscrivere. Sono le novità che il Campidoglio sta studiando per regolamentare la presenza dei nomadi nei campi della capitale.
Campi che avranno un presidio di vigilanza e uno socio-educativo-sanitario per garantire le vaccinazioni, la scolarizzazione e i percorsi di integrazione. È il ‘programmino’ del Comune di Roma che ha stilato un regolamento che passerà al vaglio della Giunta e del Consiglio comunale. Si tratta di linee guida emerse ieri da un incontro tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno con i presidenti dei municipi, il direttore dell’ufficio extradipartimentale per la sicurezza urbana Mario Mori e l’assessore comunale alle Politiche Sociali Sveva Belviso.
Tutto ciò in attesa delle nuove aree da individuare e dei posto in cui destinare sei campi romanì nella capitale. Aree, gran parte al confine con l’hinterland, che saranno indicate dal Campidoglio il 22 gennaio prossimo dopo un confronto con i municipi. In queste zone andranno campi in procinto di traslocare, tra questi il Casilino 900, il più grande d’Europa.
Con i nuovi insediamenti, dice Alemanno, arriveranno anche le espulsioni “di tutti coloro che sono fuori dalla legalità ”. Cosa si intende per legalità quando si parla di romanì non è mai chiaro e quindi diventa facile accusarli di aver violato qualsiasi regola. Allo studio anche l’inserimento di telecamere a circuito chiuso all’interno delle aree per garantire maggiore sicurezza. Naturalmente Alemanno ‘dimentica’ che la maggior parte, quasi l’80 per cento, dei romanì sono di nazionalità italiana e che comunque i cosiddetti nomadi sono stanziali nella stragrande maggioranza dei casi.
“Il nostro obiettivo – ha spiegato Alemanno – è quello di ridurre il numero dei nomadi all’interno della regione creando condizioni di vivibilità e integrazione per tutti quelli che rimangono, avendo cura di non creare disagio alle popolazioni facendo in modo che i campi siano distanti dai centri abitati”. Per favorire l’integrazione, è stato detto nella circostanza, nascerà un Comitato Consultivo formato da assessori comunali, un rappresentante dell’ufficio extradipartimentale di coordinamento per le politiche della sicurezza, dal presidente del municipio relativo all’area del campo, dalla Asl del territorio e dai coordinatori dei presidi dei singoli campi.
Ed in ogni insediamento ci sarà un piccolo parlamentino, ovvero il ‘Comitato Villaggio’ che avrà il compito di agevolare un costruttivo rapporto tra l’amministrazione comunale e la popolazione del campo. Detto così sembra una buona idea. Ma tra il desiderio sfrenato di schedare i romanì prendendo anche ai bambini le impronte dgitali e la nascita del ‘parlamentino’ potrebbe passarci anche il mare. E speriamo che non sia agitato.


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