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l’Italia non paga l’Iva

Autore: . Data: lunedì, 15 dicembre 2008Commenti (0)

Bacchettati dalla Ue

Nuova condanna dell’Italia davanti alla Corte di giustizia Ue del Lussemburgo per il condono dell’Iva. Questa volta ad essere bocciato è stato il provvedimento previsto dalla Finanziaria 2004, dopo che i giudici avevano già ritenuto contrario alle norme europee quello varato con la legge dell’anno precedente.

La sentenza emessa ieri, prende infatti in esame l’estensione del condono fiscale all’intero 2002 con la rinuncia all’accertamento delle operazioni imponibili.

Il provvedimento è stato previsto dalla legge finanziaria 2004, dopo che quella per il 2003 aveva già dato la possibilità a tutti i soggetti passivi di presentare una dichiarazione integrativa per rettificare le dichiarazioni dell’Iva già presentate nei periodi tra il 1998 e il 2001, ed aderire così al cosiddetto condono tombale.

Ai giudici del Lussemburgo, anche questa seconda volta, è ricorsa la Commissione europea che ha fatto riferimento agli stessi argomenti adoperati nel luglio scorso, in occasione della prima bocciatura del condono davanti alla Corte: “Uno Stato membro non ha il potere di semplificare le modalità di riscossione dell’Iva fino al punto di mettere in pericolo o addirittura escludere dalla stessa applicazione dell’imposta un’intera categoria”.

La Corte, hanno osservato oggi i giudici, ha già constatato che l’Italia con la “rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili nel corso di una serie di periodi d’imposta è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in virtù della sesta direttiva sull’Iva”.

In questo caso, si precisa, “è pacifico che quanto disposto per gli anni 1998-2001 viene esteso anche al 2002. La Repubblica italiana – sentenzia la Corte – è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza delle disposizioni” della norma Ue del 28 novembre 2006 relativa al sistema comune d’imposta del valore aggiunto che ha rivisto la sesta direttiva Iva.

Di recente l’Italia è finita ancora nel mirino dell’esecutivo Ue sempre per l’imposta sul valore aggiunto. In novembre Bruxelles ha infatti inviato a Roma due pareri motivati, seconda fase della procedura d’infrazione, per la mancata notifica delle misure di recepimento di due direttive, una tesa a contrastare la frode e l’altra è proprio quella del novembre 2006 che riformula la sesta direttiva, riformando il quadro comunitario dell’imposta sul valore aggiunto.


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